Domenica, 14 Febbraio 2016 11:11

Arte: Roma, British School ospita libanese Akram Zaatari

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(di Cristiana Missori) (ANSAmed) - ROMA, 15 FEB - E' il 1982 e la prima guerra delLibano è appena iniziata. A Saida (Sidone), si sparge la voceche un pilota israeliano si
sarebbe rifiutato di bombardare unascuola, sganciando poi l'ordigno in mare. Poche ore dopo,l'edificio viene comunque colpito da un secondo pilota. A quelrifiuto, a quel gesto di umanità, l'artista, architetto efilmmaker libanese, Akram Zaatari, dedica Letter to a refusingPilot (2013), video rivolto all'ex pilota israeliano che scelsedi non sganciare il suo carico di morte su quell'edificio.

"Aveva studiato architettura e aveva capito che per come erafatto, poteva essere una scuola o un ospedale", racconta lostesso Zaatari che venerdì sera alla British School at Rome, hapresentato il suo lavoro. La sua opera - insieme ad un secondofilmato dal titolo In this House (2005) - è infatti parte dellamostra The Archaeology of Rumour, organizzata da Marina Engel,nell'ambito della rassegna ''Meeting Architecture, Fragments'', con cui viene esplorato il sottile legame fra la memoria di unluogo e l'identità di chi lo abita, sullo sfondo di un conflittobellico.

Sidone è la città natale di Zaatari che, all'epoca sedicenne,cresce con il ricordo di quella scuola distrutta, con i raccontidelle persone e del padre che ne era direttore. ''Hagai - questoè il nome del pilota - non raccontò la sua vicenda se non ventianni dopo, nel 2002'', spiega. ''Lo fece unicamente quandoincontrò altri soldati come lui che hanno avuto il coraggio diribellarsi all'esecuzione di ordini''. Nel filmato l'artistaricostruisce la vicenda con immagini attuali della zonaristrutturata intorno alla scuola, vista attraverso gli occhi diun giovane adolescente libanese e con l'ausilio di una riccadocumentazione fotografica, vedute aeree, disegni.

In this House (2005), il secondo video nasce invece daun'altra storia: Ain el Mir, Libano del Nord, 1985. Dopo ilritiro delle truppe israeliane, il borgo diviene un avamposto.

La famiglia Dagher lasciò la casa che fu poi occupata daicombattenti libanesi fino alla fine della guerra, nel 1991.

Prima di andare via, Ali, uno dei soldati, scrive una letteraalla famiglia spiegando il motivo di quell'insediamento, di comesi fosse occupato dell'abitazione, ridando loro il bentornato.

Nascose la lettera nel mortaio di 82 mm di un B-10 e la seppellìin giardino. Anni dopo, Zaatari intervista Ali e insieme a luiva a Ain el Mir a cercare quella lettera. Letter to a RefusingPilot descrive ''l'impossibile corrispondenza tra confininemici: una lettera tra un ragazzo libanese e un pilotaisraeliano diventa possibile solo attraverso la dimensioneimmaginaria dell'arte e fino al 4 marzo prossimo sarà possibiletuffarsi in questa realtà''. (ANSAmed).

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