Lunedì, 08 Febbraio 2016 13:13

“L’obiettivo dell’incontro Mattarella-Obama? Rafforzare l’intesa con Washington per fare leva su Bruxelles”, Gianluca Pastori

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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incontrato ieri a Washington l’omologo americano Barack Obama, durante la sua prima visita negli Usa (7-13 febbraio). A caratterizzare il dialogo tra i due

alleati transatlantici  la gestione della crisi migratoria nel Mediterraneo e l’economia ma soprattutto la lotta al terrorismo islamista e il ruolo dell’Italia nella stabilizzazione della Libia.

 

Abbiamo rivolto alcune domande a Gianluca Pastori, docente di storia delle relazioni transatlantiche all'Università Cattolica, per un suo commento sull'incontro tra i due presidenti. 

 

Professor Pastori, è d’accordo nel giudicare quanto emerso su temi come migrazioni e economia un successo della visita del presidente Mattarella?

 

Il colloquio tra Mattarella e Obama è stato indubbiamente un incontro positivo ma va sottolineato il fatto che è stato accuratamente preparato proprio perché fosse positivo. Si è evitato di inserire in agenda i temi critici, con l’intento di far emergere i punti di accordo che erano già stati discussi da Obama con il premier Renzi durante la sua visita negli Stati Uniti dell’aprile scorso.

L’obiettivo era quello di rafforzare e dare continuità alle relazioni Italia-Usa in un momento in cui i rapporti tra il nostro paese e l’Unione europea stanno vivendo un momento piuttosto difficile.

E’ possibile che il clima cordiale e la comunanza di vedute con l’alleato possano avere ricadute anche nelle trattative con l’Ue e con gli altri paesi membri soprattutto sul tema dell’immigrazione.  Questa è la sfera dove il risultato del colloquio di ieri è più spendibile, ma resto abbastanza freddo sulla reale possibilità di un coinvolgimento della Nato anche in missioni umanitarie, come proposto da Obama. Credo piuttosto che, sebbene l’Alleanza Atlantica potrebbe avere un ruolo più attivo per garantire la sicurezza dei paesi Ue, la gestione della crisi umanitaria resterà completamente in mano europea.

 

La Libia è stata uno dei temi centrali dell'incontro. Ci sono differenze tra la posizione italiana e quella americana, cosa è emerso dal colloquio tra i due presidenti? Come potrebbe cambiare la posizione Usa dopo l’avvicendamento alla Casa Bianca?

 

Sul tema della Libia, il presidente Obama si muove sempre con i piedi di piombo. Dopo la scottatura dell’esperienza del 2011 - dove gli Usa hanno assunto un ruolo nel quale non credevano realmente - ora la parola d’ordine è cautela. Il coinvolgimento dell’Italia in qualunque piano di intervento di Libia è una necessità per gli Usa sia da un punto di vista logistico sia per garantire l’equilibrio politico europeo. Obama vuole evitare quanto successo nel 2011 quando l’intervento su iniziativa politica di Francia e Gran Bretagna provocò tensioni all’interno dell’Ue e della Nato, che gli Usa faticarono non poco a sedare.

Per quanto riguarda gli scenari futuri, va detto che la Libia è un tema di  bassissimo profilo nella campagna elettorale americana. Clinton non ha nessun interesse a sollevare l’argomento mentre Sanders ne è lontano per motivazioni ideologiche. Tra i Repubblicani l’atteggiamento è misto: se da un lato la Libia rappresenta un tassello importante della strategia di lotta al terrorismo e di difesa nazionale, dall’altro la politica estera conta poco per ottenere voti in campagna elettorale e quindi i candidati cercano di ottenere consensi cavalcando altri temi di maggior interesse.

 

Con Napolitano, la presidenza della Repubblica ha molto rafforzato il suo ruolo nei rapporti con Washington. Dobbiamo aspettarci qualcosa di simile anche con Mattarella?

 

A più di un anno dall’elezione, Sergio Mattarella ha ampiamente dimostrato di voler tenere un profilo molto diverso da quello del suo predecessore. Il contesto politico italiano nel quale ricopre il suo mandato e la propria personalità e biografia lo rendono un Presidente della Repubblica molto meno attivista e interventista nella politica estera rispetto a Giorgio Napolitano.

Va però ricordato che anche Napolitano era stato scelto come presidente di garanzia e neutrale. Fattori esterni lo hanno poi spinto a modificare questo atteggiamento.

 

Ritengo quindi che, fatto salvo per cambiamenti dello scenario interno o internazionale che al momento non possiamo prevedere, Mattarella avrà un ruolo molto più dimesso nella politica estera italiana e, di conseguenza, anche nei rapporti con la Casa Bianca.

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2 commenti

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