Lunedì, 15 Febbraio 2016 10:09

Azione e pensiero: due artisti albanesi a Torino

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Classe 1970, figlio d’arte, Helidon Xhixha lascia Durazzo per studiare arte a Milano e diventa presto noto per le sue opere in acciaio inossidabile, eccezionali accostamenti di metallo e luce che

lo portano a esporre le sue creazioni in tutto il mondo. Alcune sono oggi opere pubbliche, situate in diverse città in Italia e all’estero. Tra gli ultimi lavori si ricorda il monolite d’acciaio a forma di iceberg alto tre metri che ha navigato i canali di Venezia lo scorso maggio contestualmente alla 56° Biennale d’Arte della città. Una denuncia insieme sugli effetti del riscaldamento climatico e sulle mastodontiche navi turistiche che affollano e soffocano la laguna. All’interno di ExpoinCittà invece, all’aeroporto di Malpensa, è ancora visitabile fino al 30 aprile 2016 Everlasting, un’installazione omaggio all’Ultima cena di Da Vinci. Di fronte a una riproduzione in nove pannelli del cenacolo, sono poste dodici colonne d’acciaio scintillante a rappresentare gli apostoli, una più grande a richiamare la figura di Gesù Cristo e una in acciaio patinato, Giuda Iscariota, a rompere l’equilibrio, per spezzare quell’universalità pura che, ha dichiarato l’artista, “si trova oltre la superficie splendente dell’opera, così come accade tra le diverse religioni e credenze”.

L'Iceberg di Helidon Xhixha alla 56. Biennale di Arte di Venezia

Alfred Mirashi, in arte Milot (in onore della città che gli ha dato i natali) lascia l’Albania con l’esodo del 1991, lavora in diverse città d’Italia prima di iscriversi all’Accademia di Brera, avviando quegli studi che nell’Albania socialista gli erano stati negati a causa delle “colpe” dei genitori. Il tema ricorrente dell’opera di Milot è la chiave, emblema insieme di apertura e chiusura. Chiavi, dipinte o scolpite, di metallo o di tessuto, contorte o arrugginite,

Orange Scultura 2013 - Alfred Milot Mirashi

inutilizzabili. Chiavi che sono allo stesso tempo simbolo di chiusura, di barricamento in cerca di protezione, ma anche di apertura, comunicazione culturale, sociale, religiosa. Un incontro nel segno dell’arte, in grado di incorporare dentro uno stesso quadro testimonianze artistiche archeologiche e contemporanee. Quelle chiavi così ossessivamente riproposte, universali a causa delle torsioni che le rendono inadatte a qualsivoglia porta, attraversano la sua opera tutta, originata da una forte identità nazionale e “mediterranea”, altro elemento ricorrente nell’opera dell’artista. I suoi lavori sono impregnati tanto delle sue origini quanto delle sue personali esplorazioni del mondo, dai capolavori classici, dai colori vivi e cangianti della tradizione mediterranea, alle contaminazioni con l’arte contemporanea occidentale.

Parte anche da questo rapporto con la tradizione e la memoria, dall’accostamento tra passato e presente, tra l’arte classica e contemporanea, la mostra “Azione e Pensiero” inaugurata il 15 gennaio 2016 nelle sale Juvarriane dell’Archivio di Stato di Torino. Come suggerito dallo stesso titolo della mostra, l’opera è azione, ma anche frutto del pensiero.

I lavori dei due artisti poggiano su materiali e procedimenti diversi, sculture di acciaio lucide perfettamente specchianti o deformanti per Waves of Light e CelestialPath di Xhixha, metalli scabri o morbidi tessuti per l’Angolo Mediterraneo e Il mio giocattolo di Milot, ma sono accomunati dalla riflessione che propongono sulla società moderna e sulla realtà scultorea e artistica contemporanea. Dentro a Palazzo Reale, le creazioni dei due artisti dialogano tra loro, giovandosi del raro allestimento della sala, che ospita le creazioni in legno di Filippo Juvarra. A dimostrazione di come antico e moderno, italiano e albanese, possono non solo convivere, ma arricchirsi a vicenda.

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