Giovedì, 18 Febbraio 2016 13:57

Il terrore torna in Turchia

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Il terrore è tornato a colpire la Turchia.


Mercoledì sera un’autobomba è esplosa nel cuore di Ankara, a poche centinaia di metri dai luoghi del potere e delle sedi dei comandi delle

Forze armate, causando 28 morti e 61 feriti. L’obiettivo erano i militari, come dimostra il fatto che 27 dei morti fossero soldati.

Giovedì mattina il primo ministro Ahmet Davutoğlu, al termine di un incontro con il capo di Stato maggiore della Difesa Hukusi Akar, ha confermato le indiscrezioni di stampa sull’identità dell’attentatore. Si tratta di Salih Necar, rifugiato siriano membro delle Ypg curde, organizzazione terroristica affiliata al Pkk.


Il Pyd, principale partito del Kurdistan siriano del quale le Ypg costituiscono il braccio armato, ha però smentito la paternità dell’attentato. Dal canto suo, in un comunicato, il Pkk ha parlato di una possibile “rappresaglia” contro la politica dell’Akp nella regione curda, pur affermando di non sapere chi abbia realizzato l’attacco.


Al momento è impossibile valutare se le accuse del governo turco contro le Ypg corrispondano al vero. In ogni caso, anche se l’attentato fosse opera delle milizie curdo-siriane, difficilmente queste ultime lo rivendicherebbero.


Finora sono state capaci di guadagnarsi l’appoggio militare degli americani (e dei russi) e il sostegno dei media occidentali. Rivendicare un’azione terroristica come quella di Ankara sarebbe chiaramente un clamoroso errore mediatico.


La guerra tra lo Stato turco e il Pkk/Pyd sembra aver raggiunto il punto di non ritorno. Ieri sera l’aviazione di Ankara è tornata a bombardare le postazioni del Pkk in Iraq, mentre questa mattina un attacco contro un mezzo militare turco a Diyarbakır ha provocato 7 morti. La situazione involve a vista d’occhio.


Da tempo il Pkk aveva promesso di portare il terrore nelle grandi città. E nell’ultimo numero della sua rivista in turco, Kostantiniyye, lo Stato Islamico aveva minacciato i militari turchi. “Infedeli” e al soldo della Nato.


Il cerchio del terrore, dunque, si stringe introno alla Turchia. Proprio mentre Ankara valuta la possibilità di realizzare un intervento militare in Siria volto a eliminare le 2 principali minacce alla propria sicurezza: il Pkk/Pyd e l’Is.


È ancora presto per valutare l’impatto dell’attentato di Ankara sulla strategia turca in Siria e nella regione curda. Già questa mattina, però, Davutoğlu ha chiesto a gran voce agli “alleati” di tagliare i ponti con i terroristi curdi.


Per la Turchia, è diventato se possibile ancor più vitale recidere il legame perverso tra gli Stati Uniti, ai quali il primo ministro turco ha fatto un chiaro riferimento, e il Pkk/Pyd.


L’attacco ai militari potrebbe ammorbidire la resistenza dei generali turchi all’intervento in Siria ardentemente desiderato da Erdoğan, che oggi incontrerà il capo di Stato maggiore della Difesa Hulusi Akar.

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