Mercoledì, 24 Febbraio 2016 17:25

<div>L'Europa di Spinelli contro quella della Thatcher</div>

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David Cameron ha ottenuto pi o meno quello che voleva; i Ventisette hanno concesso pi o meno quello che ritenevano possibile. Il risultato un compromesso che forse eviter la fuoriuscita della
Gran Bretagna dallUnione europea, Ue, ma che lascia aperti molti interrogativi e fa intravvedere pericoli del cui impatto non tutti sembrano essersi resi conto.

Addio a unUe sempre pi stretta
La cancellazione dellimpegno condiviso per una unione sempre pi stretta stata considerata a lungo alla stregua di una clausola di stile, o poco pi, e lo stesso Cameron la aveva, almeno allinizio, presentata cos.

Man mano che ci si avvicinati alla stretta finale del negoziato ci si resi conto che essa destinata a modificare limpianto istituzionale europeo in maniera ben pi dirompente.

Il mantra di un gruppo di paesi che condividono il medesimo obiettivo di dare vita ad una struttura sovranazionale comune - sia pure con tempi modalit differenziate - non ha pi fondamento. Era un mantra un po frusto, qualcuno potr osservare, ma era anche lunico a costituire il tessuto politico unificante del progetto europeo.

Ora il re nudo e nessuno pu fingere di ignorarlo: per lUe si prospetta un futuro non gi basato su geometrie variabili, velocit differenziate e quantaltro, bens su due Europe distinte: una di Altiero Spinelli, intorno alleuro, una di Margaret Thatcher, basata sul mercato.

Due Europe separate e interconnesse - in una reinterpretazione del concetto di Europa delle convergenze parallele - nel quadro di una Ue pi ampia - quella di Coudenhove Kalergi - basata su principi fondamentali di libert, economia di mercato e diritti della persona, in cui si potr far posto alla Turchia e si dovr cercare di far ragionare gli Orban di oggi e di domani.

A volerla cogliere, laccordo sul Brexit potrebbe fornire loccasione per un ripensamento a fondo della natura e delle finalit dellUe ( quanto sostengono anche gli euroscettici inglesi, sia pure in una prospettiva diversa). Come potr articolarsi lEuropa politicamente integrata della moneta? Quale sar la sua governance? Quale la tempistica e le modalit di un processo unificante che dovr partire da una unione economica e di bilancio, ma non fermarsi alla creazione di un unico ministro delle finanze? Chi ne saranno i membri?

LItalia e la revisione dellidentit europea
Immaginare che tutti i Diciannove saranno disposti a compiere il salto di qualit verso lunione sovranazionale che la sopravvivenza a lungo termine delleuro richiede non assolutamente scontato. Cos come non scontato se, e come potr/vorr parteciparvi unItalia che sembra oscillare fra bordate euroscettiche e dichiarazioni dimpegno di sapore federalista (si veda lultimo position paper di palazzo Chigi).

Come verranno definite le relazioni fra lEuropa politica e lEuropa del mercato? Come si potr evitare che la scomposizione del processo europeo avviata con il compromesso sul Brexit - in tema di immigrazione, welfare, rapporti finanziari - non diventi strutturale, alterandone definitivamente la natura? Come, di conseguenza, far s che leccezionalissimo britannico resti tale, mentre si profilano allorizzonte richieste del medesimo segno (Danimarca e Irlanda si agitano gi)?

LItalia ha storicamente svolto un forte ruolo propositivo nella costruzione politica dellEuropa: la debolezza francese e i condizionamenti della Merkel potrebbero consentirle di assumere la guida dellindispensabile revisione dellidentit europea. Ci vorrebbe un forte colpo dala, che almeno per ora non si vede, mentre il governo Renzi resta ancorato a schemi come quello di sei fondatori che, aldil del dato simbolico, superato tanto dalla contingenza come dalla storia.

Brexit, campagna elettorale
La campagna per il referendum partita in maniera diversa da come Cameron si aspettava. Sul piano razionale, vi sono pochi dubbi che per Londra uscire dallUe avrebbe effetti fortemente negativi; la pi che probabile secessione della Scozia potrebbe decretare addirittura la fine del Regno Unito. La grande industria e la borghesia cosmopolita delle grandi citt ha preso decisamente posizione per il s, ma non detto che basti.

Sullesito del voto le valutazioni razionali rischieranno di cedere il passo a pulsioni che di razionale hanno poco e che sono profondamente radicate nelle zone rurali e nella vecchia cintura industriale: si tratta di un elettorato che diffida della City e che vede nellEuropa un pericoloso cavallo di troia della globalizzazione, dalla quale difendersi rivendicando linsularismo della propria britishness. Gioca contro di ci il tradizionale pragmatismo degli inglesi, che li porta in genere a preferire il diavolo che si conosce al rischio di nuove avventure.

Vittoria del S, ma
Mi sentirei quindi di dire che - salvo stravolgimenti dellultimo momento, come una nuova crisi dei migranti o lesplosione del caso Grecia - il s prevarr con un margine ristretto, simile a quello del referendum per la Scozia. Se cos dovesse essere, il problema inglese non sarebbe risolto, ma continuerebbe a trascinarsi indefinitamente, con una Londra sempre pi riottosa e alla ricerca di ulteriori scappatoie che allontanino il pericolo di finire contaminata dallaborrito progetto di integrazione politica sovranazionale.

quello su cui punta Boris Johnson, il quale si schierato per il no ma ha poi spiegato, in un lungo articolo sul Daily Telegraph, di non volere luscita della Gran Bretagna dallUe, ma di volersi servire del no per negoziare ulteriori concessioni con Bruxelles.

Sul piano interno il suo calcolo ha senso: se David Cameron dovesse vincere il referendum alla grande, le possibilit di Boris Johnson di soffiargli il posto alle prossime elezioni si ridurrebbero a zero mentre, nel caso di vittoria del no, le cose muterebbero a suo favore.

Sul piano comunitario per Johnson, e i molti che a Londra la pensano come lui, sottovalutano gravemente linsofferenza degli altri partner per questa costante, querula insistenza britannica nellaccettare negando, nel negoziare ripromettendosi di cambiare idea. La pazienza degli Eurocrati potrebbe stavolta essere davvero finita.

Antonio Armellini, Ambasciatore dItalia, commissario dellIstituto Italiano per l'Africa e l'Oriente (IsIAO).

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