Giovedì, 11 Febbraio 2016 15:12

Il dramma delle spose bambine. E c’è anche in Italia, per il ricongiungimento famigliare

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di C. Alessandro Mauceri

In India Khushboo Kumari, una ragazza di 16 anni, è stata bruciata viva per aver rifiutato le nozze imposte dai genitori e aver preferito continuare

a studiare.
A denunciare l’accaduto, riportato sul quotidiano Mail Today, è stato il fratello maggiore Amrit Raj, che ha accusato dell’omicidio il padre, Sunil Takhur, la matrigna, Poonam Devi, e altri parenti.
Una brutale esecuzione che ha richiamato l’attenzione sul problema dei matrimoni combinati. Ogni anno sono almeno 60 milioni i matrimoni forzati. In India, nonostante la legge li vieti dal 1929 (al di sotto dei 18 anni per le donne e dei 21 per gli uomini), raramente il reato è perseguito e le unioni di minorenni continuano ad essere un problema sociale e una violazione dei diritti dell’infanzia. Una “tradizione” che provoca gravi danni psicologici nei bambini, ma anche analfabetismo, isolamento, rischio di violenze domestiche e problemi di salute, soprattutto per le bambine. Una prassi molto diffusa in India, dove circa il 43% delle donne tra i 20 e i 24 anni ha dichiarato di essersi sposata prima di raggiungere la maggiore età.
Ma il problema non riguarda solo l’India. In 146 paesi le ragazze possono sposarsi al di sotto dei 18 anni e in 52 prima di compierne 15. Ma a volte, anche dove la legge lo vieta, i casi di matrimoni combinati con bambine di 8 o 10 anni sono frequenti. Un fenomeno che è legato più a fattori sociali ed economici che a motivazioni religiose. L’Islam, così, come la religione Sikh o l’Induismo, contrassegnano solo il credo della coppia di sposi combinati influendo semmai sull’educazione dei figli.
Un problema che si sta espandendo a macchia d’olio anche in varie regioni e stati dell’Unione Europea. Alcuni paesi hanno tentato di valutare l’ordine di grandezza del problema (Svezia, Germania, Gran Bretagna, Francia, Svizzera). In Italia i matrimoni combinati forzati sono già una realtà. “Finché ci saranno bambine di cui un uomo può chiedere la mano, l’uguaglianza di genere rimarrà una chimera irrealizzabile”, ha detto la presidente della Camera Laura Boldrini. Secondo Forced Marriage Unit, il matrimonio forzato è da considerare come una violenza contro le donne: “un matrimonio in cui uno o entrambi gli sposi non consentono al matrimonio e viene esercitata una costrizione”. Una costrizione che può essere fisica, psicologica, finanziaria, sessuale ed emotiva. Un fenomeno che, a seguito dell’aumento delle migrazioni, è in costante crescita. E con l’aumento delle famiglie immigrate è cresciuto anche il numero dei matrimoni combinati. Tra le comunità presenti in Italia esposte al rischio ci sono principalmente quelle provenienti dai paesi del sud est asiatico (Bangladesh, Pakistan, India, Sri Lanka), e dall’Africa (Senegal, Ghana, Nigeria, Egitto, ma anche Marocco). Secondo alcune stime ogni anno nel Bel Paese 2mila adolescenti sono costrette a tornare nei paesi di origine per sposarsi. Spesso le nozze vengono celebrate nei paesi di origine ein molti casi ad accorgersi di ciò che stava accadendo sono strati i dirigenti scolastici, che, insospettiti per le lunghe assenze, hanno avvisato le autorità competenti. Solo dopo il matrimonio le bambine o le ragazze tornano in Italia e, dopo il diciottesimo anno, chiedono il ricongiungimento con il marito.
Ma talvolta i matrimoni combinati hanno un altro scopo: vengono organizzati proprio per far ottenere un rapido lasciapassare per la cittadinanza italiana. Secondo un’inchiesta dell’Ansa, a Roma esistono diverse zone in cui si riuniscono le “reclute” dei promessi sposi: vengono offerti loro dei soldi (pochi) e, poi, si organizzano viaggi oltre i confini dell’Unione per andare a sposare il marito acquirente. Una volta tornate in Italia e presentati i documenti, viene riunificato il “nucleo familiare”. Ma pochi giorni dopo i novelli sposi tornano ad essere due estranei.

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