Domenica, 14 Febbraio 2016 14:11

Migrazioni: i paesi dell’Est pianificano un piano B da presentare a Bruxelles

Scritto da 
Vota questo articolo
(0 Voti)

Di Massimo Congiu, storico e giornalista 

 

La crisi dei migranti è uno dei temi principali nell’agenda dei quattro paesi del gruppo di Visegrad (Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Polonia) che si

incontrano oggi a Praga per formalizzare una posizione comune con la quale presentarsi al Consiglio Ue del 18-19 febbraio.

La convergenza dei punti di vista in materia di migrazione tra questi paesi appare sempre più evidente e in contrasto con le indicazioni che arrivano da Bruxelles. I leader discuteranno la proposta ceca di creare una linea di frontiera di riserva (Piano B) che se dovesse passare per il confine di Bulgaria e Macedonia – i cui rappresentanti sono stati inviati a Praga – limiterebbe considerevolmente il ruolo della Grecia nel fermare o per lo meno arginare il flusso migratorio. Secondo il primo ministro slovacco Robert Fico la Macedonia e la Bulgaria possono oggi svolgere un’azione cruciale nella difesa dei confini di Schengen, tanto più che a suo avviso Atene non rispetta i compiti previsti dal Trattato.

Per il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó il problema dell’immigrazione illegale è troppo grave perché l’Unione europea continui ad essere prigioniera – da almeno un anno – del “politicamente corretto” che impedisce di guardare in faccia la realtà e porta alla stigmatizzazione di quanti dicono come stanno veramente le cose. “Il governo ungherese dice da sempre quello che pensa e fa quello che dice” chiarisce il capo della diplomazia di Budapest secondo il quale le critiche rivolte all’esecutivo di cui fa parte si sono rivelate prive di fondamento, e i fatti hanno dimostrato che in questa crisi l’unica via percorribile è quella seguita e indicata dall’Ungheria. Una via basata sul rigido controllo delle frontiere nell’interesse del paese e di tutta l’Europa, che il primo ministro Viktor Orbán vede gravemente minacciata dall’ondata migratoria.

Con Beata Szydło nel ruolo di primo ministro, la Polonia ha dato luogo a una chiara svolta a destra e ad alcuni provvedimenti, nei campi dell’informazione e della Corte Costituzionale, simili a quelli già realizzati anni fa dalle autorità ungheresi. All’inizio di gennaio il premier Orbán ha incontrato a Niedzica, nel sud della Polonia, Jarosław Kaczyńsky, leader del partito governativo di destra Diritto e Giustizia (Prawo i Sprawiedliwość, PiS); i due hanno parlato di immigrazione, di strategie con le quali contrastare la politica comunitaria, di come rafforzare la cooperazione all’interno del V4 e il suo ruolo in Europa. Nel mentre le autorità slovacche reagivano agli incidenti di Colonia annunciando di non voler più accogliere migranti musulmani.

Il governo di Bratislava si prepara alle elezioni politiche in programma il prossimo 5 marzo ed è impegnato in una campagna elettorale che lo vede da tempo giocare la carta della difesa di un bene supremo, quale la sicurezza nazionale, e del rifiuto del sistema delle quote di accoglienza dei profughi.

Anche le autorità della Repubblica Ceca sottolineano la centralità della sicurezza nazionale: il primo ministro Bohuslav Sobotka ha affermato di recente che la crisi migranti va affrontata con uno sforzo comune a livello europeo e non con iniziative isolate. A suo avviso l’Ue deve aiutare i profughi in fuga da guerre e persecuzioni ma senza mettere a rischio la sua sicurezza. Da un recente sondaggio effettuato a dicembre dall’istituto CVVM risulta che il 60% dei cittadini cechi è contrario all’accoglienza dei profughi provenienti da paesi in guerra mentre il 30% è favorevole a patto che facciano ritorno nei loro paesi di provenienza non appena nei medesimi vengono ristabilite condizioni di normalità. Vi è da notare che dal mese di settembre il fronte dei contrari è aumentato di otto punti percentuali.

 

Su questo aspetto il ministro Szijjártó mostra di avere le idee chiare quando dice che il compito dell’Ue non è garantire ai profughi un futuro in Europa ma aiutarli alla ripresa di una vita normale nei loro paesi di origine. Di recente il capo della diplomazia ungherese ha incontrato a Budapest il suo omologo polacco Witold Waszczykowski e alla fine del colloquio ha parlato in conferenza stampa della comunanza di vedute e di interessi fra i due paesi; successivamente ha sottolineato il rapporto di amicizia esistente fra i membri del gruppo di Visegrad.

Letto 125 volte
Devi effettuare il login per inviare commenti

Powered by

Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.

  Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.