Giovedì, 25 Febbraio 2016 16:18

L’Italia e i mari contesi

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I mari attorno all’Italia non sono tornati al centro del dibattito soltanto per le rotte dei migranti che sbarcano sulle nostre coste, ma anche per questioni di frontiera e di

pesca.

A riportare l’attenzione sui confini marittimi è stato un accordo firmato a Caen il 21 marzo 2015 tra i ministri degli Esteri italiano e francese Paolo Gentiloni e Laurent Fabius. Il documento traccia la linea di demarcazione tra i mari territoriali, le piattaforme continentali e le acque sotto la giurisdizione di Italia e Francia.


L’accordo è frutto di un negoziato quasi decennale, iniziato nel dicembre 2006 dal governo Prodi con la controparte francese all’epoca guidata da Dominique de Villepin. Per fissare il confine sono state impiegate le disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (meglio nota come “convenzione di Montego Bay”) del 1982 e ci si è basati su una precedente intesa bilaterale del 1986 sulle bocche di Bonifacio (linea bianca nella carta).


Il trattato è stato nel frattempo ratificato dal parlamento di Parigi, ma non da quello di Roma. Da qui nasce l’incertezza sulla sua applicazione. In virtù del documento, alcune zone “passerebbero” sotto la giurisdizione francese, come un braccio di mare a est della Corsica o la Fossa del Cimitero, al largo di Ventimiglia – un’area particolarmente pescosa, soprattutto per il pregiato gambero rosso del Mar Ligure.


A inizio 2016, le autorità francesi hanno iniziato ad applicare rigidamente l’accordo, arrivando a trattenere il peschereccio sanremese Mina per aver pescato oltreconfine. L’imbarcazione è poi stata rilasciata con tanto di scuse ufficiali, visto che il trattato non è ancora in vigore, non essendo stato ratificato dalle Camere italiane.


La posta in gioco di questa vicenda è l’accesso alle risorse ittiche del Mar Ligure e del Tirreno tradizionalmente sfruttate dal settore italiano della pesca.


Non si tratta di un episodio isolato nei mari attorno all’Italia. Roma non ha stipulato accordi per la delimitazione della piattaforma continentale con tutti i paesi confinanti o frontisti: mancano all’appello Montenegro, Algeria e Libia. Proprio nel Canale di Sicilia sono frequenti le denunce di pescatori italiani del mancato rispetto dei santuari ittici come il “Mammellone” (vedi carta sotto) da parte di imbarcazioni tunisine e libiche.


Testo di Federico Petroni.
Carta inedita di Laura Canali, in esclusiva per Limesonline.


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