Venerdì, 12 Febbraio 2016 14:12

“L’occidentale” Francesco e il russo Kirill si incontrano. In antitesi con chi vuole la spaccatura dei mondi

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di Enrico Oliari – 

C’è molto di più di un incontro e di un fraterno abbraccio fra i primati delle due chiese, dietro l’incontro presso l’aeroporto Josè Martì dell’Avana di papa

Francesco e di Kirill, capo della Chiesa russo-ortodossa.
Il pontefice era diretto in Messico per il suo viaggio apostolico, ed ha scelto di fare tappa a Cuba per segnare una tappa nella storia e gettare, se non le basi per un utopico scioglimento dello scisma del 1054, il seme del riavvicinamento di due mondi. Di due realtà, per quanto distinte e distanti, legate dalle radici comuni e che parlano la stessa lingua, in antitesi con quella mezza luna che va dall’Afghanistan al Mali, teatro oggi di un conflitto dove interessi e religione si fondono in una guerra interconfessionale, antistorica e orribile.
E’ vero, papa Francesco è καθολικός (katholikòs), cioè “universale”, ma è anche il “vescovo dell’occidente”, di quello stesso occidente che con la Russia di Vladimir e di Kirill ha volutamente raggelato i rapporti, per portare la bandiera della Nato nella disastrata Ucraina, caricando i problemi economici di quest’ultima sulle spalle dell’Unione Europea.
L’abbraccio dei due massimi prelati a Cuba si pone quindi in antitesi profonda con chi vuole la spaccatura con Mosca e il suo isolamento: i mercati europei vogliono i rapporti con la Russia, la cultura europea vuole i rapporti con la Russia, la Chiesa vuole i rapporti con la Russia.
“Finalmente, fratello: è chiaro che questa è la volontà di Dio”, ha detto papa Francesco incontrando Kirill. “Anche se le nostre difficoltà non si sono ancora appianate c’è la possibilità di incontrarci e questo è bello”, ha risposto il primate russo.
I due hanno parlato – ha poi spiegato lo stesso pontefice – come “Due vescovi che parlano delle situazioni delle loro chiese. Poi della situazione del mondo, delle guerre, guerre che adesso si rischia non essere più tanto ‘a pezzi’, ma che coinvolgono il mondo”.
“Si è fatto un programma – ha aggiunto papa Francesco – di possibili attività in comune, perché l’unità si fa camminando. Una volta io ho detto che l’unità si fa nello studio, nella teologia, ma verrà il Signore e noi saremo ancora lì a costruire l’unità”. “L’unità si fa camminando – ha insistito -, che almeno il Signore ci trovi che stiamo camminando”.
Il colloquio è durato due ore ed ha prodotto una dichiarazione congiunta dall’importante significato spirituale ma anche socio-politico. Vi è un appello alla pace in Medio Oriente, dove viene detto che “In Siria e in Iraq la violenza ha già causato migliaia di vittime, lasciando milioni di persone senza tetto né risorse. Esortiamo la comunità internazionale ad unirsi per porre fine alla violenza e al terrorismo e, nello stesso tempo, a contribuire attraverso il dialogo ad un rapido ristabilimento della pace civile. È essenziale assicurare un aiuto umanitario su larga scala alle popolazioni martoriate e ai tanti rifugiati nei paesi confinanti. Chiediamo a tutti coloro che possono influire sul destino delle persone rapite, fra cui i Metropoliti di Aleppo, Paolo e Giovanni Ibrahim, sequestrati nel mese di aprile del 2013, di fare tutto ciò che è necessario per la loro rapida liberazione”.
Papa Francesco e Kirill si sono espressi contro l’integralismo affermando nel documento che “sono assolutamente inaccettabili i tentativi di giustificare azioni criminali con slogan religiosi. Nessun crimine può essere commesso in nome di Dio, perché Dio non è un Dio di disordine, ma di pace”.
Hanno quindi rivolto un pensiero ai cristiani perseguitati, “sterminati per famiglie, villaggi e città intere”, i quali sono “martiri del nostro tempo, appartenenti a varie Chiese, ma uniti da una comune sofferenza”.
Ed hanno anche espresso una dichiarazione congiunta sull’Ucraina, terra di un conflitto non ancora gestito, per cui “Deploriamo lo scontro in Ucraina che ha già causato molte vittime, innumerevoli ferite ad abitanti pacifici e gettato la società in una grave crisi economica ed umanitaria. Invitiamo tutte le parti del conflitto alla prudenza, alla solidarietà sociale e all’azione per costruire la pace. Invitiamo le nostre Chiese in Ucraina a lavorare per pervenire all’armonia sociale, ad astenersi dal partecipare allo scontro e a non sostenere un ulteriore sviluppo del conflitto”.
In materia di Europa il documento recita che “Pur rimanendo aperti al contributo di altre religioni alla nostra civiltà, siamo convinti che debba restare fedele alle sue radici cristiane”.
La dichiarazione congiunta interviene poi sui temi etici, affermando che la famiglia “si fonda sul matrimonio, atto libero e fedele di amore di un uomo e di una donna” e che è “il centro naturale della vita umana e della società”: “Ortodossi e cattolici condividono la stessa concezione della famiglia e sono chiamati a testimoniare che essa è un cammino di santità, che testimonia la fedeltà degli sposi nelle loro relazioni reciproche”. Vi è poi il no all’aborto, alla procreazione assistita e all’eutanasia poiché “Riteniamo che sia nostro dovere ricordare l’immutabilità dei principi morali cristiani, basati sul rispetto della dignità dell’uomo chiamato alla vita, secondo il disegno del Creatore”.

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