Lunedì, 15 Febbraio 2016 19:23

Siria: ultima chiamata per la pace, senza rinvii

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(di Stefano Polli) (ANSAmed) - ROMA, 16 FEB - Come in un macabro gioco dell'oca,la crisi siriana fa un passo avanti e molti passi indietro. E siavvicina pericolosamente ad un punto
di non ritorno.

La matassa dei mille conflitti che si intrecciano tra Siria eIraq è sempre più intricata e complessa e orami nessuno sembrapiù in grado di trovarne il bandolo e di orientarsi nellaricerca di una soluzione politica: si passa da una speranzaflebile per un difficile stop alle ostilità al tragico massacrotra scuole e ospedali, dalle promesse per il dialogo di pace edi corridoi umanitari alle minacce di nuovi arrivi e nuovipartecipanti alla ressa siriana.

La diplomazia sembra impotente di fronte ai mille e diversiinteressi che i tanti attori cercano di perseguire incurantidelle conseguenze delle loro azioni non soltanto in MedioOriente ma anche per gli interi equilibri globali.

Si parla sempre meno dell'Isis che continua a prosperare trauna battaglia e l'altra, senza che la comunità internazionalesia in grado di costruire una vera coalizione degna di questonome. I bombardamenti russi e siriani si concentrano sui ribellial regime di Assad, quelli turchi sui curdi e quelli aereiamericani non sembrano così efficaci e così convinti.

E' evidente però che le bombe non possono essere lasoluzione. Ma è altrettanto vero che i negoziati sono frenati,se non bloccati in una guerra che, per certi versi, riporta, atratti, ai toni dimenticati della guerra fredda.

La guerra per procura tra sciiti e sunniti rischia didiventare qualcosa di più grosso e più complicato con unacontrapposizione tra Usa e Russia che ogni giorno appare piùevidente.

L'annunciata discesa in campo dell'Arabia Saudita, che ha giàspostato alcuni F-15 nella base turca di Incirlik e che minaccial'uso delle truppe di terra, potrebbe rappresentare il terribilesalto di qualità di una guerra che rischia di sfuggiredefinitivamente al controllo dei suoi protagonisti e renderetragicamente attuali le parole del ministro della difesaisraeliano Moshe Yaalon: "Sappiamo come fare una frittata da unuovo, ma non come fare un uovo da un frittata".

La frittata è quasi pronta e per la comunità internazionalequesta è l'ultima occasione per ritrovare il bandolo della pace.

E' l'ultima chiamata per raggiungere la pace. Ma tuttidovrebbero rinunciare a qualcosa: la Russia e la Siria fermarela loro escalation militare, Barack Obama decidere finalmente diimpegnarsi e riprendersi concretamente quel ruolo che VladimirPutin gli ha strappato in questo angolo di mondo, Teheran e Riadriflettere bene sugli scenari terribili che si aprono in seguitoalla loro "proxy war" senza quartiere. E tutti insieme sedersial tavolo della politica e concentrarsi di nuovo nella lottaall'Isis.

Adesso, senza più rinvii.

E forse, anche l'Europa, se ne è capace, potrebbe realizzareche questa è la grande occasione per costruire una vera politicaestera e di sicurezza comune. Servirebbe un colpo di reniall'altezza della storia europea. Quando se non adesso, difronte alla minaccia del terrorismo, alla crisi dei migranti e aun mondo che cambia molto velocemente? Lo può fare l'Europadi oggi alle prese con i calcoli del rapporto tra Pil e deficite con la costruzione di muri e barriere al suo interno?Purtroppo l'Europa di oggi sembra non avere idee, coraggio evolontà comune. Sembra lontana dagli ideali che sono alla basedella sua costruzione. E' un'Europa senza memoria. E moltoprobabilmente, se continua così, anche senza futuro.

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