Domenica, 21 Febbraio 2016 09:29

Il nemico preferito dagli Usa

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“Ad animare la russofobia di Washington sono ragioni strategiche, industriali, politiche e operative.


Alla volontà di prevenire l’ascesa di un egemone russo-tedesco in Eurasia, si sommano le esigenze del complesso

militare-industriale che drammatizza l’attuale congiuntura internazionale per ottenere dal Congresso finanziamenti e commesse. Al riguardo vige la regola descritta dal libertario Ron Paul, per cui i grandi produttori bellici si costruiscono in laboratorio la minaccia maggiormente aderente ai loro interessi.

In un periodo di tagli alla spesa, il solo spauracchio cinese non può bastare. Quindi a corroborare la risolutezza di presidente e parlamentari contribuisce il sentimento antirusso diffuso tra la popolazione statunitense, a sua volta scientificamente alimentato dalla propaganda governativa. Come palesato dall’ultimo sondaggio Gallup, per cui gli americani vedono in Mosca la principale insidia alla sicurezza nazionale. Molto più grave di Pechino o P’yŏngyang.


Da ultimo – ma non per rilevanza – la Russia serve agli Stati Uniti per ottimizzare la propria politica estera. Per pensarsi coerenti e ricordarsi dei propri limiti. In nuce: per agire in una dimensione geopolitica.


In realtà concentrarsi oltremodo sul Cremlino distoglie risorse preziose al contrasto dell’ascesa cinese. E Putin potrebbe sparigliare le carte alleandosi con Xi Jinping.


Ma la superpotenza non se ne cura. Non solo perché considera contro natura una possibile sintonia russo-cinese. Danneggiata nel periodo post-guerra fredda dalla propria erratica condotta, è ormai consapevole che necessita di un nemico corrispondente per restare incollata al mondo.


Sa che ha bisogno di un antagonista profondamente imperiale per mantenersi nella storia”.


Carta e citazione dall’articolo di Dario Fabbri “Così l’America ha ritrovato il suo nemico ideale” dal numero 1/2016 di Limes, Il mondo di Putin.

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