Venerdì, 26 Febbraio 2016 08:45

<div>L'azzardo di Cameron e l'imperscrutabile riforma dell'Ue</div>

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Non sar facile per David Cameron convincere gli inglesi che, in caso di vittoria dei s al referendum del 23 giugno, il Regno Unito farebbe parte di unUnione europea, Ue, riformata, come
ha ripetutamente sostenuto in questi giorni. Si fa infatti molta fatica a trovare traccia di effettive misure di riforma nellaccordo raggiunto a Bruxelles.

C chi aveva dato credito allafflato riformatore di Cameron, sperando che il negoziato per evitare la Brexit potesse almeno dare impulso ad alcuni utili cambiamenti al modus operandi dellUe. Ma gi le concrete richieste avanzate da Cameron il 10 novembre scorso, tutte incentrate su preoccupazioni e interessi tipicamente britannici, avevano spento ogni illusione.

La foglia di fico della riforma
Larga parte di quelle richieste sono state recepite nella Decisione assunta dal Consiglio Europeo il 19 febbraio. positivo che si sia trovato un compromesso, evitando rotture traumatiche e potenzialmente destabilizzanti, ma da qui a dire che si cos aperta una qualche apprezzabile prospettiva di riforma dellUe ce ne corre.

Al Vertice anzi emerso plasticamente lo iato tra le questioni, di portata tutto sommato limitata, su cui si laboriosamente negoziato con Londra, e i paralleli tentativi di trovare una soluzione a problematiche di urgenza estrema - a partire dalla crisi migratoria- che stanno rimettendo in causa la stessa ragion dessere dellUe. Di qui anche latmosfera un po surreale dellincontro.

La Decisione del Consiglio Europeo include, a dire il vero, una sezione, quella sulla competitivit, dedicata a un aspetto cruciale della riforma dellUe, ma si tratta della parte pi debole del documento, essendo del tutto priva di efficacia cogente.

I 28 si sono infatti limitati a reiterare in una Dichiarazione limpegno alla semplificazione burocratica e legislativa - peraltro parte integrante del programma della Commissione Europea - senza offrire nuove indicazioni o strumenti per il superamento degli ostacoli politici e tecnici che ne hanno finora frenato lattuazione.

Integrazione differenziata
In realt, quando Cameron parla di Unione riformata, sembra aver in mente soprattutto la sezione del documento sulla sovranit che sancisce, fra laltro, lo status speciale del Regno Unito allinterno dellUe, con i suoi vari opt-outs, esentando Londra dallimpegno a realizzare ununione sempre pi stretta, e riconosce la possibilit che i paesi membri seguano differenti percorsi dintegrazione.

Questultimo punto non una grande innovazione: gi nelle conclusioni dellincontro del 26-27 giugno 2014 il Consiglio Europeo aveva esplicitamente ammesso la possibilit di unintegrazione differenziata, sminuendo la portata della clausola della unione sempre pi stretta. Cameron pu per legittimamente sostenere che questa volta il principio della differenziazione stata formulato in modo pi netto.

Un contributo alla chiarezza, se si vuole, ma resta da capire se e come una progressiva differenziazione - ammesso che questo sia il destino dellUe - sia compatibile con il mantenimento di un quadro istituzionale coerente. Anche perch il documento approvato al vertice sottolinea al contempo la necessit che, in ossequio ai trattati, si sviluppi ulteriormente il processo di integrazione delleurozona. Le nuove forme di governance da adottare per unUnione a integrazione differenziata restano un nodo ancora tutto da sciogliere. Tuttavia, si pu sostenere che laccordo del 19 febbraio contribuisce a dare maggiore risalto alla questione.

Mossa difensiva
Quanto allo status speciale per il Regno Unito, si tratta di una mossa difensiva che ha ben poco a vedere con la riforma dellUe. Lobiettivo dichiarato di Londra di proteggersi dalla prospettiva di unulteriore integrazione politica, mettendo al sicuro i suoi residui poteri sovrani. Molti dubitano per che lesenzione dalla clausola dellUnione pi stretta serva davvero allo scopo. Sarebbe peraltro incorporata nei trattati solo in occasione della loro prossima revisione, cio in un futuro imprecisato.

Molto pi significativa e concreta la parte della Decisione che mira a salvaguardare gli interessi e i diritti dei Paesi che non fanno parte delleurozona, evitando discriminazioni, ma anche escludendo ogni potere di blocco da parte dei non-euro su ulteriori progressi nellambito dellUnione economica e monetaria. Su questo aspetto si , in effetti, raggiunto un apprezzabile punto di equilibrio fra opposte esigenze.

Laccordo non prevede in ogni caso alcun rimpatrio di poteri da Bruxelles - men che meno il ripristino della supremazia delle leggi nazionali su quelle comunitarie - con grande scorno degli euroscettici, almeno di quelli che si erano fatti delle illusioni, e che ora accusano Cameron, non del tutto infondatamente, di aver tradito le promesse elettorali.

Daltronde, non mai stata formulata, neanche da parte dei tories, unindicazione precisa sui poteri che Londra dovrebbe riprendersi. Siamo insomma lontani da quel cambiamento fondamentale nelle relazioni tra Regno Unito e Ue che Cameron aveva baldanzosamente prospettato.

Incognite
Laccordo stato presentato dai 28 come legalmente vincolante e perfettamente compatibile con i trattati, ma restano alcune incognite sulla sua attuazione che verranno inevitabilmente rinfacciate a Cameron durante la campagna referendaria. Due soprattutto.

Per entrare in vigore, alcune disposizioni, in particolare quelle che limitano laccesso dei lavoratori migranti Ue alle prestazioni sociali disposizioni che saranno al centro della campagna referendaria, ma che non saranno forse sufficienti a dimostrare un effettivo alleggerimento della pressione migratoria- richiedono modifiche alla legislazione secondaria.

Queste ultime dipendono dallassenso del Parlamento europeo che non si pu dare per scontato. Inoltre, probabile che scatterebbero alcuni ricorsi alla Corte di giustizia europea che, come paventato, fra gli altri, dal ministro della Giustizia, Michael Gove, uno dei membri del gabinetto Cameron favorevole alla Brexit, potrebbe trovare alcune delle nuove norme in contrasto con i trattati (in particolare con il principio di non discriminazione e con quello della libera circolazione delle persone). Gi adesso, daltronde, la disputa politica sintreccia con quella legale.

Cameron inedito
Largomento dellUnione riformata grazie allaccordo appare dunque quanto meno stiracchiato. Ed perci prevedibile che alla fine non sar su quello che Cameron far leva per conquistare gli indecisi. Ben altra presa potr avere levocazione del salto nel buio in caso di Brexit a cui infatti il premier britannico sta ricorrendo con crescente intensit.

Cameron si sta in realt gi impegnando in una campagna positiva volta a sottolineare i vantaggi della permanenza nellUe. Di pi: si lanciato in uninedita denuncia della illusione della sovranit in caso di Brexit, il che equivale a una sorprendente riabilitazione della sovranit condivisa. Resta da vedere come verr accolto dallelettorato questo drastico cambiamento di retorica politica dopo anni in cui i leader conservatori, e non solo, hanno condotto una sistematica denigrazione dellUe.

Ettore Greco direttore dellIstituto Affari Internazionali (IAI).

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