Domenica, 21 Febbraio 2016 17:40

I mille fronti del conflitto siriano

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Dopo alcuni mesi di apparente stallo, lintervento russo in Siria sembra aver cambiato le sorti del conflitto. Con la copertura dellaviazione di Mosca, le forze filo-governative hanno tagliato il cosiddetto corridoio di
Azaz che permetteva ai ribelli di Aleppo di ottenere armi e rifornimenti dal confine turco. La porzione di citt controllata dagli insorti ormai quasi circondata.

Fonte: http://syria.liveuamap.com (le zone in giallo sono i curdi, in verde i ribelli, in rosa il regime, e in grigio l'Isis).

La successiva avanzata di forze curde dallnclave di Afrin verso est ha ulteriormente compresso la sacca settentrionale di territorio ribelle, ormai irrimediabilmente separata dalla provincia di Idlib. Questultima, ancora in mano alle forze anti-regime che controllano il confine con la provincia turca di Hatay, subisce la pressione delle forze lealiste che avanzano da Latakia.

Le truppe di Damasco hanno fatto progressi anche sul fronte sud, dove si sono impadronite della strategica citt di Sheikh Maskin, mentre a est stanno lentamente avanzando verso Raqqa, capitale di Daesh, il sedicente califfato.

La reazione di Ankara e Riyadh
Questo improvviso rovesciamento di fronte ha suscitato lallarme di Arabia Saudita e Turchia, principali sostenitori dei ribelli. I due paesi stanno rafforzando il coordinamento militare e hanno affermato di essere pronti a mandare truppe in Siria. Riyadh ha anche annunciato linvio di propri bombardieri alla base turca di Incirlik.

I sauditi sono per gi impantanati nel sanguinoso conflitto yemenita. Ben presto i responsabili militari del regno hanno chiarito che Riyadh potrebbe semplicemente inviare forze speciali nellambito di una coalizione internazionale a guida americana.

Diversi analisti hanno interpretato la proposta come un tentativo di forzare la mano a Washington, allo scopo di assemblare una forza multinazionale di terra. Questultima, sbaragliando Daesh, potrebbe impadronirsi della Siria orientale e successivamente imporre una soluzione negoziale al presidente siriano Assad.

Sebbene al momento poco realistica, liniziativa saudita ha avuto leffetto di inasprire le tensioni con Iran, milizie sciite irachene e regime di Damasco, che a vario titolo si sono detti pronti a contrastare militarmente qualsiasi presenza saudita sul suolo siriano.

Russia e Turchia, tensioni alle stelle
Allarme ben pi immediato ha suscitato la prospettiva di un intervento turco, che si porrebbe in rotta di collisione con Mosca.

I russi stanno smantellando la rete di gruppi ribelli che Ankara ha coltivato per anni. Inoltre, lavanzata curda verso est, favorita anchessa dallaviazione russa, pone il governo Erdogan di fronte alla possibile unificazione dellnclave di Afrin con i territori curdi che vanno da Kobane ad Hasakah.

Una regione curda unificata sul proprio confine meridionale vista da Ankara come una minaccia alla sicurezza nazionale turca. Per scongiurarla, il governo Erdogan ha ventilato la creazione di una safe zone in territorio siriano.

Lintervento militare turco a sostegno della safe zoneimplicherebbe per la possibilit di uno scontro armato fra la Russia e un paese membro della Nato.

Diversi esponenti dellAlleanza Atlantica hanno fatto capire ad Ankara che non potrebbe contare sul principio della difesa collettiva previsto dallarticolo 5 nel caso in cui unescalation con Mosca fosse il risultato di unazione militare turca in territorio siriano.

La linea solitaria di Washington
Ankara sembra perci aver scartato un proprio intervento di terra che non rientri nel quadro di una pi ampia azione a guida americana (attualmente non prevista), ma i risentimenti turchi nei confronti delle politiche della Casa Bianca sono sempre pi aspri.

Obama considera prioritaria la lotta contro Daesh, principalmente tramite limpiego di forze locali. Pur continuando ad affermare che Assad non rientra nel futuro della Siria, al momento egli ha posto in secondo piano lobiettivo di rimuoverlo, che invece rimane essenziale per turchi e sauditi.

Inoltre, per contrastare il sedicente califfato Washington ha sostenuto militarmente lYpg, braccio armato dei curdi siriani appoggiato anche da Mosca, ma considerato da Ankara unorganizzazione terroristica legata al Pkk turco.

Il governo Erdogan ha attribuito proprio ai curdi siriani lattentato che ha colpito la capitale lo scorso 17 febbraio, sebbene lattacco sia stato successivamente rivendicato da una costola turca del Pkk. E lartiglieria turca schierata sul confine ha ripetutamente bersagliato le forze curde in Siria.

Le Alleanze paradossali degli Stati Uniti
Ci si trova perci di fronte alla paradossale situazione in cui un membro della Nato bombarda un alleato americano in Siria. Il paradosso si spinge ancora oltre se si pensa che tra Azaz e Aleppo i curdi sostenuti dal Pentagono sono attualmente in conflitto anche con gruppi ribelli precedentemente armati dalla Cia.

Tali gruppi hanno spesso combattuto in stretto coordinamento con Al-Nusra, formazione affiliata ad Al-Qaeda. Per scongiurare una possibile guerra civile fra i ribelli, Washington ha suggerito di includere Al-Nusra nella recente proposta di tregua negoziata a Ginevra, incontrando le prevedibile opposizione di Mosca.

Nel sempre pi intricato conflitto siriano, la linea della presidenza Obama sembra dunque scontentare sia alleati che avversari. Daltro canto lintervento di Mosca ha certamente consolidato il regime, ma non sufficiente a porre fine alle ostilit in assenza di una soluzione negoziale che rimane sfuggente.

In attesa di una tregua, il rischio che errori di valutazione e decisioni avventate provochino unulteriore espansione del conflitto rimane elevato.

Roberto Iannuzzi ricercatore presso lUnimed (Unione delle Universit del Mediterraneo). autore del libro Geopolitica del collasso. Iran, Siria e Medio Oriente nel contesto della crisi globale (Twitter: @riannuzziGPC).

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