Lunedì, 22 Febbraio 2016 14:45

<div>L'Africa tra Via della Seta cinese e partenariato con l'Ue</div>

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La presenza cinese in Africa in continuo aumento. La Via della Seta marittima - che include le coste orientali dellAfrica - sta portando ulteriori investimenti in un continente dove la Cina
riuscita, nel giro di pochi anni, a diventare il primo partner commerciale della stragrande maggioranza dei paesi.

Rubinetti aperti da Pechino al continente nero
Linterscambio Cina-Africa ha raggiunto, infatti, i 220 miliardi di dollari a fine 2014, superando di gran lunga gli Usa e la Francia, tradizionali investitori nel continente nero.

Tali e tanti sono gli interessi cinesi nel continente - dallenergia, alle risorse minerarie, al crescente numero di imprese e lavoratori cinesi - che Pechino sta costruendo la sua prima base militare proprio li, a Gibuti - piccolo paese sulla costa orientale dellAfrica dove sono presenti anche truppe francesi e americane - e da dove si controlla il traffico marittimo verso il canale di Suez.

Durante il sesto forum di cooperazione Cina-Africa (Focac) svoltosi a Johannesburg lo scorso 4-5 dicembre, il presidente cinese Xi Jinping - che ha co-presieduto il forum con il suo omologo sudafricano Jacob Zuma - ha annunciato che la Cina stanzier un piano di finanziamenti pari a 60 miliardi di dollari, incentrato prevalentemente sui seguenti settori: industrializzazione, modernizzazione agricola, implementazione delle infrastrutture, servizi finanziari, tutela ambientale, sviluppo del commercio e degli investimenti, riduzione della povert, salute pubblica, scambi culturali, e cooperazione in ambito della sicurezza.

Di questi 60 miliardi di dollari, 35 saranno destinati a prestiti agevolati, 5 miliardi a prestiti a zero interessi e 5 miliardi a sostegno delle piccole e medie imprese. prevista inoltre la creazione di un Fondo per lo sviluppo Cina-Africa con una dotazione iniziale di 5 milardi di dollari e un Fondo di Cooperazione per lincremento della capacit produttiva con uno stanziamento di 10 miliardi.

Pechino ha gi stanziato circa 100 milioni di dollari per lAfrican Standby Force, i caschi blu africani, e ha promesso maggiori fondi - e truppe - per le operazioni di peacekeeping in Africa.

Il rallentamento delleconomia cinese e il crollo delle borse di Shanghai e Shenzhen iniziato la scorsa estate hanno portato a una diversificazione dei finanziamenti cinesi nei paesi africani. Mentre sono aumentati i prestiti bilaterali e i fondi per i progetti di cooperazione, secondo il Financial Times gli investimenti cinesi greenfield - investimenti diretti in strutture fisiche da parte di societ estere - sono calati di oltre il 40%.

La Cina rappresenta il 7% degli investimenti greenfield in Africa, per un totale di 6,1 miliardi di dollari, cosa che pone Pechino al settimo posto nella lista dei paesi investitori, mentre lEuropa ha rappresentato pi della met di tutti gli investimenti greenfield in Africa nel 2014, con una stima di 47,6 miliardi di dollari investiti.

Prestiti bilaterali e sostegno politico
Secondo il think-tank americano Aid Data, dietro ai prestiti bilaterali cinesi che si riversano sul continente africano, sembrerebbero celarsi aiuti politici, dati come ricompensa a quei regimi che - sempre secondo la Ong americana - appoggiano certe risoluzioni proposte dalla Cina alle Nazioni unite o in altri forum multilaterali.

Non da escludere, inoltre, che la decisione di alcuni paesi africani negli ultimi anni di recidere i legami diplomatici con Taiwan sia stata agevolata da promesse di investimenti cinesi in tali paesi.

Non bisogna poi dimenticare che le banche cinesi forniscono prestiti a basso tasso dinteresse a quei paesi africani ricchi di petrolio e altre risorse naturali. Prestiti che - al contrario di quelli delle istituzioni finanziarie internazionali e della Ue - non sono vincolati a riforme democratiche e alla difesa dei diritti umani.

La concorrenza agli aiuti europei
Lentit e le modalit della penetrazione cinese in Africa hanno, pertanto, messo in crisi il modello occidentale di aiuti allo sviluppo che prevede condizioni di finanziamento legate alla creazione di un ambiente economico e politico di buona governance, la lotta alla corruzione e la promozione della democrazia e dei diritti umani.

LEuropa, soprattutto, ha dovuto confrontarsi nellultimo decennio con una politica cinese verso lAfrica che ha permesso ad alcuni regimi di prosperare, proprio quando i rubinetti dei finanziamenti occidentali si stavano prosciugando in mancanza di vere riforme democratiche.

Di fronte alloffensiva cinese, la linea ufficiale europea stata quella dellaccettazione della concorrenza in quanto questultima - cos si dice a Bruxelles - fa bene a tutti, ma in particolare allAfrica.

In realt, la Ue ha dovuto trovare una risposta adeguata a un modus operandi cinese in Africa che spesso viene definito in Occidente, con una qualche semplificazione, come troppo pragmatico - se non proprio spregiudicato.

La Ue ha, pertanto, ripensato la sua strategia africana. Il cambiamento - avvenuto durante il secondo vertice Ue-Africa tenutosi a Lisbona nel dicembre 2007 - prevede un partenariato da pari a pari e una maggiore cooperazione non solo in campo economico e commerciale, ma anche in quello politico e militare.

Bruxelles in difficolt
La nuova strategia Ue per lAfrica cerca di andare oltre gli accordi di Cotonou che costituiscono la base per le relazioni tra lUe e i 79 paesi del gruppo Acp. In base a questi accordi, il 99,5 % dei prodotti dei paesi Acp pu beneficiare del libero accesso al mercato europeo - cosa che ha spinto lOrganizzazione mondiale del commercio (Omc) a dichiararli illegali e la Ue a creare un nuovo strumento, i cosiddetti Epa.

Insieme alla nuova strategia, la Ue ha aumentato la sua dotazione per lAfrica. Per il periodo 2014-2017, questa strategia incentrata su cinque ambiti prioritari che sostituiscono gli otto partenariati tematici: pace e sicurezza; democrazia, buona governance e diritti umani; sviluppo umano; sviluppo sostenibile e inclusivo, crescita e integrazione continentale; questioni globali ed emergenti. La Ue rimane di gran lunga il pi importante donatore per lAfrica.

Tutti i paesi africani facenti parte dellaccordo di Cotonou hanno accesso al Fondo europeo di sviluppo (Fes), che ha una dotazione di 31,5 miliardi di euro per il periodo 2014-2020.

Per il Sudafrica invece - paese dei Brics e considerato un emergente - i fondi Ue provengono dallo strumento di cooperazione allo sviluppo (Dci) che per il periodo 2014-2020 stanzia 845 milioni di euro, fondi che servono anche a sostenere il Programma panafricano (Panaf), istituito per finanziare la strategia congiunta Africa-Ue.

Nonostante questi sforzi, la Ue fatica a tenere il passo con la penetrazione cinese in Africa. Il progetto di nuova Via della Seta proposto dal Presidente cinese Xi Jinping a fine 2013 riverser ancora pi risorse - e prestiti bilaterali - ai paesi africani interessati alliniziativa.

Questo da una parte porter crescita economica, ma non necessariamente buona governance e stato di diritto. La Via della Seta cinese e il partenariato Ue per lAfrica hanno obiettivi diversi. Cosa che permette ai regimi africani di giocare luno contro laltro.

Articolo pubblicato su OrizzonteCina, rivista online sulla Cina contemporanea a cura di Torino World Affairs Institute e Istituto Affari Internazionali.

Nicola Casarini, responsabile di ricerca Asia, Istituto Affari Internazionali (IAI).

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