Mercoledì, 10 Febbraio 2016 15:12

Messico. Ancora una giornalista uccisa nel Veracruz di Javier Duarte

Scritto da 
Vota questo articolo
(0 Voti)

di Marco Dell’Aguzzo –

Nelle prime ore di lunedì 8 febbraio, prima che sorgesse l’alba, la giornalista Anabel Flores Salazar è stata prelevata dalla sua abitazione nella città di Orizaba (Veracruz)

da un gruppo di uomini pesantemente armati, dal volto coperto ma vestiti come militari.
Flores Salazar è stata ritrovata, senza vita, il giorno dopo nei pressi di un’autostrada nel vicino stato di Puebla, ad un quarto d’ora di macchina dal confine col Veracruz. Aveva le mani legate dietro la schiena, una busta in testa, e segni di tortura sul corpo.
I suoi rapitori – secondo la testimonianza della zia della vittima, che era con lei in casa in quel momento – erano almeno otto: hanno forzato la porta d’ingresso, hanno puntato le loro armi contro tutti gli altri parenti, hanno detto di avere un mandato di arresto per Anabel e l’hanno infine costretta a salire su uno dei loro veicoli. La zia ha anche dichiarato che la nipote non aveva mai ricevuto minacce.
Anabel Flores Salazar, trentadue anni, aveva un bimbo piccolo e da sole due settimane era di nuovo diventata mamma. Da tempo lavorava come cronista di nera per alcuni quotidiani di Orizaba, occupandosi principalmente dell’influenza del cartello dei Los Zetas nelle istituzioni e nella politica dello stato di Veracruz.
Il Veracruz è dal 2010 nelle mani del governatore Javier Duarte de Ochoa, membro del centrista Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI), lo stesso del presidente Enrique Peña Nieto e per vari decenni l’unico “partito ufficiale” del Messico (vinse tutte le elezioni presidenziali dal 1929 al 2000). Sotto il governo di Duarte sono stati uccisi, finora, quindici giornalisti, Flores Salazar compresa: prima di lei Juan Santos Cabrera (il 13 agosto), Juan Mendoza (il 2 luglio), Armando Saldaña (il 4 maggio) e Moisés Sánchez (il 2 gennaio). Se si conta anche il fotoreporter Rubén Espinosa – fuggito dal Veracruz in seguito alle minacce ricevute, e ucciso a Città del Messico lo scorso 31 luglio –, il numero sale a sedici.
In questi sei anni di amministrazione Duarte, il Veracruz si è convertito nello stato più pericoloso in Messico per chi esercita la professione giornalistica. Minacce, aggressioni e repressioni sono, a detta dei direttamente coinvolti, all’ordine del giorno. Perché? Le ragioni possono essere molteplici. Il tasso di impunità è innanzitutto altissimo (quello messicano è il secondo più alto al mondo); inoltre le istituzioni statali veracruzane sono da tempo colluse con il crimine organizzato: la stragrande maggioranza dei giornalisti uccisi o rapiti scriveva, infatti, proprio di criminalità e di corruzione. Lo stesso Javier Duarte era stato pubblicamente accusato di essere legato ai Los Zetas.
Da parte sua, Duarte ha spesso provveduto a screditare i giornalisti rapiti o assassinati, insinuando – molto spesso apertamente – l’esistenza di loro rapporti con gruppi o personalità criminali varie. È toccato a Juan Mendoza (Duarte si riferì a lui dicendo che “alcuni lavoratori nei mezzi di comunicazione hanno legami con i gruppi criminali”), è toccato a Juan Santos Cabrera (nel bar in cui venne ucciso pare fosse presente un membro degli Zetas, ma la storia ha molti punti oscuri e discutibili), e anche ad Anabel Flores Salazar è toccato venire criminalizzata: qualche ora dopo il suo rapimento, la Procura generale del Veracruz ha provveduto a rendere nota una presunta e non provata relazione tra la donna e un membro degli Zetas, un certo El Pantera, dato che sembrerebbe che quest’ultimo si trovasse in compagnia di Anabel quando venne arrestato, nel 2014. Secondo la zia di Flores, la nipote si trovava sì nello stesso ristorante in cui El Pantera fu catturato, ma non allo stesso tavolo.
Il Messico è uno dei primi paesi al mondo in cui è più pericoloso fare giornalismo: nel 2015 vi sono stati assassinati sette giornalisti, e dal 2003 al 2015 ne sono scomparsi ventitré (una media di due all’anno); quattro di questi nel solo Veracruz (su un totale di trentadue entità statali). Il Messico è inoltre il primo stato al mondo per numero di giornalisti scomparsi: lo ha confermato recentemente l’associazione Artículo 19, che si batte per la tutela della libertà di stampa e dei giornalisti nel paese.

Twitter: @marcodellaguzzo

Letto 164 volte
Devi effettuare il login per inviare commenti

Powered by

Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.

  Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.