Mercoledì, 24 Febbraio 2016 18:56

Regeni: sit-in a Roma per chiedere la verità su Giulio

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(ANSAmed) - ROMA, 25 FEB - "Il corpo di Giulio Regeni portauna firma, la firma della tortura di Stato e dobbiamo scoprirenomi e cognomi di chi ha messo quella firma. Non
accetteremonessuna verità di comodo". A un mese dalla scomparsa del giovanericercatore friulano, Amnesty International Italia, associazioneAntigone e Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili, sonoscese in piazza, oggi pomeriggio a Roma, per mantenere altal'attenzione sul caso Regeni e chiedere giustizia. "Il governoitaliano - dicono - deve andare fino in fondo". Scelgono difarlo con un sit-in organizzato davanti all'ambasciata d'Egitto,a Villa Ada. In terra, un lungo striscione, per aria tanticartelli in italiano e inglese con su scritto 'Verità perGiulio'; 'Stop alle sparizioni forzate'.

Ad aderire sono diverse sigle (da Arci, Articolo 21,Cittadinanza attiva, Link Roma, Asgi, Usigrai, Fnsi, Cgil, Cisl,Uil), alcuni intellettuali e artisti, fra cui lo scrittore ErriDe Luca e Lorenzo Terranera e qualche esponente politico. Fraquesti, i deputati Sel, Nicola Fratoianni e Michele Piras, el'ex ministro del Welfare, Paolo Ferrero. Accompagnatidall'avvocato della famiglia Regeni, Alessandra Bellarini, hannopotuto incontrare l'ambasciatore d'Egitto, Amr Helmy. "Unincontro avvenuto su nostra richiesta - ha spiegato al terminedel colloquio Fratoianni - per ribadire alle autorità egizianeche questo caso non può essere derubricato a semplice incidentee che le tante, troppe, versioni date dal governo egiziano nonci hanno convinto". E' inaccettabile, sostiene, "anche soltantodare l'idea che la vicenda di Regeni possa essere ridotta a unavendetta personale o magari a comportamenti ambigui tenuti dallostesso ragazzo, come hanno sostenuto le autorità del Cairo".

Nessuna ragion di Stato può occultare la verità. "I rapportidiplomatici e economici tra Italia e Egitto sono moltoimportanti - ricorda il deputato di Sel - ma per noi non sarannomai altrettanto importanti come raggiungere una veritàsostanziale non soltanto ufficiale". Critico l'ex ministroFerrero nei confronti del governo Renzi: "Dalle stesse paroledell'ambasciatore egiziano", ha detto, è apparso che "lerichieste avanzate non sono all'altezza di un governo che vuolearrivare all'effettiva verità".

Oltre ai tanti giornalisti e manifestanti - poco più di uncentinaio - anche qualche egiziano. Parlano poco e hanno paura.

"Siamo qui - dicono - per manifestare a sostegno del rispettodei diritti umani nel nostro Paese". Come Mohamed, che tienealto un dipinto che ritrae Giulio. Fatto, racconta, da luistesso. "Giulio poteva essere uno di noi. Alcuni sono certi dichi sia stato il colpevole: il governo egiziano". Nessuna accusada parte di Amnesty International Italia, come ha spiegato ilportavoce, Riccardo Noury. Segni di tortura che tuttavia mettonoin luce una metodologia adottata "dalle forze dell'ordine edalla polizia egiziani". "Con questo - aggiunge Noury - nonvogliamo arrivare a nessuna conclusione, non spetta ad Amnestystabilire chi siano i colpevoli, ma è doveroso mantenere altal'attenzione". E questo, garantisce Pia Locatelli, presidentedel Comitato dei Diritti Umani della Camera dei Deputati, "èquanto vuole il governo italiano. Verità".(ANSAmed).

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