Giovedì, 25 Febbraio 2016 17:20

Libia: più vicini a un intervento internazionale. Quali le opportunità? Quali le incognite?

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L'Italia è pronta per una missione militare di supporto in Libia nel momento in cui le autorità libiche dovessero avanzare la richiesta. Secondo quanto emerso dalla riunione del Consiglio supremo di

Difesa, presieduto dal capo dello Stato e riunitosi ieri, il contingente italiano sarà modesto con il compito essenzialmente di addestrare le forze locali e sorvegliare siti sensibili come ambasciate e palazzi istituzionali. La decisione è giunta al termine di una settimana durante la quale sono aumentate le pressioni internazionali per un intervento nel paese nordafricano con gli Stati Uniti che hanno già avviato alcuni raid mirati e  la Francia che pare condurre una campagna silenziosa affidandosi alle forze speciali.

 

Il raggiungimento di un accordo politico tra le fazione per la creazione di un esecutivo nazionale era considerato un prerequisito fondamentale per ogni intervento militare nel paese. Tuttavia, come affermano Arturo Varvelli, ISPI, e Karim Mezran, Atlantic Council, nel loro commentary, le recenti incursioni in territorio libico, incluse le missioni dei droni americani partiti dalla base di Sigonella, e le dichiarazioni piuttosto bellicose di alcune diplomazie occidentali sembrano segnalare un cambio di rotta. L'Occidente pare infatti voler accelerare nella lotta anti-terrorismo anche in assenza di una richiesta formale da parte di un governo libico legittimo.

Tuttavia, avvertono i ricercatori, ogni intervento armato straniero senza l'approvazione, se non la richiesta diretta, di un governo libico legittimo potrebbe mettere a repentaglio le fragili speranze per il raggiungimento della pace in un paese ancora dilaniato da lotte interne. Tali attacchi potrebbe infatti incoraggiare i diversi gruppi islamisti a fondersi sotto la bandiera ISIS.

I ricercatori sostengono quindi che una efficace politica anti-terroristica richieda un processo politico basato sull'inclusione e su attività volte alla facilitazione del processo di nation-building. Sarebbe invece opportuno pensare a un intervento che possa supportare sin dalle prime fasi l’eventuale nuovo governo, evitando di lasciarlo esposto alle minacce di milizie avverse al processo di riconciliazione o a gruppi radicali. 

Secondo l’analista Claudio Bertolotti, oltre al riconoscimento di un governo nazionale, sono quattro le incognite che potrebbero influire sull’intervento in Libia: le decisioni del generale Khalifa Haftar (capo delle forze armate di Tobruk) e dei suoi supporter esterni (Egitto e Francia in primo luogo),  la reazione e presa di posizione delle milizie collegate ai due governi (in particolare le milizie della Tripolitania), le decisioni unilaterali degli attori esterni e assenza di coordinamento per la condotta di operazioni su territorio libico e la capacità di reazione di ISIS e di altri movimenti jihadisti del Sahel, del Nord Africa e di Boko-Haram.

Nel caso di un intervento internazionale, il  coinvolgimento diretto di paesi dell'area  che sono potenzialmente a rischio di attenzione da parte del “nuovo terrorismo insurrezionale” - continua Bertolotti -  può essere svantaggioso per questi. Il riferimento va alla Tunisia ma anche all’Algeria e all’Egitto.

Inoltre, conclude Bertolotti, prima di qualunque intervento militare è necessario valutare bene diversi elementi, tra i quali: l’obiettivo da raggiungere con la missione, contrariamente a quanto avvenuto per le guerre in Afghanistan e in Iraq, l’affidabilità e la qualità del contingente impiegato, la strategia comunicativa da adottare per far accettare dall’opinione pubblica l’idea della partecipazione - anche italiana - a una missione pericolosa e di lunga durata e la valutazione del rischio di azioni terroristiche sul proprio territorio.

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1 commento

  • Link al commento DorothyAffexUY Martedì, 18 Luglio 2017 21:05 inviato da DorothyAffexUY

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