Martedì, 09 Febbraio 2016 11:11

<div>Italia-Tunisia: docu-film esplora concetto di "frontiera"</div>

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(ANSAmed) - TUNISI, 10 FEB - In un periodo storico nel qualesempre più spesso si sente parlare dell'opportunità o dellanecessità di alzare muri, confini e barriere tra stati econtinenti, appare quanto
mai significativo il lavoro realizzatonel film documentario "Houdoud Al Bahr, I confini del MareMazara-Mahdia" dal Centro di Ricerca sulla Complessitàdell'Università degli Studi di Bergamo nell'ambito del 7/oProgramma Quadro per la ricerca dell'Unione EuropeaEUBORDERSCAPES (Bordering, Political Landscapes and SocialArenas: Potentials and Challenges of Evolving Border Concepts ina post-Cold War World), presto disponibile in streaming.

Il film prova a raccontare la complessità di questo spazio difrontiera euro-africano come mobile e relazionale, spazio fluidoattraversato da una molteplicità di negoziazioni, rivendicazionie contro-rivendicazioni socio-culturali, politiche edeconomiche, attualizzate a livello della pratica quotidiana. Pertale via, il documentario descrive come l'Europa mediterranea eil Nord Africa siano coinvolti in strati multipli dicompetizione e integrazione attraverso le storie delleesperienze coloniali e migratorie, così come attraverso laformazione di comunità transnazionali. Nel film, particolareattenzione è data alle "tracce" che, nel paesaggio di confinesulla sponda settentrionale e meridionale del Mediterraneo, ciraccontano della genealogia dello spazio di frontieraitalo-tunisino. Particolare enfasi è posta sul bisogno di"umanizzare" la zona di frontiera, riservando particolareattenzione alle esperienze che la abitano e la attraversano.

L'esperienza, che dei confini si fa, non è, infatti, la stessaper tutti.

"Durante la ricerca, abbiamo lavorato con i bambini e iragazzi che vivono a Mazara del Vallo (Sicilia), le cui famigliesono originarie della vicina Tunisia, per cogliere le loropercezioni, esperienze, rappresentazioni e immaginazionicaleidoscopiche dello spazio di frontiera italo-tunisino",spiega ad ANSAmed Chiara Brambilla dell'Università di Bergamo.

Sono stati impiegati diversi metodi della ricerca qualitativa:l'auto-fotografia, il video, il disegno, la foto elicitazione,le mappe partecipative e la contro-cartografia, le passeggiate apiedi, lo shadowing. I punti di vista dei bambini e dei ragazzisono stati incorporati in un più ampio lavoro etnografico, cheha coinvolto anche altre tipologie di attori su entrambi i latidella frontiera e principalmente con attenzione ai borderscapeurbani di Mazara del Vallo, in Italia, e di Mahdia, in Tunisia.

L'esplorazione multi-situata dello spazio di frontieraitalo-tunisino ha fatto emergere come la frontiera non possaessere ridotta ad essere una linea statica e naturalizzata,demarcante i limiti territoriali dell'autorità e dellagiurisdizione politica sovrana statuale, come la suarappresentazione cartografica l'ha imposta. La frontiera non èuna geometria, ma un luogo complesso, mobile (nello spazio e neltempo) e relazionale, va intesa come uno spazio politico esociale dinamico e conflittuale, composto da una pluralità diattori (non solo gli Stati e gli attori istituzionali),discorsi, pratiche, norme e interessi. Per tale via, "parepossibile restituire spessore storico e geograficità allafrontiera italo-tunisina, così come a qualunque altra frontieranel Mediterraneo e di là di questo, oltre la linea", concludeBrambilla. (ANSAmed).

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