Martedì, 16 Febbraio 2016 19:11

Le armi della Cina sulle isole contese

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Missili cinesi nei mari contesi

Sembra proprio che Pechino abbia schierato due batterie antimissile su Woody Island, un’isola delle Paracelso, l’arcipelago del Mar Cinese Meridionale rivendicato dall’Impero

del Centro, dal Vietnam e da Taiwan. Nelle stesse acque, sull’isola di Duncan, la Cina sta costruendo una base per elicotteri. Le immagini satellitari dell’apparente installazione militare cinese sono state mostrate da Fox News proprio mentre in California si chiudeva – senza menzionare Pechino – il vertice Asean.

Commenta per noi Giorgio Cuscito:

La presenza di missili terra-aria sull’isola artificiale di Woody (per i cinesi Yongxing, nell’arcipelago delle Paracel) conferma la risolutezza con cui Pechino sta affermando la sua sovranità nel Mar Cinese Meridionale.

Il controllo di questo strategico bacino d’acqua è conteso con Vietnam, Taiwan, Filippine, Brunei e Malaysia, i quali sono impegnati nella costruzione delle medesime infrastrutture erette dall’Impero del Centro, seppur con minor vigore.

L’installazione dei missili da parte di Pechino non è una notizia sorprendente.

Del resto sull’isola di Woody, rivendicata anche da Taipei e Hanoi, sono state già costruiti una pista d’atterraggio lunga quasi 3 chilometri, un presidio militare, quattro grandi hangar e sistemi di comunicazione. Entro un anno l’azienda energetica Sinopec vi costruirà anche una stazione di servizio.

Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha affermato: “mi auguro non sia il tentativo di certi media occidentali di fabbricare notizie, questi si dovrebbero concentrare sui servizi pubblici offerti dalla Cina nel Mar Cinese Meridionale”…“la costruzione di strutture difensive, limitate e necessarie, sulle isole artificiali rientra pienamente nel diritto di autodifesa di un paese in accordo con il diritto internazionale, Non è criticabile”.

Tradotto: queste sono le nostre isole e non siamo noi che vogliamo alzare la tensione in Asia Pacifico.

In tal senso, le operazioni condotte negli ultimi mesi dalle Forze armate Usa in prossimità delle isole artificiali in nome della libertà di navigazione e gli accordi militari tra americani e paesi vicini rappresentano dalla prospettiva di Pechino l’assist per proseguire le attività sulle isole artificiali.

La Cina non lo ammetterà, ma sta imprimendo una forte accelerazione alla militarizzazione del Mar Cinese Meridionale. Se i paesi dell’Asia Pacifico – con il sostegno degli Usa – seguiranno la stessa strada, questo bacino d’acqua rischia di diventare molto presto una vera polveriera.

Aggiunge Alberto de Sanctis:

Il (presunto) dispiegamento di una coppia di batterie missilistiche HQ-9 nel Mar Cinese Meridionale testimonia la crescita dell’influenza cinese nell’area.

Gli HQ-9 sono missili terra-aria a medio-lungo raggio molto simili agli S-300 russi che sfruttano un radar a scansione elettronica attiva potenzialmente in grado di individuare anche gli aerei di quinta generazione.

Stando alle immagini satellitari, le prime due batterie sono state posizionate su Woody Island, isola dell’arcipelago delle Paracelso che già ospita una squadriglia di caccia da superiorità aerea J-11: con ogni probabilità, nel corso dei prossimi mesi altre batterie faranno la propria comparsa sulle restanti installazioni cinesi nel bacino, fino a costituire un sistema antiaereo integrato capace di difendere l’intera zona.

Pechino non si limita a potenziare le difese contro le minacce aeree: sono della scorsa settimana le immagini satellitari relative ai lavori di costruzione di basi per elicotteri su Duncan Island, sempre nelle Paracelso, che possono ospitare i nuovi velivoli antisottomarino Z-18F. Grazie al loro raggio di 450 miglia nautiche, questi apparecchi saranno in grado di raggiungere facilmente le acque territoriali del Vietnam, paese che ha puntato (anche) sul potenziamento della propria flotta subacquea per rispondere alla crescente assertività di Pechino nel Mar Cinese Meridionale.

La costruzione di ulteriori piazzole sulle altre installazioni artificiali nel bacino consentirà agli elicotteri cinesi di muoversi agilmente fra gli arcipelaghi per pattugliare le acque contese ed affrontare eventuali minacce sommerse. Ma il rafforzamento delle difese antiaeree e antisommergibile cinesi nell’area può anche rispondere al tentativo di creare un santuario per i propri sottomarini nucleari equipaggiati con missili balistici intercontinentali, che costituiscono la componente marittima della triade nucleare di Pechino.

Secondo l’Office of Naval Intelligence della Marina Usa, da un punto di vista acustico questi battelli sono fermi ai livelli dei sottomarini russi classe-Delta III di fine anni Settanta. Di qui la necessità di tenerli al riparo, in prossimità della cosa cinese e dei suoi sistemi difensivi, in attesa di disporre di mezzi più performanti con cui addentrarsi nell’Oceano Pacifico e nell’Oceano Indiano ed effettuare missioni di pattugliamento strategico.

Per approfondire:
Le sfide geopolitiche della Cina nel 2016, carta di L. Canali
Il Vietnam tra Cina e Usa, il numero di Limes sulle contese dei mari cinesi viste da Hanoi
La gara dei castelli di sabbia, di Asiaticus
La Cina costruisce delle isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale, ma non è l’unico né il primo paese dedito a tale attività. I dubbi sull’efficacia di questa impresa e sugli obiettivi strategici di Pechino, connessi alle vie della seta. Le reazioni americane.


Il fronte del Venezuela

Mossa a sorpresa del presidente Nicolas Maduro, che, di fronte alla profonda crisi economica del suo paese, ha nominato l’uomo d’affari Miguel Perez a vicepresidente con delega all’economia. Perez, già capo dell’associazione degli industriali venezuelani, viene descritto come più liberale del predecessore, Luis Salas, durato solo un mese in carica.

Ha scritto su Limesonline Danilo Manera:

Per approfondire:
Nuove geometrie in America Latina, carta di L. Canali


Jacenjuk vuol dire fiducia

Crisi di governo sfiorata a Kiev, dove il premier Jacenjuk è sopravvissuto a una mozione di sfiducia (che non ha ottenuto i necessari 226 voti alla Rada), al termine di una settimana in cui il presidente Poroshenko ha cercato di liberarsi del primo ministro.

Forti dei 27,5 miliardi di dollari raccolti per salvare il paese dalla bancarotta, Ue e Usa hanno fatto pressioni su Kiev affinché questa crisi si chiuda con un rimpasto nell’esecutivo, per far entrare più figure orientate alle riforme. Le oligarchie che sostengono l’attuale governo sembrano aver recepito il messaggio, per non perdere il sostegno finanziario occidentale, ma l’instabilità a Kiev è all’ordine del giorno.

Per approfondire:
Nelle Ucraine divise si balla sempre il valzer degli oligarchi, di E. Pynchocki
Viaggio nel paese semidistrutto dalla guerra, dove la ricostruzione appare ancora un miraggio. Gli epigoni di Janukovych dominano nel Sud-Est. L’influenza del Nord-Ovest nazionalista si estende a Kiev e al Centro. Il caso Baloghistan.
Donec’k e Luhans’k, prove tecniche d’indipendenza, di A. Sansoni
In attesa della riforma costituzionale ucraina, le due regioni russofile del Donbas si danno strutture da Stato autonomo. Gli aiuti di Mosca. Gli equilibrismi europei. Lo Stato Islamico salta sul carro (armato) di Kiev.


Fortezza Austria

Vienna ha ripristinato i controlli in 12 valichi di frontiera con l’Italia, l’Ungheria e la Slovenia. Il ministro degli Interni austriaco ha inoltre annunciato l’istituzione di quote giornaliere e orarie di migranti da accettare nel paese, modellate su quelle create dalla Germania.

Dopo la proposta ungherese di sigillare i confini macedoni con la Grecia per fermare il flusso di migranti, la mossa austriaca è un altro colpo al tentativo dell’Ue di forgiare una politica comune sui rifugiati e incentiverà ulteriormente i paesi membri a prendere iniziative unilaterali.

Per approfondire:
Fortezza Europa contro i migranti, carta di L. Canali
Requiem per Schengen, di F. Maronta
Con pericolo jihadista e flussi migratori avremo a che fare a lungo. Chiudere ognuno le proprie frontiere per frenarli sposta indietro le lancette dell’integrazione. A rischio la libera circolazione di persone e cose, la lenta ripresa economica e il peso geopolitico dell’Europa.


Intanto, nel mondo…

• In Uruguay è iniziata la coltivazione legale della marijuana. La vendita è attesa entro metà di quest’anno.
• Prima frenata per l’intesa sul petrolio di ieri tra Russia e Arabia Saudita: l’Iran dice che opporrà resistenza ai tentativi di congelare la produzione.
• Human Right Watch denuncia un aumento del reclutamento di bambini soldato da parte dei taliban in Afghanistan.
• Il parlamento francese proroga lo stato d’emergenza per altri 3 mesi.


Presto qui gli anniversari geopolitici del 17 febbraio

1600 – Muore Giordano Bruno

1863 – Viene fondata a Ginevra la Croce Rossa

1904 – Nasce Hans Morgenthau

1909 – Muore Geronimo, capo indiano degli Apache

1979 – La Cina invade il Vietnam

2008 – Il Kosovo si dichiara Stato indipendente

2011 – In Bahrein vengono represse le rivolte sull’onda della Primavera araba


Hanno collaborato Lorenzo Noto e Luciano Pollichieni.

Carta di Laura Canali animata da Marco Terzoni.

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