Venerdì, 05 Febbraio 2016 14:02

Le primarie in Iowa e le altre notizie di oggi

Scritto da 
Vota questo articolo
(0 Voti)

Usa 2016 entra nel vivo

Due risultati (parzialmente) a sorpresa nelle primarie inaugurali della corsa alla Casa Bianca. In Iowa, i candidati democratici Hillary Clinton e Bernie

Sanders pareggiano (49,89% contro 49,54%), mentre fra i repubblicani trionfa Ted Cruz (27,65%) su Donald Trump (24,31%) e Marco Rubio (23,09%).

Analizza per noi i risultati Dario Fabbri:

Ieri sera – record assoluto – hanno preso parte al caucus dell’Iowa 360 mila persone.

Una cifra irrisoria, basti pensare che oltre 450 mila elettori hanno votato alle ultime elezioni comunali di Torino. Nei caucus (le assemblee locali) il voto avviene in forma indiretta tramite delegati e capitani, nonché in alcune circostanze per alzata di mano.

Un tradizione che, in caso di semi-parità, rende pressoché impossibile stabilire chi ha vinto, come capitato ieri sul fronte democratico e nel 2012 tra Santorum e Romney. Malgrado l’astrusa informalità del contesto, che invalida ogni presunta analisi scientifica e segnala quanto sia simbolica e poco effettiva la corsa presidenziale, alcuni dati paiono significativi.

Ted Cruz, vicino alle posizioni della destra religiosa in uno Stato in cui il 64% degli elettori si dichiara evangelico, si è imposto quasi per inerzia conquistando il 25% delle preferenze “cristiane” e il 40% degli ultraconservatori. Mentre Donald Trump ha pagato qui, dove è necessario costruire un capillare impianto elettorale in grado di contendersi lo sparuto numero di votanti, la natura inevitabilmente aleatoria e socialmente lassista della sua candidatura.

Marco Rubio invece, meno radicale di Cruz  in materia di immigrazione e stato sociale e con un passato da mormone, grazie al terzo posto conquistato ai caucus è assurto a candidato preferito dell’establishment repubblicano.

Proprio gli oligarchi vicini al Gop nelle prossime settimane dovrebbero abbandonare Jeb Bush (uscito distrutto dall’Iowa) per concentrarsi su Rubio, mentre i fratelli Koch, magnati dell’industria pesante, dovrebbero sostenere la candidatura di Cruz. In un duello che a Washington credono eliminerà Trump (che pure è favorito in New Hampshire), già ampiamente soddisfatto di quanto raggiunto finora.

In campo democratico Hillary Clinton si è imposta per una manciata di voti, ma Sanders è di fatto il vincitore morale della serata. Il 74enne socialista del Vermont ha conquistato soprattutto l’elettorato giovane dell’Iowa. Nonostante le debolezze caratteriali e un passato troppo ingombrante per essere ignorato, la macchina elettorale dell’ex first lady pare comunque destinata a stracciare i sogni di gloria di Sanders.

La Clinton ha dalla sua gli obamiani e tutti gli oligarchi legati alla sinistra (compreso Soros che le ha già donato otto milioni di dollari).

Tuttavia, se solo lo sfidante riuscisse a tenerla in bilico fino ad aprile, il vantaggio per i repubblicani sarebbe straordinario. Non a caso a Washington si mormora che molti dei dark money non tracciabili versati in favore di Sanders proverrebbero da ambienti vicini al Gop.

Per approfondire:

La repubblica degli oligarchi, di D. Fabbri
Il sistema politico americano è gestito da una ristrettissima élite fondata sulla ricchezza e radicata nelle grandi famiglie. Il Congresso è centrale, le lobby pure, la Casa Bianca molto meno. È ora di riformare l’assetto ideato dai padri fondatori.
La mobile geografia della politica statunitense, di C.S. Bullock III
La modifica periodica dei collegi elettorali per favorire il partito in carica è esercizio antico quasi quanto l’America. Le origini della pratica. Le tecniche di revisione. Il bilanciamento demografico non basta se poi la gente non va a votare.


Battaglia in Europa sulla Cina

I ministri dell’Economia dell’Ue hanno iniziato a discutere se riconoscere alla Cina lo status di economia di mercato a partire dal prossimo dicembre. Pechino considera il riconoscimento automatico, trascorsi 15 anni dal suo ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio.

Il dibattito individua una linea di faglia nell’Ue. Ne ha scritto su Limesonline Fabrizio Maronta:

La battaglia è di sostanza, non di principio. In ballo ci sono i rapporti commerciali tra due delle maggiori economie del pianeta – Cina e Ue – e le loro prospettive, al momento non troppo rosee. La Cina gioca in attacco, l’Ue in difesa. Entrambe determinate a far valere le loro ragioni.

L’eliminazione delle residue barriere all’interscambio, tra cui le numerose misure antidumping (concorrenza sleale) oggi in vigore da parte europea, aiuterebbe la Cina a risollevare il suo export. Ciò a sua volta darebbe ossigeno a un’industria nazionale ancora in gran parte orientata all’esterno (malgrado la complessa transizione verso i consumi domestici avviata dal presidente Xi) e afflitta da un cronico eccesso di capacità produttiva. […]

L’Europa, come di consueto, arriva all’appuntamento divisa. Per la promozione di Pechino sono schierati Regno Unito, paesi nordici e Olanda; contro l’Italia e la Francia, oltre a Spagna, Portogallo e Irlanda. Tutti paesi che, secondo un rapporto della Commissione, hanno più da perdere dall’ulteriore apertura alle merci cinesi.

Per approfondire:
La Cina merita lo status di “economia di mercato”? L’Ue è divisa, di F. Maronta
Nel 2016 scade il termine per riconoscere a Pechino, che ritiene di avervi diritto, lo status di economia di mercato. Alcuni paesi dell’Unione Europea, tra cui l’Italia, temono l’eliminazione delle residue barriere all’interscambio con il gigante asiatico. L’impatto occupazionale e i settori più esposti.
Cina ed Europa, baluardi del futuro ordine mondiale, di Shen Jiru [1999]
Pechino non accetterà mai la monopotenza americana. L’obiettivo del suo impetuoso sviluppo economico è la stabilità in un contesto multipolare. La via cinese all’economia di mercato.


Myanmar

L’inaugurazione del parlamento in Myanmar apre una fase delicata della vita politica del paese asiatico, in cui la vincitrice delle elezioni Aung San Suu Kyi dovrà trovare un modus vivendi con gli esponenti del vecchio regime militare. Primo fronte: l’elezione del presidente.

Ha scritto su Limesonline Raimondo Bultrini:

La riconciliazione promessa e fatta accettare anche alle vittime delle violenze più brutali è la chiave di volta della politica di una leader che non è esperta di economia e finanza, ma sa che in Myanmar ci sono grandissime risorse naturali. Così come sa che queste non si trovano, se non in misura minima, nei territori tradizionalmente occupati dai birmani o bamar.

La sfida sarà tra la sua idea di Unione federale, con la condivisione dei proventi in misura concordata col centro, e quella delle etnie locali che si ritengono titolari a tutti gli effetti di ogni singola pietra e pezzo di territorio.

Dalla sua, Aung avrà una maggioranza schiacciante nelle due Camere, con l’eventuale ma non incondizionato sostegno di alcuni dei partiti regionali che ne condividono il programma. Il suo compito risulterà arduo specialmente negli Stati dove agli interessi dei locali si aggiungono quelli della Cina, sospettata di tenere caldi alcuni fronti sui confini per mantenere una presenza solida in questa fase di transizione.

Per approfondire:
Le sfide geopolitiche di Aung San Suu Kyi, carta di L. Canali
Esercito, Cina, Occidente: tutti attendono al varco Aung San Suu Kyi, di R. Bultrini
La vittoria elettorale della Lega nazionale per la democrazia apre una nuova pagina in Myanmar. L’eroina birmana, che senza essere presidente avrà un ruolo decisivo, non potrà rompere né con il vecchio regime né con Pechino. Europa e Stati Uniti alla finestra.


Il senso della Silicon Valley per il potere

Il sorpasso di Alphabet (casa madre di Google) su Apple al vertice della classifica delle aziende quotate che valgono di più al mondo e quello di Facebook, ora quarta, su Exxon Mobil indicano un nuovo rapporto tra tecnologia e potere.

Commenta per noi Alessandro Aresu:

Non viviamo solo nell’èra dei dati, ma nell’era degli “imperi dell’informazione”. Questo concetto di Tim Wu aiuta a descrivere realtà come Google, Apple, Facebook, Amazon, Alibaba: non sono solo imprese, ma visioni del mondo e attori geopolitici.

L’utopia del tecnologismo si basa su 3 aspetti: l’apertura all’immigrazione degli “imperi dell’informazione” degli Stati Uniti; la convenienza fiscale fondata sui trattamenti preferenziali nelle tasse; la volontà di un rapporto diretto con gli utenti, senza intermediari.

La convenienza fiscale resta un tratto fondamentale per la visione del mondo degli “imperi dell’informazione” e un elemento centrale, oltre al lobbismo, della loro contrattazione con le realtà del vecchio mondo. Ne abbiamo avuto testimonianze recenti negli accordi fiscali siglati con alcuni paesi europei e nel pacchetto presentato sulla tassazione dalla Commissione Europea.

Mentre gli attori tradizionali di Wall Street cercano un posto al sole nella nuova tendenza del fintech, il nesso tra tecnologia e potere – sempre con il sottofondo di parole magiche come “disruptive”, “game-changer”, “innovazione” – si esprime soprattutto in 3 aspetti.

Primo: il potere di comprare. Pensiamo, solo per fare un esempio, al peso di Facebook e della pubblicità su mobile nelle presidenziali americane.

Secondo: il potere di controllare. Ultimo esempio: i recenti sforzi dell’amministrazione Obama per portare i giganti della Silicon Valley a collaborare nella lotta con lo Stato Islamico.

Terzo: il potere di diversificare. Alphabet, da questo punto di vista, è l’impero dell’informazione più evoluto. Oltre al core business, emergono le nuove diramazioni, in cui hanno un ruolo importante le frontiere della ricerca. Bezos sullo spazio cerca di competere con Elon Musk, profeta del rinnovamento della manifattura. La stessa Alibaba, che aprirà un ufficio in Italia a Milano, ha diversificato nei media e in altri ambiti.

Per approfondire:
La rivincita dei nerds, di A. Aresu
Il tecnologismo, cifra della nostra èra, postula la riduzione della natura umana ad algoritmi perfetti. Partendo dalla Silicon Valley, i maghi dei bit hanno conquistato il mondo. Ma per fortuna conservano l’ironia.

Silicon Valley: i giganti della tecnologia Usa sono nani in politica, di E. Beltramini
Google, Apple e Facebook stanno progettando un’America 2.0 e da sole hanno una capitalizzazione maggiore della Borsa di Milano. Ma nelle urne e al Congresso restano più importanti le imprese manifatturiere.


Intanto nel mondo…

Migranti fuori dall’Europa – Berlino chiede, per bocca del suo ministro degli Interni De Maizière, ai richiedenti asilo afghani respinti di tornare nel loro paese e non esclude lo stanziamento di incentivi finanziari. Nel 2015, circa 150 mila afghani hanno fatto domanda per ottenere lo status di rifugiato in Germania.
Migranti fuori dall’Europa 2 – L’Ue potrebbe usare il fondo fiduciario regionale per la Siria per finanziare l’accoglienza ai profughi in Serbia e Macedonia. Il fondo è stato stanziato nel dicembre 2014 e dispone di 650 milioni di euro, che potrebbero aumentare.
• Pubblicato la proposta di rinegoziazione tra Regno Unito e Unione Europea per scongiurare il Brexit. Sarà discusso nei prossimi summit dell’Ue.
• La Russia rafforza la flotta aerea in Siria e spedisce nella base di Latakia 4 Su-35.
• Lo Stato Islamico in Libia sta cercando di reclutare tra ciadiani, maliani e sudanesi offrendo mille dollari di bonus.


Anniversari geopolitici del 2 febbraio

1536: Viene fondata Buenos Aires

1754: Nasce Talleyrand

1926: Nasce Valéry Giscard d’Estaing

1943: Termina la battaglia di Stalingrado

1982: Viene repressa l’insurrezione di Hama in Siria


Hanno collaborato Lorenzo Noto e Luciano Pollichieni.

Carta di Laura Canali animata da Marco Terzoni.

Letto 337 volte
Devi effettuare il login per inviare commenti

Powered by

Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.

  Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.