Mercoledì, 24 Febbraio 2016 18:56

McDonald’s conquista il Kazakhstan e l’Asia Centrale diventa un po’ più americana

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di Gennadi Magomedov

Non sempre la “conquista” di un territorio o di una regione deve avvenire militarmente, anzi in molti l’economia ed il commercio rappresentano le migliori armi per

poter controllare e puntellare la propria presenza in una regione ed esercitare la propria influenza. Questo è il caso degli Stati Uniti e di brand statunitensi di fama mondiale come Coca Cola, Pepsi e McDonald’s divenute con il tempo vere e proprie “macchine da guerra” commerciali in grado di giungere in quasi tutte le parti del mondo.
A capitolare alle pressioni ed alle offerte economiche di McDonald’s questa volta è il Kazakhstan, stato dell’Asia Centrale che sta affrontando una complicata situazione economica derivata dalla crisi del petrolio che ha colpito maggiormente i paesi produttori ed esportatori di petrolio. Secondo quanto affermato da, Khamzat Khasbulatov, presidente di McDonald’s Russia, nei prossimi due o tre anni il territorio del Kazakhstan potrà ospitare circa 15 ristoranti McDonald’s.
La prima città kazaka a vedere l’apertura di uno dei ristoranti della catena statunitense sarà propria la capitale Astana l’8 marzo di questo anno. A beneficiarne saranno anche i cittadini kazaki grazie alla creazione ci circa 200 posti di lavoro per un investimento totale di 3,5 milioni di dollari che verrà gestito da Kayrat Boranbayev, businessman locale legato alla famiglia Nazarbayev il quale in precedenza aveva operato nel mercato del gas naturale.
Dopo Astana seguirà il ristorante di Alma Aty la cui apertura è prevista per il primo semestre di questo anno ha dichiarato sempre Kayrat Boranbayev. I fornitori della rete di ristoranti in franchising saranno russi ed europei e, sempre secondo Boranbayev, in base all’esito ed al successo dei ristoranti potrà essere valutata una produzione nazionale.
Dall’apertura del primo McDonald’s in Russia a Mosca avvenuta nel 1990 la compagnia statunitense ne ha fatta di strada riuscendo ad aprire 545 punti soltanto nella Federazione Russa ed altri 11 nella vicina Bielorussia. A quanto sembra anche il territorio dell’ex Unione Sovietica sta capitolando sotto i colpi delle multinazionali statunitensi.

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