Venerdì, 05 Febbraio 2016 14:02

La prima intervista di papa Francesco sulla Cina

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Papa Francesco ha rilasciato la sua prima, storica intervista sulla Cina e sul popolo cinese il 28 gennaio a Fransceso Sisci, opinionista di Asia Times e consigliere scientifico di Limes. In

un’ora di intervista, il pontefice ha invitato a non aver paura della rapida ascesa di Pechino. Ha detto che il popolo cinese sta vivendo una fase positiva e ha inviato un messaggio di speranza, pace e riconciliazione – un’alternativa alla guerra, fredda o calda. Il pontefice ha anche fatto al presidente Xi Jinping e al popolo cinese gli auguri in occasione del capodanno cinese: è la prima volta in duemila anni. 
L’intervista si è svolta nella Città del Vaticano, in una sala decorata da un dipinto di Santa Maria che scioglie i nodi, che appunto ritrae la Vergine nell’atto di sciogliere nodi impossibili.

L’ha capito immediatamente, o almeno così mi è parso, e ha cercato di mettermi a mio agio. Aveva ragione. Ero davvero nervoso. Avevo speso parecchie ore a perfezionare ogni dettaglio delle domande che gli avrei posto e lui aveva chiesto tempo per pensarci su. Mi ero proposto per un’intervista su vasti temi culturali e filosofici riguardanti i cinesi, che per il 99% non sono cattolici. Non volevo toccare questioni religiose o politiche, su cui altri papi in passato si sono soffermati.

Speravo che lui potesse trasmettere ai cinesi la sua enorme empatia umana parlando per la prima volta di questioni che li preoccupano nel quotidiano – la famiglia tradizionale in frantumi, le difficoltà a farsi capire dal e a capire il mondo occidentale, il senso di colpa dovuto a esperienze del passato come la rivoluzione culturale, eccetera. Ci è riuscito e ha dato ai cinesi e alle persone preoccupate della rapida ascesa cinese argomenti di speranza, pace e reciproca conciliazione.

Il papa crede che i cinesi attraversino un momento positivo. Dice che né loro né il resto del mondo dovrebbero essere spaventati. Crede inoltre che la grande e tradizionale saggezza del loro popolo arricchirà loro e chiunque altro, aiutando tutti a trovare una via pacifica. In un certo senso, questa intervista è il modo del papa di benedire la Cina.


Sisci: Cos’è per lei la Cina? Come si immaginava da giovane la Cina, dato che per l’Argentina questo paese non è l’Oriente ma l’Estremo Occidente? Cosa significa per lei Matteo Ricci?

Papa Francesco: Per me, la Cina è sempre stata un punto di riferimento di grandezza. Un grande paese. Ma più che un paese, una grande cultura, con un’inesauribile saggezza. Da ragazzo, qualunque cosa leggessi sulla Cina aveva la capacità di suscitare la mia ammirazione. Ammiro la Cina. In seguito, ho studiato la vita di Matteo Ricci e ho visto che quest’uomo provava quello che provavo io: ammirazione. Ho capito come è stato in grado di dialogare con questa grande cultura dotata di antichissima saggezza. È stato capace di “incontrarla”.

Quando ero giovane e si parlava di Cina, si pensava alla grande muraglia. Nella mia patria non si conosceva altro. Ma approfondendo la questione ho avuto un’esperienza di incontro molto diversa, nei tempi e nei modi, da quella di Ricci. Mi sono imbattuto in qualcosa che non mi aspettavo. L’esperienza di Ricci ci insegna che è necessario dialogare con la Cina, che è una fonte di saggezza e storia. È una terra benedetta in molti modi. E la Chiesa cattolica, che tra i suoi compiti ha il rispetto di tutte le civiltà, ha più che mai il dovere di rispettare questa civiltà. La Chiesa ha un grande potenziale nel ricevere cultura.

Qualche giorno fa ho avuto l’opportunità di vedere i dipinti di un altro grande gesuita, Giuseppe Castiglione – un altro che aveva il virus dei gesuiti [ride, n.d.r.]. Castiglione sapeva come esprimere la bellezza, l’esperienza dell’apertura al dialogo: ricevere dagli altri e darsi all’altro su una lunghezza d’onda “civilizzata”, delle civiltà. Quando dico “civilizzato”, non parlo sono di civiltà “educate”, ma anche di civiltà che si incontrano tra loro. Tra l’altro non so se sia vero, ma si dice che Marco Polo abbia portato gli spaghetti in Italia e che sarebbero stati i cinesi a inventarli [ride, n.d.r.].

Questa è la mia impressione: grande rispetto. C’è di più; quando ho sorvolato la Cina per la prima volta, mi hanno detto: “Entro dieci minuti entreremo nello spazio aereo cinese e manderemo il Suo saluto”. Confesso di essermi molto emozionato, una cosa che non mi accade spesso. Mi emozionava l’idea di volare sopra tanta cultura e saggezza.


Sisci: Per la prima volta in millenni di storia, la Cina sta emergendo dalla sua regione e si sta aprendo al mondo, creando sfide senza precedenti per se stessa e per il globo. Lei ha parlato di una terza guerra mondiale che avanza furtiva: quali sfide presenta nella ricerca della pace?

Papa Francesco: La paura è cattiva consigliera. Se un padre e una madre sono spaventati di fronte a un figlio adolescente, non sapranno come relazionarsi bene con lui. In altre parole, non dobbiamo temere nessuna sfida, dal momento che tutti, maschi e femmine, abbiamo dentro di noi la capacità di trovare modi di coesistere, di rispettarci e di ammirarci reciprocamente. Ed è ovvio che tanta cultura, tanta saggezza e tanta conoscenza tecnica – pensiamo solo alle pratiche mediche e alla loro storia secolare – non possano restare chiuse in un paese. Esse tendono a espandersi, a diffondersi, a comunicare. L’uomo tende alla comunicazione, una civiltà tende alla comunicazione. È evidente che quando si comunica usando toni aggressivi per difendersi scoppiano le guerre. Ma non sarei spaventato. È una grande sfida mantenere la pace. Qui abbiamo nonna Europa, come ho detto a Strasburgo. Sembra che non sia più mamma Europa. Spero che sarà nuovamente in grado di recuperare questo ruolo. Essa riceve da questo antico paese un contributo sempre più ricco. È quindi necessario accettare la sfida e correre il rischio di bilanciare questo scambio per la pace. Il mondo occidentale, il mondo orientale e la Cina sono in grado di mantenere l’equilibrio della pace e hanno la forza per farlo. Dobbiamo trovare un modo, sempre attraverso il dialogo. Non c’è altra via [apre le braccia come per abbracciare qualcuno, n.d.r.].

L’incontro si concretizza attraverso il dialogo. Il vero equilibrio della pace si realizza attraverso il dialogo. Dialogo non vuol dire che si termina con un compromesso, metà torta per te e l’altra per me. Questo è quello che è accaduto a Yalta e abbiamo visto i risultati. No, dialogo vuol dire: “Guarda, siamo arrivati a questo punto, posso essere d’accordo oppure no, ma camminiamo assieme”. Questo vuol dire costruire. La torta non viene divisa, mentre si cammina assieme. Appartiene a tutti, è umanità e cultura. Dividersi la torta, come a Yalta, significa dividere l’umanità e la cultura in piccole fette. E cultura e umanità non possono essere tagliate a fette. Quando parlo di questa grande torta, lo dico in senso positivo. Chiunque di noi può influenzare il bene comune. [Il papa sorride e chiede: “Non so se l’esempio della torta è chiaro per i cinesi”. Io annuisco: “Penso di sì”.]


Sisci: La Cina nel corso degli ultimi decenni ha vissuto tragedie incomparabili. Dal 1980 i cinesi hanno sacrificato quanto di più caro avevano, i loro figli. Sono ferite molto gravi per loro. Tra l’altro, ciò ha lasciato un enorme vuoto nel loro coscienze e un profondo bisogno di riconciliarsi con se stessi e di perdonarsi. Nell’Anno della Misericordia, che messaggio può mandare al popolo cinese?

Papa Francesco: L’invecchiamento della popolazione e dell’umanità sta accadendo in molti luoghi. Qui in Italia il tasso di natalità è quasi sotto lo zero, e più o meno anche in Spagna. La situazione in Francia, grazie alla politica di assistenza alle famiglie, sta migliorando.
È ovvio che le popolazioni invecchino. Invecchiano e non fanno figli. In Africa, per esempio, è stato un piacere vedere i bambini nelle strade. Qui a Roma, se si fa un giro, si vedranno davvero pochi bambini. Forse dietro a ciò c’è il timore cui allude Lei, la percezione sbagliata che non solo resteremo indietro ma che cadremo in miseria – e che quindi sia meglio non avere figli.

Altre società hanno fatto la scelta opposta. Ad esempio, durante il mio viaggio in Albania, ho scoperto con stupore che l’età media della popolazione è di circa 40 anni. Esistono paesi giovani; penso che la Bosnia-Erzegovina sia un altro esempio. Paesi che hanno sofferto e che optano per i giovani. Poi c’è il problema del lavoro. È un problema che la Cina non ha, perché c’è domanda di lavoro sia in campagna sia in città. Ed è vero, il problema di non avere figli deve essere molto doloroso; perché la piramide è capovolta e un bambino deve sostenere suo padre, sua madre, il nonno e la nonna. Questo è faticoso, impegnativo, disorientante. Non è naturale. Ma capisco che la Cina è aperta al riguardo.


Sisci: Come dovrebbero essere affrontate queste sfide, considerando che le famiglie cinesi si trovano in un processo di profondo cambiamento e non corrispondono più al modello tradizionale della famiglia?

Papa Francesco: Riprendendo la domanda relativa al messaggio che posso dare nell’Anno della Misericordia. La storia di un popolo è sempre un percorso. Un popolo a volte cammina più velocemente, a volte più lentamente, a volte si ferma, a volte compie un errore e fa qualche passo indietro, o prende la strada sbagliata e deve tornare sui suoi passi per poi proseguire sulla via corretta. Ma quando un popolo si muove in avanti, non mi preoccupa perché significa che sta facendo la storia.
Credo che i cinesi si stiano muovendo in avanti e questa è la loro grandezza. Camminano, come tutti i popoli, attraverso luci e ombre. Guardando a questo passato – e forse il fatto di non avere figli crea un complesso – è salutare assumersi la responsabilità del proprio percorso. Beh, abbiamo intrapreso questa strada, qualcosa qui non ha funzionato, adesso abbiamo altre possibilità. Altre questioni entrano in gioco: l’egoismo di alcuni benestanti che preferiscono non avere figli e così via.
I cinesi devono assumersi la responsabilità del loro cammino. Aggiungo: non bisogna essere amareggiati, ma essere in pace con il proprio percorso, anche se sono stati commessi degli errori. Io non posso dire che la mia storia sia negativa, non posso dire di odiare la mia storia. [Il papa mi lancia uno sguardo penetrante]
No, ogni popolo deve conciliarsi con la sua storia, con i suoi successi e i suoi errori. Questa riconciliazione porta molta maturità e crescita. Userei la parola menzionata nella domanda: misericordia. È positivo che una persona abbia pietà verso se stesso, che non sia sadico o masochista. Questo è sbagliato. E direi lo stesso per un popolo: è sano per una popolazione essere misericordiosa verso di sé. E questa nobiltà d’animo… non so se usare o meno la parola perdono, non lo so. Ma accettare che questa era la mia strada, sorridere e andare avanti. Se uno si stanca e si ferma, può diventare amareggiato e corrotto. Quando ci si assume la responsabilità del proprio cammino, accettandola per quello che è stato, la ricchezza storica e culturale può emergere anche nei momenti difficili.

Come può esserle consentito di emergere? Qui torniamo alla prima domanda: dialogando con il mondo di oggi. Dialogare non vuol dire arrendersi – perché a volte nel dialogo tra paesi diversi c’è il pericolo che ci siano agende nascoste, vale a dire colonizzazioni culturali. È necessario riconoscere la grandezza del popolo cinese, che ha sempre mantenuto la propria cultura. E la cultura del popolo cinese – non sto parlando ideologie che possono esserci state in passato – non è stata loro imposta.


Sisci: La crescita economica del paese è stata spettacolare, ma ha comportato anche pesanti ricadute umane e ambientali cui Pechino sta ora cercando di porre rimedio. Al contempo, il perseguimento dell’efficienza sta gravando le famiglie di nuovi costi: a volte figli e genitori sono separati dalle esigenze del lavoro. Quale messaggio può dare loro?

Papa Francesco: Mi sento come una “suocera” che dà consigli su cosa andrebbe fatto [ride]. Suggerisco un sano realismo: la realtà va accettata, qualsiasi essa sia. Questa è la nostra realtà: nel calcio, il portiere deve prendere la palla da ovunque arrivi. La realtà va accettata per ciò che è. Siamo realisti. Questa è la nostra realtà. Primo, devo riconciliarmi con essa. Non mi piace, la contrasto, mi fa soffrire, ma se non vengo a patti con essa, non sarò in grado di fare niente. Il secondo passo è lavorare per migliorare la realtà e cambiarne la direzione.

Come vede, sono suggerimenti semplici, per certi versi scontati. Ma fare come lo struzzo, che infila la testa sotto la sabbia per non vedere la realtà e per non doverla accettare, non è la soluzione. E allora continuiamo a discutere, a cercare, a camminare, sempre sul nostro sentiero, sempre in movimento. L’acqua del fiume è pura perché scorre; l’acqua stagnante si intorpidisce. Bisogna accettare la realtà com’è, senza nasconderla né travisarla, ma cercando di migliorarla. Ecco, questo è un punto molto importante. Se un’impresa che esiste da vent’anni incappa in una crisi economica, la creatività non offre molte strade per uscirne. Ma se la crisi investe un paese antico, con una storia, una saggezza, una creatività vecchie di secoli, allora si crea una tensione tra i problemi presenti e il ricco passato e da questa tensione scaturiscono frutti per il futuro. Credo che oggi la grande ricchezza della Cina stia nel guardare al futuro da un presente che riposa sulla consapevolezza del suo passato culturale. Non vivere nell’angoscia, bensì nella tensione tra i fasti passati e la sfida del presente, che deve essere proiettata nel futuro. La storia insomma non finisce qui.


Sisci: In occasione dell’imminente capodanno cinese, che segnerà l’avvento dell’anno della scimmia, vuole mandare un saluto al popolo cinese, alle autorità e al presidente Xi Jinping?

Papa Francesco: Alle soglie del nuovo anno, intendo estendere i miei migliori auguri e i miei saluti al presidente Xi Jinping e al popolo cinese. Spero che non perdano mai la consapevolezza storica di essere un grande popolo, con una grande storia di saggezza e molto da offrire al mondo. Il mondo guarda a questa vostra grande saggezza. In questo nuovo anno, con questa consapevolezza, vi auguro di continuare a progredire, per poter aiutare e cooperare con tutti a prenderci cura della nostra casa comune e dei nostri popoli. Grazie!


Versione originale: Pope Francis urges world not to fear China’s rise: AT exclusive
Copyright 2015 Asia Times Holdings Limited – traduzione di Limesonline.

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