Sabato, 13 Febbraio 2016 20:12

Egitto. Regeni: testimoni al Nyt, ‘lo hanno preso perché pensavano fosse una spia’

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Notizie Geopolitiche –

Le autorità egiziane stanno visionando le immagini delle telecamere del luogo dove sarebbe stato sequestrato Giulio Regeni, il ricercatore italiano scomparso al Cairo la notte del 25 gennaio,

quinto anniversario dei moti di piazza Tahrir, e il cui corpo è stato ritrovato il 3 febbraio.
L’autopsia effettuata in Italia ha portato alla luce segni di pestaggi e torture condotte con cavi elettrici alla testa e ai genitali, ma ancora non si conosce come sono andati i fatti e soprattutto di chi sia la responsabilità.
Una fonte anonima, riportata dal New York Times, ha riferito che Regeni sarebbe stato “preso” da alcuni agenti di polizia al Cairo lo scorso 25 gennaio perché pensavano fosse “una spia”, e che “Era stato molto scortese ed aveva agito da duro” al fermo degli agenti.
Altre testimonianze riportate dal prestigioso quotidiano Usa hanno spiegato che gli agenti si erano concentrati su di lui perché nel cellulare erano stati trovati i contatti persone legate ai Fratelli Musulmani, movimento oggi messo al bando dalla presidenza Abdel Fatah al-Sisi, ed in particolare di “6 aprile”, l’apparato giovanile del movimento che ebbe un ruolo primario nelle proteste che portarono alla deposizione di Hosni Mubarak.
I tentativi di depistaggio e le relative smentite fatte da diversi servizi segreti egiziani indicano una diatriba interna all’intelligence del Paese nordafricano, ed è forse lì da cercare il motivo della terribile morte di Regeni: vi è infatti il sospetto che il giovane italiano sia stato spinto da un servizio segreto nelle mani di un altro per poi creare il caso e screditarlo.

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