Martedì, 23 Febbraio 2016 17:14

Austria e Belgio: il fai-da-te dell’Europa sui migranti

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Il fronte dei migranti

Un altro paese s’aggiunge alla lista di chi ha sospeso temporaneamente Schengen o eretto barriere antimigranti: il Belgio, che diventa il 7° Stato (dopo Francia,

Austria, Germania, Svezia, Norvegia e Danimarca) ad aver messo in pausa il trattato sulla libera circolazione, il 9° se si considerano le misure alle frontiere intraprese dalla Slovenia e dall’Ungheria, che ha annunciato un referendum sul piano europeo di redistribuzione dei migranti.

La decisione di Bruxelles è dovuta allo sgombero, ordinato dalle autorità francesi, del campo profughi di Calais, che ospita tra le 3700 e le 5500 persone, che si sono viste negare l’accesso in Gran Bretagna.

Intanto, l’Austria ha tenuto un vertice con 9 paesi balcanici, nel mezzo delle critiche rivolte a Vienna e agli altri Stati sulla rotta balcanica per una serie di decisioni a catena che hanno portato la Macedonia a rifiutare l’accesso a migliaia di richiedenti asilo afghani. Illustre assente – perché non invitato – la Grecia, alimentando così i timori di Atene di essere esclusa dalla ricerca di una soluzione condivisa e di essere trattata come il ghetto d’Europa.

Infine, nel giorno in cui Amnesty pubblica il suo duro rapporto nei confronti della gestione europea del flusso di migranti, l’International Organization for Migration comunica che sin qui nel 2016 sono arrivate sul continente più di 110 mila persone.

Per approfondire:
Chi bussa alla nostra porta, il numero di Limes sui migranti
Fortezza Europa contro i migranti, carta di L. Canali
La missione Nato nell’egeo: una Ferrari usata per fare la spesa!, di G. Cucchi
L’Alleanza Atlantica non è strutturata per gestire il flusso di migranti e individuare i trafficanti di esseri umani fra Grecia e Turchia. Il rischio è di farsi trascinare da Ankara nel vespaio mediorientale. Il rimpianto italiano di vedersi sempre scavalcare da una crisi più urgente.
Dopo l’euro, i migranti: la Grecia teme ancora il Nord Europa, di D. Deliolanes
Il governo Tsipras riconosce le proprie carenze nella gestione della crisi migratoria, ma è preoccupato dai piani di Bruxelles. L’opinione pubblica per ora è solidale e ospitale. Rimangono alla finestra Nuova Democrazia e i nazisti di Alba Dorata.


L’arma dell’acqua in India

Da giorni, intere parti di Nuova Delhi sono senz’acqua o costrette ai razionamenti, a causa del sabotaggio del principale canale di rifornimento della capitale indiana.

Al Pianeta India abbiamo dedicato un numero intero, con un articolo su Delhi da cui prendiamo questo estratto:

“Nella sua storia millenaria, Delhi è stata spesso vittima di disegni crudeli. Nel 1327, Mohammed Tughlak ordinò alla popolazione della città di trasferirsi in una nuova capitale, Daulatabad, distante oltre 1.000 chilometri. Un cieco, che non era in grado di partire, venne trascinato per tutto il tragitto (oltre 40 giorni): all’arrivo, il suo corpo era ridotto a brandelli. Appena due anni dopo, constatato il completo fallimento dell’iniziativa, il re ordinò alla martoriata popolazione di fare ritorno a Delhi.

Chi pensa che il tempo abbia attenuato questa vena di follia, si sbaglia. Nel 2002, la Corte suprema ordinò a quasi 125 mila industrie «inquinanti» e «non autorizzate » di spostarsi fuori dalla città. Le «attività informali», che operano da decenni, rappresentano oltre il 60% dell’economia di Delhi. Ovviamente, la maggior parte di esse ricadevano sotto l’ordinanza della Corte suprema. Di conseguenza, molte fabbriche vennero spostate nei desolati dintorni della città. Oggi, tali attività e le loro maestranze, sradicate dal loro ambiente d’origine, sopravvivono a stento, dimenticate da tutti.

Nel 1995, venne lanciato un ambizioso piano di depurazione del fiume Yamuna, finanziato con oltre sette miliardi di rupie. Vennero costruiti 31 depuratori, ma di questi solo 5 sono entrati in funzione. Gli altri, infatti, erano e restano posizionati lontano dalla rete fognaria. Nonostante quest’enorme spreco di risorse, alla prima fase del piano ne è seguita un’altra, dal costo di ben 15 miliardi di rupie. Il risultato finale è che, secondo gli esperti, il livello d’inquinamento dello Yamuma è addirittura aumentato.

Con l’indipendenza, la città dei diktat dispotici, dello sfarzo e dello splendore imperiale fu trasformata, per adattarla ai nuovi valori della libertà e della democrazia. Ma quale doveva essere la sua nuova reincarnazione, come capitale di una nazione sovrana? Il 30 gennaio 1948, il Mahatma Gandhi, padre della patria e messaggero di pace, venne assassinato da un fanatico hindu. Centinaia di migliaia di persone si riversarono a Delhi per i funerali. Huxley scrive: «Il corpo di Gandhi fu portato alla pira su un camion militare. Il corteo funebre era composto da carri armati e veicoli corazzati, seguiti da plotoni di soldati e poliziotti. Caccia delle Forze aeree indiane sorvolavano la folla. Tutti questi strumenti di morte e coercizione erano dispiegati in onore dell’apostolo della non violenza e della resistenza passiva. Vi è una tragica, ma inevitabile ironia in tutto ciò: perché uno Stato è, per definizione, una comunità sovrana che possiede i mezzi per muovere guerra ad altre comunità sovrane. Pertanto, il tributo nazionale a un singolo individuo – anche se si tratta di Gandhi – si concretizza sempre e necessariamente nello sfoggio della pura forza militare».”

Per approfondire:
Pianeta India, il numero di Limes del 2009
Le guerre per l’acqua in India, di V. Shiva [2006]
La privatizzazione dell’oro blu mette in crisi il sistema ecologico indiano. I colossali progetti di dighe, strumenti di controllo delle popolazioni, non sono in grado di mantenere le promesse e minacciano l’ambiente. L’utopia negativa del River Linking Project.


La farsa di Obama su Guantánamo

Il presidente degli Stati Uniti ha presentato un piano per chiudere la controversa prigione sull’isola di Cuba.

Piano che resterà lettera morta, ci scrive Dario Fabbri:

Nell’intento di consegnare ai posteri una compiuta eredità politica, Obama ha rispolverato la proposta di chiudere la prigione di Guantánamo, già avanzata durante le primarie del 2008.

Il progetto resterà lettera morta. Il presidente non possiede l’autorità necessaria per trasferire sul territorio statunitense i detenuti più pericolosi della prigione cubana, perché tale prerogativa spetta al Congresso e i parlamentari di entrambi i partiti sono fortemente contrari.

Lo hanno dimostrato lo scorso novembre 91 senatori su 100 approvando la norma che impedisce al Pentagono di utilizzare fondi federali per collocare i detenuti di Guantanámo nelle prigioni americane.

Probabilmente la Casa Bianca non riuscirebbe ad aggirare l’ostacolo nemmeno con l’emanazione di un ordine esecutivo che, come accaduto nel 2009, sarebbe invalidato da una corte federale o marziale.

Né basterà a convincere i parlamentari l’escamotage legalistico inserito nella proposta ufficiale, con cui si spiega – fra le righe – che in ogni caso la prigione non sarà chiusa e potrà essere nuovamente utilizzata in futuro.

Per approfondire:
Guantánamo, chiave dei Caraibi, di J.F. Benemelis [2004]
La base americana a Cuba mantiene ancora oggi il suo valore strategico. Un avamposto strappato nel 1903 dagli Usa a un paese a sovranità limitata e che perciò appare illegittimo secondo i canoni del diritto internazionale. Una prigione per terroristi.


Intanto, nel mondo…


Anniversari geopolitici del 24 febbraio

1821 – Il Messico dichiara l’indipendenza dalla Spagna

1918 – L’Estonia dichiara l’indipendenza dalla Russia

1920 – Nasce a Monaco il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori 

1946 – Juan Perón viene eletto presidente dell’Argentina

1955 – Nasce Steve Jobs

1990 – Muore Sandro Pertini


Hanno collaborato Lorenzo Noto e Luciano Pollichieni.

Carta di Laura Canali animata da Marco Terzoni.

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2 commenti

  • Link al commento DorothyAffexUY Mercoledì, 19 Luglio 2017 01:52 inviato da DorothyAffexUY

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