Venerdì, 26 Febbraio 2016 08:45

Morto Scalia non se ne farà un altro

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Sono lontani i tempi del 98 a 0. Tempi in cui lintero Senato - repubblicani e democratici insieme senza colpo ferire - procedette alla conferma di Antonin Scalia per il seggio vacante
alla Corte Suprema.

Era il luglio 1986 e il regno di Ronald Reagan era al massimo del suo splendore. Persino lallora senatore del Delaware Joe Biden, futuro vicepresidente, diede il suo favore a Scalia, primo italo americano a varcare la soglia della Corte.

Un tale plebiscito fu da qualche maligno imputato alla peculiare provenienza del nominato mentre da altri, e pi realisticamente, allestenuante dibattito che quello stesso giorno aveva prodotto una frattura in Senato dovuta alla promozione interna del gi giudice William Rehnquist quale Chief Justice della Corte. Quel vasto consenso produsse, tuttavia, quello che si sarebbe rivelato come il seggio pi divisivo in seno allorgano giurisdizionale.

Il textualism dellultra conservatore
Divisivo, ma al contempo brillante, nel divenire presto la stella polare del fronte conservatore a lungo maggioritario in Corte, Scalia ha serrato i ranghi di una stretta interpretazione testuale della Costituzione a stelle e strisce che tenesse il testo fondante della democrazia Usa al riparo dal judicial activisme la determinazione politica del legislatore dalle incursioni dei togati.

Proprio Nino Scalia - morto improvvisamente in un ranch texano a met febbraio - ha contribuito in maniera decisiva a orientare il dibattito sui canoni ermeneutici, sposando la tesi della deferenza verso il processo politico odierno e, soprattutto, nei riguardi della formulazione testuale della Costituzione: un approccio storico che rifugge ogni creativit giurisprudenziale e, in misura massima, sposa il rifiuto dellaggiornamento delle letture della Carta fondamentale secondo i mutati contesti socio-politici e sensibilit collettive.

Oggi a decidere in nome di 320 milioni di americani dalla East alla West Coast la maggioranza dei nove giuristi della Corte Suprema, facendo massima applicazione del potere che essa richiama per s: il potere di creare nuove libert che la Costituzione e i suoi emendamenti neppure menzionano.

questo didascalico estratto dalla dissenting opinion nella sentenza del 2015 sui matrimoni omosessuali solo un assaggio del rigido argomentare di Scalia, prolifico estensore di opinioni dissenzienti, il mezzo a disposizione dei Justices per far pubblicamente valere un diverso inquadramento giuridico della questione o un orientamento minoritario, cos tuttavia destinato a ispirare futuri mutamenti nella giurisprudenza della Corte.

Ladvice and consent del Senato repubblicano
Con la scomparsa di Scalia, la fazione tradizionalista si trova quantomeno spaesata, se non orfana, e in sostanziale pareggio con lun tempo sguarnita pattuglia liberal (4-4); senza contare che il presidente John Roberts, nominato da Bush junior e stella nascente dei conservatori, si pi volte trovato a spostare la bilancia verso sinistra, come accaduto lestate scorsa con il via libera alla riforma sanitaria varata dal presidente Barack Obama.

Per ristorare il plenum la palla passa ora al presidente che per Costituzione nomina i giudici supremi secondo laggravata procedura delladvice and consent: un passaggio di compromesso per tutelare un maturo balance of power a livello federale.

Dopo laudizione del prescelto dalla Casa Bianca, infatti, i senatori devono votarne la nomina alla Corte: una contingenza politica, spesso figlia anche di mutamenti di mid-term, che si traduce in un impatto di potenziale lunga durata sulla politica del diritto statunitense, essendo i giudici eletti a vita (ma possono volontariamente lasciare il seggio).

Da quando i democratici ne hanno perso il controllo, lopposizione del Senato repubblicano ai provvedimenti dellamministrazione Obama che richiedono un lasciapassare della Camera Alta del Congresso divenuta sistematica.

Non da ultimo, a stretto giro dalla morte di Scalia, giunta la ferma intenzione di non avallare in alcun modo il nome che Obama ha gi annunziato far, bloccando la procedura di sostituzione per poco meno di un anno.

Di fronte a una Corte appesa, la parit nei voti non si risolverebbe - come invece accade in Italia, ad esempio - attribuendo maggior peso al voto del presidente dellorgano, ma di fatto mantenendo lo stato dellarte, confermando, nellesercizio dellappellate jurisdiction, la decisione delle corti federali di grado inferiore.

GOP e democratici allo scontro frontale?
Lanatra zoppa ch il presidente nellultimo anno di mandato non pu e non deve influenzare ulteriormente la composizione della Corte. questa la tesi dei repubblicani, che puntano allo scontro frontale: la parola spetterebbe al prossimo presidente (ma Bush senior scelse Clarence Thomas a dodici mesi dal voto che poi port Bill Clinton a Washington).

The winner takes it all, insomma: il seggio vacante entra cos a gamba tesa nella campagna elettorale. Pu esserci anche dellaltro: perch la prassi costituzionale imporrebbe al presidente un esercizio prudente del potere di nomina per far s che il consesso rappresenti il pi possibile la societ americana.

Il presidente, che ha sinora nominato come giudici due giuriste dal pedigree obamiano - Sonia Sotomayor (prima ispanica) e Elena Kagan - ha ben presente questa cornice. E i commentatori dubitano intenda forzare la mano con unaltra personalit marcatamente liberal, avendo gi in passato, daltronde, riposto fiducia in repubblicani eterodossi (su tutti, lex segretario alla Difesa Chuck Hagel).

Il nome, insomma, arriver, e sar verosimilmente un guanto di sfida lanciato alla maggioranza conservatrice: un moderato ragionevole che ha gi ottenuto in altre occasione il via libera del partito o persino un nome interno allo stesso GOP.

Brian Sandoval, atipico governatore repubblicano del Nevada, era in cima alla lista, ma si gi chiamato fuori dalla corsa; resta ottimo invece il piazzamento di Sri Srinivasan che - per lantica predilezione della Corte per i primati - diverrebbe il primo Justice indo-americano e induista.

Ted Cruz lo ha definito un amico di lunga data, ma non baster questo per assegnare il seggio che fu di Scalia a un altro campione dellultraconservatorismo, come invece chiede a gran voce Donald Trump. Morto Scalia non se ne far un altro.

Gabriele Rosana giornalista pubblicista, assistente alla comunicazione dello IAI.

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