Martedì, 23 Febbraio 2016 07:04

Johnson, il sindaco alla guida del fronte anti-Ue

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Non chiaro perch Boris Johnson, il controverso sindaco di Londra, abbia avuto bisogno di tanto tempo per decidere la sua posizione sulla Brexit, ma leggendo larticolo da lui scritto sul Daily
Telegraph non ci sono dubbi sulla sua posizione sullUnione europea, Ue, ritenuta un mostro di Frankenstein pronto a divorare ogni spazio di libert giuridica, economica e - potenzialmente - politica che rimane ai suoi poveri membri.

La Gran Bretagna avrebbe una grandissima tradizione - incarnata nelleroica figura di Winston Churchill - di opposizione radicale a ogni forma di progetto egemonico sul continente e con la sua sempre pi marcata corsa verso lo super-stato federalista, lUe sarebbe niente altro che lennesimo esempio del vecchio vizio.

Le ambizioni politiche di Boris Johnson
La stampa cartacea - tutta londinese al midollo - sempre affascinata dalle mosse di questa curiosa figura politica, Boris Johnson, il quale non lascia passare una settimana senza fornirgli qualche vicenda o dichiarazione di cui parlare.

Lunico vero sindaco in tutta la nazione, Johnson pu comparire un giorno come il buffone disposto a trasformare qualsiasi episodio in gioco, in un altro come il rivale pi serio al leadership di David Cameron, col quale ha condiviso lunghi anni alla scuola (Eton) e allUniversit (Oxford) pi prestigiosi del regno.

Alla stampa piace presentarlo come luomo politico pi amato del paese, ma in una societ che dimostra un disprezzo sconfinato per tutti i politici, e dove i possibili altri concorrenti di Cameron sono pochissimi (2-3 al massimo), dimostrare una spiccata ambizione a svolgere un ruolo pi grande di adesso, non ha molto significato.

Le prossime elezioni non possono svolgersi prima del 2020, e a meno che qualche disastro politico o personale non travolga Cameron, la sua posizione fortissima. Sono pochi a credere che lui darebbe le dimissioni se perdesse il referendum di giugno.

Campagna elettorale sulla Brexit
Eppure le discussioni sui media, sempre intenti a personalizzare tutto, non esitano a spiegare la decisione di Johnson in termini di ambizioni politiche. Suggeriscono che lui popolarissimo tra i militanti dei Tory - di grande maggioranza anti-Ue - e poich Cameron, con una mossa insolitamente goffa per lui, ha fatto capire che su questa questione non bisogna dare troppo ascolto alla base, allora Johnson dora in poi non pu che guadagnare consensi in quellarea, ma oltre?

Non si sa se Johnson ha mai messo piede negli altri paesi del regno: Scozia, Galles, Irlanda del Nord - ma difficile credere che potrebbe suscitare gli stessi entusiasmi l, o in qualsiasi altra zone del paese al nord di Oxford che, a quanto pare, trova sempre sulle strade di Londra.

Eppure un nuovo sondaggio indica in 9% gli intervistati disposti a spostare il loro punto di vista pro-Europa verso il campo degli indecisi dopo aver sentito Johnson (dati del 22/2/16).

Al disorientato elettorato britannico spettano quattro mesi di intensa battaglia politica e mediatica sulla Brexit. Il tutto in un Paese dove le campagne per le elezioni politiche durano non pi di tre settimane e dove la comprensione e linteressamento per le problematiche dellintegrazione europea sono sempre stati debolissimi.

Entusiasmo per la prospettiva europea?
Poich qualsiasi forma di entusiasmo per la prospettiva europea esclusa dalla forza attuale dei fatti e poich lUe medesima non pu parlare, chiaro che le voci sempre pi forti e chiare per lalternativa isolazionista trovano unampia risonanza.

Quanti, tutti i partiti scozzesi e i laburisti di Jeremy Corbyn, sostengono la causa dellUe devono confrontarsi con coloro che insistono sulla storica sovranit della nazione e del suo parlamento, sullinviolabilit dei confini, sulle possibilit di rilanciare il commercio britannico nel mondo e sul valore incomparabile del suo antico esempio democratico.

Se i sondaggi danno ancora in testa i sostenitori del ragionamento di Cameron, chi si pu ancora fidare di loro? La partita che inizia in questi giorni tutto da giocare, il suo esito assolutamente imprevedibile. Rimane comunque da vedere quali altri esponenti della vita nazionale - non solo i politici o i chief executives - vorranno seguire lesempio di Johnson e scendere apertamente in campo da una parte o dallaltra.

David Ellwood, Johns Hopkins University, SAIS Bologna Center.

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