Mercoledì, 10 Febbraio 2016 17:10

Turchia e Russia, i fronti della Nato

Scritto da 
Vota questo articolo
(0 Voti)

Turchia e Siria: i fronti della Nato

L’Alleanza Atlantica, oltre ad aumentare la propria sorveglianza al confine tra Turchia e Siria, intraprenderà una missione navale nell’Egeo per pattugliare le frontiere marittime tra

Turchia e Grecia. La missione, i cui dettagli devono essere ancora chiariti, sarà guidata dalla Germania. “L’obiettivo non è fermare e rispedire indietro le barche dei migranti”, ha chiarito il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg.
A inizio settimana, Angela Merkel aveva sondato con il premier turco Davutoğlu la fattibilità di un progetto che conferma la volontà della cancelliera di tenere il più possibile i migranti fuori dall’Ue – o almeno, lontano da Berlino, visto che l’apertura della scorsa estate si è rivelata controproducente in termini di consenso interno.

Italia, Turchia, Grecia, Germania, Canada e probabilmente Danimarca forniranno le imbarcazioni per la missione, che non è la prima del genere nelle acque mediterranee. Dal 2001 l’operazione Active Endeavour monitora le attività terroristiche nel Mare Nostrum.

L’Alleanza Atlantica invierà anche truppe in 6 paesi dell’Europa centrorientale in funzione di deterrenza nei confronti della Russia. Non si tratterà di uno schieramento permanente ma di una continua rotazione, perché un accordo del 1997 con Mosca impedisce di creare installazioni militari negli Stati dell’ex Patto di Varsavia. Il numero esatto di soldati verrà stabilito al vertice biennale di Varsavia del prossimo luglio. Inoltre, la Gran Bretagna spedirà delle navi nel Baltico.

I paesi interessati sono Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Bulgaria, le cui cancellerie da tempo invocano maggiori garanzie per la propria sicurezza, usando il rinnovato attivismo militare della Russia come principale giustificazione. Si tratta inoltre degli alleati locali su cui più punta la nuova strategia statunitense per contenere Mosca.

Per approfondire:
Sfere d’influenza nell’Europa di mezzo, carta di L. Canali sulla competizione tra le potenze in Europa centrorientale
Il mondo di Putin, il nuovo numero di Limes sulla Russia
La Turchia, cuscinetto tra profughi siriani e fortezza Europa, di D. Santoro
Ankara sta sostenendo la gran parte della pressione dei rifugiati che scappano dalle guerre levantine: quest’anno potrebbero raggiungere i due milioni e mezzo. Le tensioni fra turchi e ‘ospiti’. Le direttrici migratorie da sud che toccano il paese. Le diatribe con noi europei.


Non è la Borsa il problema dell’Italia

Mentre il presidente della Federal Reserve Janet Yellen avvisa che le turbolenze dei mercati possono impattare negativamente sulla crescita statunitense, è stata un’altra giornata difficile per Piazza Affari.

Non è però la Borsa il vero punto debole dell’Italia, come ha scritto su Limesonline Giorgio Arfaras:

Si chiede a Bruxelles di poter allargare lo spazio della spesa pubblica in deficit. In questo modo si alimenta l’idea che la spesa pubblica in deficit è parte essenziale del rilancio, mentre si oscura l’idea, abbracciata in passato, che il rilancio passa dalla riqualificazione e dal controllo della spesa pubblica stessa.

Si rischia di finire vittime della nuova narrazione che vede nell’incaponimento degli euroburocrati la vera radice dell’immobilità.

Dove alberga il rischio? Se il bilancio pubblico non è messo sotto controllo e se la ripresa non si palesa, si potrebbe avere una crisi del debito, una volta che la politica monetaria della Banca Centrale Europea smettesse di essere ultra lasca, ossia tassi a zero e acquisto di titoli di Stato.

Il “patto implicito” fra il nostro governo (e non solo) e la Banca centrale era che, mentre Francoforte aiutava a controllare il costo del debito, Palazzo Chigi avrebbe fatto le riforme sul lato della spesa. Non si può pensare a una politica monetaria lasca prolungata ad libitum volta a coprire le scelte sul bilancio pubblico che non si fanno.

Per approfondire:
Il crollo della Borsa italiana e il complotto che non c’è, di G. Arfaras
Piazza Affari soffre più di altri mercati a causa del peso maggiore del comparto energetico e di quello bancario. Invece di accusare Bruxelles e la speculazione, dovremmo preoccuparci del nostro debito pubblico.
L’origine del gran debito pubblico italiano, di G. Arfaras
Alla radice, la costruzione troppo rapida dello Stato sociale, in carenza delle risorse necessarie a finanziarlo. A peggiorare la crisi debitoria la mancanza di una moneta propria e i minori acquisti di nostri titoli da parte degli operatori passivi.


India e Usa insieme nei mari contro la Cina

Washington e Nuova Delhi potrebbero iniziare a pattugliare congiuntamente il Mar Cinese Meridionale. La notizia ha un duplice valore, dal momento che la Marina indiana non ha mai condotto simili operazioni; inoltre, la manovra susciterebbe il disappunto di Pechino, che rivendica la maggior parte di quelle acque.

Lo sviluppo rientra nella decisione del presidente Obama e del premier Modi di aumentare la cooperazione marittima e nella volontà Usa di ottenere maggiore impegno dagli alleati asiatici per rispondere all’attivismo cinese.

L’India ha da poco annunciato importanti novità nello Stretto di Malacca, scrive Alberto de Sanctis in un articolo presto su Limesonline:

L’India ha annunciato il rischieramento di due nuovi aerei per il pattugliamento marittimo P-8I Poseidon sull’arcipelago delle isole Andamane e Nicobare, nel golfo del Bengala.

La scelta riflette a tutti gli effetti l’importanza geostrategica dello stretto di Malacca agli occhi di Nuova Delhi. Questo passaggio di 800 chilometri, che collega l’Oceano Indiano al Mar Cinese Meridionale e di lì all’Oceano Pacifico, è una delle rotte marittime più importanti al mondo.

Solcato da oltre 90 mila navi l’anno e da un flusso commerciale che è quasi la metà di quello movimentato complessivamente a livello globale, lo stretto è l’arteria energetica che alimenta le economie dell’Asia e che unisce l’India ai mercati del Pacifico.

La scelta indiana di accelerare il rafforzamento del proprio dispositivo aeronavale sul fianco orientale dipende dai continui dispiegamenti di unità navali cinesi nell’Oceano Indiano. Risale al 2008 la prima delle 20 operazioni antipirateria condotte dalla Marina di Pechino al largo del Corno d’Africa, mentre è dello scorso dicembre l’annuncio dell’apertura della prima base cinese in territorio straniero, a Gibuti, per supportare le proprie forze nel teatro.

L’annuncio ha seguito a poca distanza quello che ha ufficializzato il controllo del porto pakistano di Gwadar da parte della Chinese Overseas Ports Holding Company Ltd per i prossimi 40 anni.

Per approfondire:
Tsushima, la rubrica di Alberto de Sanctis sulla geopolitica dei mari
Cina e Usa in rotta di collisione nel Grande Gioco dell’Asia-Pacifico, di G. Cuscito
Washington e i suoi alleati sfidano Pechino sul piano diplomatico, economico e militare. In attesa di raffinare il soft power mandarino, Xi Jinping risponde con il commercio e le vie della seta.


Usa e Russia litigano in Siria

Washington e Mosca si scambiano “cortesie” diplomatiche attorno al teatro siriano, dove l’avanzata delle truppe di Asad su Aleppo sostenuta dal cielo dai russi inizia a inquietare gli statunitensi.

Mentre la Croce Rossa Internazionale dice che l’offensiva sulla città settentrionale ha generato 50 mila sfollati, gli Stati Uniti accusano la Russia di “aiutare direttamente lo Stato Islamico” bombardandone i nemici e il ministero della Difesa russo ricambia il favore dichiarando che anche alcuni aerei a stelle e strisce hanno colpito Aleppo. Il segretario di Stato Usa Kerry vuole portare il Cremlino a dichiarare una tregua, ma secondo gli Usa i russi non sono disposti a farlo prima del 1° marzo.

La violenza in Siria non aspetta certo le piroette diplomatiche delle grandi potenze. Un rapporto del Syrian Center for Policy Research aumenta le proporzioni della catastrofe umanitaria: tra morti (450 mila) e feriti (1,9 milioni), l’11,5% della popolazione sarebbe stato vittima della guerra civile.

Nel frattempo, Turchia e Arabia Saudita annunciano che condurranno esercitazioni militari congiunte.

Per approfondire:
La Russia è in Siria per restarci, di F. Luk’janov
Mosca punta a un ruolo da protagonista nella soluzione del conflitto siriano. A tal fine consolida la sua presenza militare e mette in conto di abbandonare al-Asad. Il nodo dei rapporti con l’Iran. In prospettiva, il problema maggiore è l’Arabia Saudita.
Aiuti ai nemici, sanzioni agli amici, di I. Pellicciari
Se la guerra è continuazione della politica con altri mezzi, le politiche sanzionatorie e di aiuto sono un’altra forma di guerra. Perché Mosca considera secondari i costi economici e finanziari rispetto agli obiettivi geopolitici in Ucraina e in Siria.


Le infrazioni sui migranti

Non solo Grecia e Italia: anche Germania, Francia, Slovenia, Estonia e Lettonia sono sulla lista della Commissione Europea per una possibile apertura della procedura d’infrazione a causa dei tentativi di questi paesi di ostacolare il flusso dei richiedenti asilo nel 2015.

Il responsabile per la politica migratoria dell’Ue Avramopoulos ha comunque aumentato la pressione su Roma e Atene, rimproverate per gli scarsi progressi nella gestione degli sbarchi. Il commissario europeo ha riconosciuto che l’Italia ha condotto 14 mila rimpatri forzati nel 2015, ma ha sottolineato che sono pochi in confronto alle 160 mila persone arrivate lo scorso anno sulle nostre coste. Allo stesso modo, Avramopoulos ha notato l’aumento dall’8 al 78% della registrazione delle impronte digitali in Grecia, ma si è lamentato per la lentezza nell’apertura degli hotspot per accogliere i migranti.

Difficilmente Roma e Atene saranno incentivate a fare di più, considerato anche che la stessa Commissione ha annunciato di voler riformare entro marzo il regolamento di Dublino, che obbliga il paese di sbarco a registrare i richiedenti asilo.

Per approfondire:
Chi bussa alla nostra porta, il numero di Limes sui migranti
Dopo l’euro, i migranti: la Grecia teme ancora il Nord Europa, di D. Deliolanes
Il governo Tsipras riconosce le proprie carenze nella gestione della crisi migratoria, ma è preoccupato dai piani di Bruxelles. L’opinione pubblica per ora è solidale e ospitale. Rimangono alla finestra Nuova Democrazia e i nazisti di Alba Dorata.


Intanto, nel mondo…

• La Corea del Nord minaccia di tagliare le comunicazioni con il Sud dopo la decisione di Seoul di sospendere le sue attività nel complesso industriale congiunto di Kaesong.
• Pakistan e Qatar siglano un accordo da 16 miliardi di dollari per fornire Islamabad del 20% del suo fabbisogno di gas naturale.
• Viaggio nei consulenti di politica estera della campagna di Hillary Clinton: presenti molti volti della prima amministrazione Obama.
• Decine di persone sono morte in una rivolta carceraria in Messico.


Anniversari geopolitici dell’11 febbraio

1531 – Enrico VIII d’Inghilterra viene riconosciuto come capo della Chiesa Anglicana

1889 – Il Giappone approva la costituzione Meiji

1929 – Vengono firmati i Patti Lateranensi

1945 – Si chiudono i lavori della Conferenza di Yalta

1990 – Viene liberato Nelson Mandela

2011 – A seguito della rivolta egiziana si dimette Hosni Mubarak

2013 – Benedetto XVI annuncia le sue dimissioni dal soglio pontificio


Hanno collaborato Lorenzo Noto e Luciano Pollichieni.
Carta di Laura Canali animata da Marco Terzoni.

Letto 262 volte
Devi effettuare il login per inviare commenti

Powered by

Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.

  Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.