Martedì, 09 Febbraio 2016 16:11

Borse: torna il sereno ma restano i timori

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Dopo le forti perdite dei giorni scorsi, oggi le principali borse europee sono positive. Ma i cali registrati dai listini di tutto il mondo hanno riacceso timori di scenari che l’opinione

pubblica pensava superati. Abbiamo rivolto alcune domande a Franco Bruni, vice presidente ISPI e docente all’Università Bocconi, per un suo commento sulle cause e le implicazioni di questa situazione.

 

Cosa ha provocato le turbolenze che stanno interessando i mercati internazionali?

Le turbolenze che si registrano anche oggi nelle borse mondiali dipendono in buona misura dalla fragilità della ripresa dalla crisi iniziata nel 2007. Non sono ancora stati risolti molti dei problemi di fondo che hanno portato alla crisi economica e finanziaria di nove anni fa e sono emersi recentemente nuove incognite riguardo lo sviluppo di paesi  quali Cina e Brasile. I governi di questi stati hanno compreso  che una crescita sostenibile ha bisogno di profonde riforme legislative, istituzionali e strutturali e non può poggiarsi solo sulle risorse naturali, le protezioni, i sussidi e il basso costo del lavoro ma non sono ancora stati in grado di intervenire. L’impatto di questi fattori è rafforzato dal contesto di disordine internazionale e dall’assenza di una vera cooperazione tra i paesi.

 

Perché l’Italia continua ad essere un target?

In quanto membro dell’Eurozona, l’Italia condivide con gli altri paesi gli effetti dell’attuale fase di  difficoltà dell’euro. Inoltre, la situazione italiana è complicata dal grande peso che le banche hanno nel paniere della nostra borsa.  Le banche stanno vivendo, oltre alla compressione dei margini dovuta ai tassi di interesse sulla liquidità e sui titoli bassissimi o negativi,  un periodo di transizione dalla vigilanza nazionale a quella europea. E’ un passaggio necessario per omogeneizzare i criteri di valutazione e controllo degli istituti finanziari ma al momento è fonte di incertezza e confusione nella valutazione dei rischi. Infine, la tensione politica tra il governo italiano e le istituzioni europee di questi ultimi mesi certo non rafforza la posizione dell’Italia sui mercati internazionali. 

Sul fronte delle riforme, è importante continuare su quella della pubblica amministrazione collegata alla spending review. L’obiettivo deve essere la riduzione del debito pubblico ancora troppo elevato. Al livello attuale l’Italia fatica a beneficiare dei bassi tassi di interesse e se questi dovessero alzarsi sarebbe un disastro. Attenzione però a impostare una spending review razionale e non depressiva che preveda una riforma strutturale della pubblica amministrazione, nazionale e locale, e della spesa sanitaria.

 

L’Eurozona è meglio equipaggiata per affrontare la crisi rispetto a dieci anni fa?

Sì, però siamo a metà del guado. Servirebbe una maggiore centralizzazione delle politiche economiche, sia di bilancio che sul fronte delle riforme,  ma i paesi membri sembrano invece sempre più reticenti a cedere sovranità sulle loro decisioni economiche.

In queste settimane sono state avanzate idee e proposte per fare un salto di qualità in questo ambito che ritengo un fatto di per sé positivo.

Da un lato la Commissione sta lavorando attorno alla proposta, politicamente molto difficile da far avanzare, di creare un ministero del Tesoro europeo, sostenuta anche dai banchieri centrali di Francia e Germania. L’alternativa opposta è quella di procedere verso una  forte decentralizzazione delle politiche economiche. L’esisto sperato è che i paesi diventino più virtuosi per far fronte, indipendentemente dalle “istruzioni” di Bruxelles,  alle turbolenze dei mercati. Ma, per evitare di mettere a repentaglio la tenuta dell’Eurozona sono necessari , accanto a maggiori responsabilità nazionali nel ridurre i rischi con il riordino dei bilanci e le riforme per la crescita, strumenti per condividere rischi specifici in ambito comunitario, primo fra tutti un’assicurazione europea  dei depositi bancari. Sinceramente, non credo che verrà realizzata pienamente né la prima né la seconda alternativa. Più probabile è una opzione di mezzo che auspico sia  un compromesso intelligente e sostenibile. 

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