Lunedì, 15 Febbraio 2016 19:24

ISPI US Election Watch

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Con le primarie in Iowa e New Hampshire, la corsa verso la Casa Bianca è entrata nel vivo. Per monitorare  e analizzare le tappe principali del processo che culminerà il prossimo

novembre,  l’ISPI ha inaugurato “US Election Watch”, una serie di pubblicazioni e eventi – organizzati anche in collaborazione con il Consolato americano e il Centro Studi Americani - dedicati alla competizione elettorale.

 

Il Focus “Iowa: le prime sorprese delle primarie Usa” (qui sotto) è stata la prima pubblicazione realizzata, seguiranno altri approfondimenti e Dossier con i contribuiti di analisti di think tank e università europee e americane.

 

 

Iowa: le prime sorprese delle primarie Usa

È cominciata ieri dall’Iowa la lunga corsa elettorale che porterà nel novembre di quest’anno all’elezione del 45esimo presidente degli Stati Uniti. I risultati di questo primo turno elettorale hanno rimesso in discussione molte delle aspettative maturate negli scorsi mesi: in campo repubblicano si è imposto il texano Ted Cruz (27,7%), mentre il “fenomeno Trump” si è fermato al secondo posto (24,3%), distanziando di poco la “sorpresa” Marco Rubio (23,1%). In campo democratico, invece, un sostanziale pareggio tra la grande favorita Hillary Clinton (49,9%) e l’outsider Bernie Sanders (49,5%), il senatore indipendente del Vermont che nelle ultime settimane sembra aver catturato il cuore di molti degli elettori più liberal.

Con questo Focus, ISPI inaugura “US Election Watch”, una serie di pubblicazioni e iniziative dedicate alla competizione elettorale che culminerà il prossimo novembre.

Repubblicani: due vincitori e un vinto

Ci si è interrogati a lungo sull’inarrestabilità del “fenomeno Trump”: il miliardario che fa appello alla pancia della popolazione Usa era dato dai sondaggi saldamente in testa alla compagine repubblicana (35,8%), mentre il senatore del Texas Ted Cruz era dato al secondo posto (19,6%), seguito dal senatore della Florida Marco Rubio (10,2%). Il risultato dell’Iowa ha in parte disatteso le aspettative: pur arrivando terzo, Marco Rubio si è rivelato il vero vincitore del caucus, collocandosi poco dietro a Trump e cominciando a dare attuazione alla strategia del 3–2–1: arrivare terzo in Iowa, secondo in New Hampshire e primo in Nevada/South Carolina. Secondo Mario Del Pero, Sciences Po (qui l’intervista completa), «Ted Cruz e Marco Rubio possono dichiararsi entrambi, seppur in modi diversi, vincitori. Il vantaggio di Cruz è più psicologico che effettivo (ha ottenuto 8 delegati rispetto ai 7 ottenuti da Trump e Rubio). Rubio, invece, si è mostrato capace di ottenere un buon risultato in uno stato a lui non particolarmente congeniale. Se questo risultato dovesse confermarsi in New Hampshire il senatore della Florida emergerebbe come il candidato ideale sul quale sia l’establishment che i finanziatori repubblicani potrebbero convergere». Nonostante il risultato di Trump, il voto in Iowa – continua Del Pero – certifica la presenza di sentimenti anti–establishment in entrambi gli schieramenti.

 

Antipolitica e giovani fermano Hillary

Nonostante non vi sia un vero vincitore – l’elettorato si è spaccato letteralmente a metà, con un 49,9% a favore di Hillary Clinton e un 49,5% per Bernie Sanders – in questo caso il vincitore “politico” sembra essere il candidato che non si è classificato primo, vale a dire il “socialista” Bernie Sanders. Considerato un outsider fino a pochi mesi fa, soprattutto a paragone della potente macchina politica Clinton, il candidato più a sinistra dei democratici ha scalato nelle ultime settimane i sondaggi, arrivando al 37,2% contro il 51,6% di Clinton, dimostrandosi capace di raccogliere il voto di protesta tra i democratici. In Iowa, il senatore settantacinquenne del Vermont è riuscito ad attrarre il voto dei più giovani (l’84% degli under 30 ha votato per lui), tallone d’achille di Hillary Clinton.

 

Quanto è importante vincere in Iowa?

Osservando i trend elettorali passati, si può dedurre che l’Iowa conti più per la spinta psicologica che può imprimere al resto della corsa elettorale che non per motivi più razionali come aritmetica o calcolo politico. Guardando ai risultati dagli anni ’70 a oggi, nel caso dei democratici, in sei occasioni su otto il vincitore dell’Iowa si è poi aggiudicato la nomination durante la convention del partito. Il caso più celebre è proprio quello di Barack Obama, che nel 2008 si affermò, a sorpresa, sulla candidata favorita Hillary Clinton, approfittando poi di quello che nel gergo politico americano viene definito momentum, vale a dire quella “spinta” mediatica ed economica che trascina il resto della campagna verso la vittoria. Nel campo repubblicano, negli ultimi quarantacinque anni solo in tre casi su sette chi si è affermato al caucus in Iowa ha poi effettivamente ottenuto la nomination del partito.
Per una guida al peculiare sistema di voto in Iowa si veda qui.

 

I prossimi appuntamenti e la variabile Bloomberg

Spenti i riflettori sull’Iowa, i candidati dei due schieramenti si stanno preparando per i prossimi dibattiti televisivi. In campo democratico la sfida sarà tra Clinton e Sanders (O’Malley ha optato per il ritiro) il prossimo 4 febbraio; i repubblicani faranno lo stesso il 6 febbraio. Queste occasioni saranno importanti per osservare eventuali cambiamenti di strategia, in vista del prossimo appuntamento elettorale fissato per il 9 febbraio in New Hampshire. Inoltre, un nuovo candidato potrebbe decidere di partecipare alla corsa alla Casa Bianca da indipendente: si tratta di Michael Bloomberg, magnate dell’industria dei media, sindaco di New York dal 2002 al 2013. Bloomberg, ex repubblicano, indipendente dal 2007, è stato uno dei pochissimi sindaci repubblicani(insieme a Rudy Giuliani e Fiorello La Guardia) eletti in una città tradizionalmente democratica come New York. Forse è per questo che, commentando la sua probabile candidatura, i media amano citare Frank Sinatra quando diceva “If you can make it in New York you can make it everywhere”. Ad oggi, però, i sondaggi della stessa Bloomberg news agency sembrano remare contro il suo sogno presidenziale, come riporta Politico.

 

 

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