Giovedì, 18 Febbraio 2016 13:00

Se la realpolitik di oggi mina gli interessi di domani

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C un convitato di pietra, a cui ogni tanto si accenna quando si parla dellassassinio di Giulio Regeni. una parola allapparenza rassicurante, e allo stesso tempo saggia. Stabilit. la stabilit
dellEgitto alla quale dobbiamo guardare con estrema attenzione, nel nostro delicato ruolo politico nel Mediterraneo.

la stabilit dellEgitto che ci protegger dallattacco dellautoproclamatosi stato islamico. la stabilit del pi importante Paese della costa settentrionale dellAfrica che dobbiamo proteggere, per tutte le ragioni politiche, economiche, strategiche che toccano lItalia: la crisi libica, le migrazioni, il contenimento dellintegralismo di marca islamista.

La stabilit la nostra trincea e per mantenerla dobbiamo ingoiare bocconi amari. La Realpolitik razionale, seria. La ricerca di verit e giustizia sul caso Regeni carica di troppo idealismo. Che cosa intendiamo, per, per stabilit? Siamo sicuri, dal punto di vista concettuale e da quello storico, che la stabilit debba essere coniugata a un atteggiamento morbido verso le violazioni dei diritti umani e civili? Siamo sicuri che la stabilit si costruisca e si mantenga con il pugno duro, e con un sistema istituzionale e politico autoritario?

La stabilit insostenibile dellEgitto
La recente storia egiziana ci mostra che non cos. Gi in passato la stabilit del regime egiziano stata erroneamente ritenuta sostenibile, dimenticandosi che sostenibilit e stabilit sono due concetti distinti, dove il primo molto pi ampio, profondo e lungimirante del secondo.

Durante lepoca di Hosni Mubarak - decenni segnati da autoritarismo, repressione ed esclusione politica - lItalia ha speso molte energie per sostenere la stabilit egiziana. Una stabilit molto cara anche in termini di diritti umani, il cui perseguimento ha spesso agito a danno della sostenibilit del regime, entrato infatti in crisi allinizio del 2011.

Quanti si sono affannati nel ricercare quella stabilit che rende il terreno fertile al business non lo hanno fatto avendo pensieri di lungo periodo. Hanno preferito accontentarsi di conservare il business as usual, ignorando tutti i segnali che mostravano che il popolo egiziano non era interamente rappresentato dai politici o dagli imprenditori autorizzati e sponsorizzati dal regime a fare affari con noi.

Oltre a questi cerano quei cittadini ridotti da anni in stato di sudditanza. Persone non solo escluse dalla vita politica, ma anche private dei loro diritti e dei pi semplici servizi che garantiscono una vita degna. Egiziani in un continuo stato di paura e terrore causato dallapparto di sicurezza che servendosi di repressione e cooptazione ha tenuto sotto controllo non solo i Fratelli Musulmani - clandestini fino al 2011 e nuovamente dalla fine del 2013 - ma anche gli attivisti di sinistra e ogni voce stonata rispetto al coro ufficiale.

Gruppi, questi ultimi, che riuscivano comunque a far venire a galla un certo malcontento sfociato in tentativi di manifestazioni o proteste sindacali brutalmente represse sul nascere, come hanno sempre denunciato le pi attente Ong attive sul campo, e ignorate da un Occidente superficiale.

Una parte di mondo cieca anche ai pi evidenti segnali di turbolenza messi a nudo, nel 2004, dalle manifestazioni di strada organizzate da Kifaya. Un movimento che ha avuto il merito di mettere in luce una montante insoddisfazione che metteva in pericolo la stabilit di facciata. Uninsoddisfazione condivisa da milioni di giovani egiziani disoccupati, umiliati e privati di dignit e diritti che impossibilitati a trovare una qualsiasi realizzazione hanno trovato infine il coraggio di battere la barriera della paura per rivendicare i diritti che gli erano stati sottratti.

La goccia che fece traboccare il vaso fu la morte di Khaled Said, un giovane attivista pestato a morte, nel giugno 2010, da due poliziotti alluscita di un internet caff. La sua tragica fine spinse i giovani a ribellarsi al dittatore di turno, facendo crollare la facciata di stabilit dietro la quale si barricava il regime.

LEuropa nato sullo stato di diritto
Senza mettere in discussione il rapporto stretto tra stabilit e assenza di diritti, siamo sicuri che la Realpolitik protegga pi i nostri interessi di quanto non li protegga una posizione chiara verso i diritti?

A sorreggere la nostra tesi una riflessione sulla storia europea. Sino al 1945, lEuropa stata al centro di un '900 percorso da due guerre mondiali, la fine dellimperialismo classico, una crisi economica profondissima, due tra le peggiori ideologie razziste e almeno tre dittature, e la vergogna eterna della Shoah.

LEuropa della crisi dei diritti stata una peste che ha infiammato tutto il mondo. Dopo la seconda guerra mondiale, la parte occidentale dellEuropa risorta attraverso una stagione rivoluzionaria poggiata sulle costituzioni e sulla protezione dei diritti fondamentali: una stagione che ha avuto proprio nellItalia e nella Germania i due esempi pi interessanti.

una sintesi che avrebbe bisogno di una riflessione pi complessa, certo. Parla, per, di una realt incontrovertibile: la stabilit dellEuropa si legata del tutto e in maniera indissolubile al sostegno degli Stati di diritto e allaffermazione dei diritti umani e civili.

Lo dimostrano le due instabilit degli scorsi decenni: la caduta del sistema dei satelliti dellUnione Sovietica, causata dallassenza delle libert, e la disgregazione della Jugoslavia, dissolta anche per il peso di una crisi della rappresentanza. A darci la prova del nove lattuale crisi dellEuropa, che trova proprio nellindebolimento dei diritti il suo vulnus, nel modo in cui affronta le migrazioni.

Rivoluzione della nostra politica mediterranea
Ci che applichiamo a allEuropa, va applicato - come chiedono le Convenzioni internazionali nate non casualmente dopo la seconda guerra mondiale - al resto del pianeta. A meno che non si voglia credere veramente alla follia che gli arabi non siano costituzionalmente portati alla democrazia, o credere a chi - tra coloro che detengono il potere nelle capitali arabe - afferma che ci sia ancora bisogno di decenni per portare la democrazia in Medio Oriente e Nord Africa.

La stabilit araba , per citare l'intellettuale libanese Samir Qassir, inversamente proporzionale alla infelicit araba. Solo la difesa dei diritti e una posizione ferma verso le autocrazie al potere e le controrivoluzioni in corso possono sostenere la stabilit.

Si tratta di una rivoluzione necessaria nella nostra politica mediterranea che trova il suo terreno primo proprio in Egitto. la stessa storia recente egiziana, infatti, a dirci a gran voce che la stabilit al Cairo, da dove sono mesi che arrivano gli stessi segnali allarmanti che hanno anticipato lo scoppio della rivoluzione del 2011, non parla la lingua delle violazioni dei diritti.

Paola Caridi analista e scrittrice, autrice di Gerusalemme senza Dio. Ritratto di una citt crudele, Feltrinelli 2013 (@invisiblearabs).
Azzurra Meringolo ricercatrice presso lo IAI e caporedattrice di Affarinternazionali. Coordinatrice scientifica di Arab Media Report. Potete seguirla sul suo blog e su twitter a @ragazzitahrir
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4 commenti

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  • Link al commento ArlenemomIQ Sabato, 22 Luglio 2017 19:22 inviato da ArlenemomIQ

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  • Link al commento ArlenemomIQ Sabato, 22 Luglio 2017 08:49 inviato da ArlenemomIQ

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  • Link al commento ArlenemomIQ Venerdì, 21 Luglio 2017 23:25 inviato da ArlenemomIQ

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