Domenica, 14 Febbraio 2016 11:12

Il lancio missilistico nordcoreano: conseguenze e prospettive

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Il 2016 segna il decimo anniversario di uno dei principali punti di svolta delle travagliate vicende della penisola coreana: quello dell'esplosione nel 2006 di un primo ordigno nucleare da parte della

Corea del Nord. Durante il decennio altri tre esperimenti hanno avuto luogo: l'ultimo, avvenuto il 6 gennaio scorso, costituisce un ulteriore salto qualitativo poiché si sarebbe trattato, così si sostiene a Pyongyang, dello scoppio di un primo temibile ordigno  termonucleare. In parallelo ai test nucleari su cui si concentra l'attenzione internazionale, Pyongyang ha sempre anche effettuato test di missili balistici volti a dimostrare che possiede anche i vettori missilistici capaci di portare tali ordigni sui loro obiettivi. Da ultimo, il 7 febbraio, ha effettuato un nuovo lancio di un missile a lunga gittata. La dimensione missilistica dei programmi militari nordcoreani merita anch'essa di essere approfondita.

A differenza di quanto avviene in campo nucleare, non vi è alcun trattato multilaterale che vieti il possesso, il lancio o la sperimentazione di missili nell'atmosfera o nello spazio extra atmosferico. Il recente lancio nordcoreano non costituirebbe dunque di per sé una violazione di norme internazionali. Nel caso specifico si è trattato del lancio per la messa in orbita di un satellite, un'attività corrente per i circa 60 paesi che appartengono alla famiglia dei paesi con capacità spaziali (space faring nations). Tecnicamente non si è trattato neppure di un vero e proprio lancio balistico poiché nemmeno una testata è rientrata nell’atmosfera: la DPRK dunque non risulta aver ancora acquisito una tecnologia per i sistemi a lunga gittata. La sperimentazione missilistica spaziale costituisce tuttavia la strada maestra per realizzare capacità nel campo dei vettori militari e non vi è dubbio che la DPRK disponga già di un vasto arsenale missilistico a raggio più ridotto con cui non esita a minacciare i propri vicini ed  i loro alleati. Il paese è sospettato inoltre di possedere capacità di sviluppo nel campo delle armi chimiche e, trovandosi sotto la ferrea guida di un regime autoritario che lo rende isolato sul piano internazionale, alimenta timori e sfiducia con un atteggiamento ermetico e imprevedibile. Sono dunque le ragioni politiche collegate a sicurezza e stabilità internazionale e regionale, piuttosto che quelle pattizie, a indurre la comunità internazionale a non consentire a Pyongyang ciò che è consentito e tollerato ad altri paesi come nei casi di India, Pakistan, e probabilmente di Israele. Paesi che si trovano sul piano normativo in posizioni simili a quella nordcoreana.

Per colmare le lacune della normativa internazionale sul fronte missilistico, la comunità internazionale ha stabilito una rete di  meccanismi volti a contrastare la proliferazione delle armi di distruzione di massa e dei loro vettori. Con riferimento specifico alla Corea del Nord, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha promulgato dopo il 2006 una serie di risoluzioni ai sensi del Capitolo 7 della Carta dell'ONU (che consente l'adozione di sanzioni che includono l'uso della forza) le quali oltre a condannare e proibire le esplosioni nucleari nordcoreane, vietano anche di effettuare  lanci di missilistici balistici. A partire dal 2009 tale divieto è stato esteso anche ai lanci "che usano tecnologia missilistica balistica", anche gli esperimenti spaziali come quello effettuato nei giorni scorsi. Sul piano della normativa generale va menzionata inoltre la Risoluzione 1540 del 2004 del Consiglio di Sicurezza, la quale estende anche ai missili il principio che la proliferazione delle armi di distruzione di massa costituisce una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale e costituisce l'appiglio giuridico per applicare il Capitolo 7 della Carta. Va anche ricordato il Missile Technology Control Regime (MTCR) un organismo plurinazionale creato nel 1987 e volto a impedire, attraverso controlli alle esportazioni, la diffusione dei vettori per armi nucleari, chimiche e biologiche. Inoltre la Proliferation Security Initiative del 2003 consente l'intercettazione  di mezzi che trasportano non solo armi di distruzione di massa  ma anche i relativi sistemi missilistici. La DPRK si trova costantemente nel mirino di tali organismi.

La condotta nordcoreana costituisce una minaccia per l'intera comunità internazionale, ma i più esposti sono la Corea del Sud, il Giappone e le forze americane dislocate nei due paesi. L'atteggiamento di Pyongyang  inizia tuttavia ad arrecare serio disturbo anche alla Russia e alla Cina. È significativo che, pur essendo questi paesi storicamente i principali protettori della DPRK, essi non abbiano bloccato le recenti risoluzioni punitive nei confronti della DPRK, cosa che come membri permanenti del Consiglio di Sicurezza avrebbero potuto fare. Di fronte alla crescente minaccia del Nord, inizia inoltre ad emergere anche nel Sud la voce, per ora minoritaria, di coloro che auspicano che Seoul si doti di capacità nucleari e missilistiche analoghe a quelle di Pyongyang, fatto che non può che accrescere il disagio di Mosca e Pechino. Ma è soprattutto tornata di attualità negli ultimi giorni la prospettiva più concreta che il Sud, con l'ausilio degli Stati Uniti, giochi ora a fondo una carta che in passato aveva esitato ad utilizzare: quella di installare sul proprio territorio un robusto sistema di difesa antimissilistica. In risposta agli ultimi esperimenti nordcoreani, Seoul e Washington hanno  preannunciato un'accelerazione del  progetto di dislocare nel Sud il sistema di difesa antimissilistica di teatro THAAD (Terminal High-Altitude Area Defense) destinato a contrastare i missili nordcoreani ma che potrebbe avere, almeno potenzialmente, analoghe capacità anche nei confronti  di sistemi missilistici russi e cinesi. Sia Mosca che Pechino hanno immediatamente protestato con Seoul per tale iniziativa la cui responsabilità ricade però sulle gesta del loro ingombrante vicino e rischia di avvicinare alle loro frontiere i sistemi antimissilistici americani in una zona che già raccoglie la massima concentrazione di forze militari al mondo. L'annuncio dello spiegamento THAAD  potrebbe quindi avere il merito di stimolare Mosca e Pechino a fermare la deprecabile corsa agli armamenti nordcoreana e divenire una nuova  base attorno cui costruire un processo negoziale che sinora non si è riusciti a far decollare. Si tratterebbe di costituire una "win-win situation" in cui i programmi nucleari e missilistici nord coreani e quelli antimissilistici del Sud si potrebbero elidere a vicenda. Di ciò beneficerebbero tutti i maggiori protagonisti, compresa l'Europa che è partner strategico ed economico dei principali attori nella regione. Proprio perché geograficamente distante dall'Asia orientale e quindi "super partes", l'UE, che già in passato ha facilitato intese nella penisola coreana, avrebbe titolo per svolgere un ruolo costruttivo analogo a quello già svolto in occasione della crisi iraniana.

Carlo Trezza è stato Ambasciatore d'Italia a Seoul, Presidente dell'Advisory Board del Segretario Generale dell'ONU per gli Affari del Disarmo e Presidente del Missile Technology Control Regime.

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