Mercoledì, 10 Febbraio 2016 12:11

<div>Migranti: Fondazione Moressa illustra la "buona accoglienza"</div>

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(ANSAmed) - ROMA, 11 FEB - Il 2015 ha raggiunto cifre recordper quel che riguarda le migrazioni verso l'Europa, Italiacompresa. Anche se risulta diminuita leggermente la rottamediterranea, il fenomeno ha interessato
in misura crescente ipaesi balcanici e molti paesi Ue dell'Europa centrale. LaFondazione Leone Moressa, con il contributo di Open SocietyFoundations, ha analizzato gli elementi principali del sistemaitaliano di accoglienza, confrontandolo con alcune buonepratiche riscontrate in Europa. Lo studio, presentato al Ministero dell'Interno, intendefornire una panoramica della situazione attualedell'accoglienza, offrendo spunti di riflessione utili a livellonazionale e locale. Secondo i dati forniti dall'operazioneFrontex, gli ingressi irregolari in Europa nel 2015 sono statioltre 1,5 milioni, cinque volte di più rispetto ai 280 mila del2014. La rotta del Mediterraneo centrale (verso l'Italia) havisto un leggero calo, mentre sono aumentate in manieraimpressionante le rotte del Mediterraneo orientale (verso laGrecia, da 50 mila a 720 mila) e dei Balcani occidentali (versol'Ungheria, da 43 mila a 667 mila). Dai primi dati del 2015, perla prima volta, il numero di migranti presenti nelle struttureitaliane ha superato quota 100 mila. Di questi, oltre il 70% sitrova in strutture temporanee. Il sistema Sprar, gestitodirettamente dai Comuni e considerato il modello più efficace,si ferma al 20% delle presenze. A livello territoriale, unquarto dei migranti (24,8%) è concentrato in due sole regioni:Lombardia e Sicilia. Per quanto riguarda le richieste d'asilo inEuropa, nei primi dieci mesi dell'anno si è superata quota 1milione, il doppio rispetto allo stesso periodo del 2014. Il 62%delle richieste si è registrato in Germania, Ungheria e Svezia;paesi che hanno accolto il 75% dei Siriani richiedenti asilo.

L'Italia è al quarto posto per richieste d'asilo, ma con unabassa percentuale di Siriani. Tra le proposte avanzate dalla Commissione europea, uno deipunti chiave riguarda il ricollocamento di 15 mila migrantidall'Italia verso altri paesi Ue. In realtà, la risposta deipaesi membri è stata molto debole, tanto che ad oggi ne sonopartiti meno di 200. Dall'altra parte, l'Ue continua a chiedereall'Italia maggiore rigore nell'identificazione dei migranti enelle procedure di registrazione e rilevamento delle improntedigitali, anche attraverso l'apertura di hotspot gestiticongiuntamente dalle autorità italiane ed europee. Se uno deiproblemi dell'accoglienza italiana riguarda la distribuzione sulterritorio, il sistema tedesco e quello svedese prevedono ladistribuzione degli immigrati su tutto il territorio nazionale.

In particolare in Svezia si sta attualmente discutendosull'obbligatorietà dell'accoglienza da parte di tutti i comuni.

In Germania, invece, è stabilita la presenza di almeno un centrodi accoglienza per ogni stato federato. Altre soluzionisperimentate in Europa riguardano l'accesso al lavoro e alleinformazioni di base o la riduzione dei tempi per l'esame dellerichieste d'asilo. L'esempio svedese può essere considerato unabuona pratica per quanto riguarda i tempi di permanenza neicentri di prima accoglienza. Entro 6 mesi viene data unarisposta alla richiesta di asilo. Qualora la richiesta d'asilovenga invece accolta la Svezia prevede un programma diaccompagnamento all'integrazione che dura in media 2 anni. Perquanto riguarda l'accesso al lavoro da parte dei richiedentiasilo, il sistema svedese può essere individuato come bestpractice europea. La possibilità di accedere al mercato dellavoro è infatti immediata. Tra le buone pratiche che possonoessere individuate a livello europeo sotto l'aspettodell'accesso alle informazioni possiamo segnalare il manualesanitario, disponibile in 22 lingue, in uso in Francia e fruttodi un lavoro congiunto del ministero della Salute e ONG locali.

Ed il servizio inglese che fornisce informazioni generali e diorientamento attraverso un centro di consulenza telefonicooppure di persona su appuntamento presso i centri di primaaccoglienza. (ANSAmed)

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