Venerdì, 05 Febbraio 2016 14:02

Boko Haram

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Come dimostra la frequenza dei più recenti attacchi nel Sud-Est del Niger, Boko Haram non era sconfitto (come dichiarato a più riprese nel corso dell’ultimo anno dai governanti dei paesi del

Lago Ciad), era in letargo.

Probabilmente viveva una fase di riorganizzazione e ridispiegamento di cellule periferiche nelle città e nei villaggi fuori dai confini della Nigeria, soprattutto attorno al lago, mentre il comando operativo si è ritirato prima nella foresta di Sambisa e poi sui monti Mandara, al confine fra Nigeria e Camerun. I capi restano in costante comunicazione con i comandanti di cellule dormienti di 5, 10, massimo 20 elementi e ne dirigono da lontano le azioni destabilizzatrici. Per dare meno nell’occhio, queste unità si muovono e attaccano prevalentemente a piedi o a cavallo.


Gli operativi sono giovani e giovanissimi spesso drogati e armati di coltello o bastoni; solo il capo brigata ha il fucile, le granate (quando ne hanno) e il telefono cellulare. […]


Ogni città e villaggio che si affaccia sul Lago Ciad è controllato da spie e sentinelle di Boko Haram, che oltre alla qualità del proprio sistema d’intelligence denota presenza e capacità persuasiva sempre più capillare, fondata soprattutto sulla violenza della repressione contro chi si ribella o tradisce la setta.


Se alcuni attacchi ai villaggi sono scorribande per terrorizzare i civili e procurarsi da mangiare, altri appaiono piuttosto spedizioni punitive nei confronti di collaborazionisti e informatori delle Forze speciali francesi o americane presenti sul terreno, a cui viene tagliata la gola e bruciata la casa.”


Citazione e carta tratte da “Diffa, viaggio tra gli ultimi“, articolo presente in Africa, il nostro futuro

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