Domenica, 14 Febbraio 2016 17:30

Migranti: 9 siriani su 10 in povertà in Giordania e Libano

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(di Chiara Rancati)
PARIGI - I rifugiati siriani che continuano ad affluire in Libano e Giordania sono sempre più a rischio di povertà, e non hanno opportunità economiche per inserirsi

in un mercato del lavoro già colpito da elevati tassi di disoccupazione. E' l'allarme lanciato da un rapporto di Banca Mondiale e Unhcr, presentato a Parigi.
Secondo i calcoli dello studio, basati su dati di fine 2014, quasi il 70% dei rifugiati siriani in territorio libanese o giordano vive sotto la soglia internazionale di povertà, fissata a 5,25 dollari al giorno di potere d'acquisto equivalente. Dato che sale al 90% se si considera la soglia di povertà nazionale fissata dai due Stati, invece del parametro internazionale.
Inoltre in Giordania, su cui esistono anche dati più aggiornati, la percentuale di rifugiati poveri è nettamente aumentata dal 2014 al 2015, arrivando a quota 73%.
La questione della povertà ha poi una dimensione diacronica, dato che per la maggior parte dei siriani giunti nei Paesi limitrofi lo spostamento sarà di lunga durata. Lo studio esamina quindi anche il tasso di vulnerabilità alla povertà, ovvero la probabilità che un soggetto si trovi ad essere povero a un anno dalla rilevazione. Tra i rifugiati in Libano e Giordania emergono così tre categorie: i "solidamente non poveri", che non lo sono oggi e non rischiano di diventarlo, pari al 10-11% della popolazione; i "solidamente poveri", che lo sono oggi e lo saranno ancora tra un anno, pari al 35-35% della popolazione; la fascia a rischio, di persone che oscillano intorno alla soglia di povertà e scivolano facilmente da sopra a sotto, pari al restante 54%. L'ampiezza di quest'ultima categoria, sottolineano gli autori dello studio, mostra l'importanza di "politiche flessibili" e capaci di adattarsi all'evoluzione della situazione sul campo, spesso molto rapida.
I rifugiati siriani, spiega ancora il rapporto, non sono un campione rappresentativo di quella che era la popolazione della Siria prima della guerra, ma ne rappresentano una versione più fragile: famiglie più numerose, con più bambini piccoli e più donne, un livello medio di istruzione inferiore e una maggiore percentuale di lavoratori agricoli. Inoltre, queste popolazioni si sono mosse da aree povere della Siria ad aree povere dei Paesi limitrofi, in cui le opportunità lavorative sono scarse anche per i locali. Per questo, sottolineano gli esperti della Banca Mondiale, aiutarli ad acquisire nuove competenze professionali porta scarso beneficio sul breve termine, anche se resta un elemento importante per la loro integrazione futura. In questo contesto, conclude lo studio, "le dimensioni del fenomeno rendono l'assistenza umanitaria sempre meno sostenibile, e il potenziale per le politiche di sviluppo è basso". Occorre quindi ripensare i sistemi di sostegno ai due Paesi ospiti, che negli scorsi anni hanno dovuto aumentare il loro debito estero per far fronte alla situazione. "I Paesi confinanti con la Siria hanno dimostrato un'ammirevole generosità, che però comincia a diventare insostenibile", ha commentato il vicedirettore dell'Unhcr per il Medio Oriente,
Francois Reybet-Degat, auspicando che si trovi un modo per affrontare questa situazione di crisi "in un modo che sia benefico anche per le comunità e gli Stati ospitanti". 

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1 commento

  • Link al commento DorothyAffexUY Lunedì, 17 Luglio 2017 18:37 inviato da DorothyAffexUY

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