Venerdì, 05 Febbraio 2016 14:02

Il mondo questa settimana

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Nessuna pace, tante guerre in Siria

Nella settimana che verrà ricordata per la sospensione dei colloqui di Ginevra tra regime siriano e opposizioni, è il quadro militare che ha

offerto gli sviluppi più concreti.

Forte del sostegno della Russia, il cui ministro degli Esteri Lavrov conferma di non aver intenzione di annunciare un cessate-il-fuoco, l’esercito di Asad si è lanciato nell’offensiva su Aleppo. L’operazione sta spingendo, secondo il premier turco Davutoğlu, 70 mila profughi verso la Turchia – a questo proposito, l’Ue stanzia più di 3 miliardi di euro per l’emergenza umanitaria siriana.

L’intento dell’offensiva è duplice: recuperare più terreno possibile per aumentare il proprio potere negoziale e isolare la contesa città settentrionale dalle linee di rifornimento da nord che connettono i vari gruppi ribelli tra loro e con i principali sponsor internazionali, Turchia in testa.

Sempre Mosca accusa Ankara di voler intervenire militarmente nel Nord della Siria, regione attorno al quale di recente le truppe turche hanno aumentato le loro attività. Il presidente Erdoğan interpreta come una minaccia i piani dei curdi siriani di congiungere le due aree che controllano al confine con la Turchia.

A proposito di piani militari, il portavoce delle Forze armate saudite, il generale al-Asiri, annuncia che Riyad è pronta a “partecipare a ogni operazione di terra su cui la coalizione si accorderà”. Un eventuale coinvolgimento terrestre saudita sarebbe benvenuto dagli Usa, che da tempo cercano una fanteria che non sia la loro, ma avrebbe come principale obiettivo quello di ritagliarsi una sfera d’influenza e indebolire quella russo-iraniana centrata su Damasco.

Per approfondire:
La Russia è in Siria per restarci, di F. Luk’janov
Mosca punta a un ruolo da protagonista nella soluzione del conflitto siriano. A tal fine consolida la sua presenza militare e mette in conto di abbandonare al-Asad. Il nodo dei rapporti con l’Iran. In prospettiva, il problema maggiore è l’Arabia Saudita.
Erdoğan contro Putin: la grande sfida dei due imperatori, di D. Santoro
Al fondo della recente crisi russo-turca stanno una rivalità secolare, incompatibilità geopolitiche, ma soprattutto la personalità sempre più eccentrica e smisurata del leader di Ankara. Per il quale Mosca non ha nulla da cercare in Siria.


Liturgia delle primarie e Stato profondo negli Usa

Con il caucus in Iowa è entrata nel vivo la corsa per la Casa Bianca, con i successi (di misura) di Hillary Clinton su Bernie Sanders nel campo democratico e di Ted Cruz su Donald Trump e Marco Rubio. Il prossimo appuntamento è per il 9 febbraio, con le primarie in New Hampshire.

Attenzione però a non concentrare tutta l’attenzione sulla competizione presidenziale, come ammonisce Dario Fabbri:

Con l’Iowa si è aperta la lunga stagione delle primarie Usa. Liturgia che puntualmente affascina e confonde, specie gli osservatori internazionali. Nell’errata convinzione che la Casa Bianca sia l’istituzione più potente del paese e che il programma domestico dei candidati sia destinato per inerzia ad informare la politica estera della superpotenza.

Contrariamente alla propaganda che lo dipinge quale “leader del mondo libero”, secondo quanto stabilito dai padri fondatori, il presidente della repubblica è solo uno degli ingranaggi della macchina federale. Figura inibita da checks and balances, destinata dalla costituzione a intrattenere un complesso rapporto dialettico con gli altri componenti del sistema statunitense.

Piuttosto, per prerogative conferite, l’istituzione più influente d’America è il Congresso. Solo lo stato di perenne bellicosità vissuto dalla superpotenza e la scientifica irresponsabilità dell’assise federale hanno imposto negli anni un’oleografica semplificazione del modello statunitense, collocando la Casa Bianca al centro della scena mediatica. Designandola – maliziosamente – quale principale referente dell’opinione pubblica.

Senza il sostegno rispettivamente del Congresso o dello Stato profondo il presidente non è in grado di perseguire alcuna strategia. Solo in caso di grave crisi improvvisa, militare o economica, quando un evento catastrofico innesca l’incontinenza emotiva dell’opinione pubblica e causa il classico ritrarsi del parlamento, la Casa Bianca è in grado di imporre la sua linea.

Altrimenti ogni proposito di natura internazionale annunciato in queste ore dai vari sfidanti deve essere valutato in base alla disponibilità (tutt’altro che scontata) di Congresso e apparati.

Per approfondire:
L’anatra è sempre zoppa, di M.A. Genovese
Negli ultimi anni la Casa Bianca è stata spesso accusata di debolezza, ma è la costituzione che la condanna al fallimento. Il dilemma di Riccioli d’oro e la teoria della lanterna verde. Per stare al passo con i tempi, è necessario rafforzare il presidente.
Come (non) funziona il Congresso, di J.A. Thurber
Potentissima eppure inerte: Capitol Hill è prigioniera della polarizzazione e dell’estrema ideologizzazione dei partiti. Il potere di bloccare tutto schiaccia quello di decisione. La fiducia popolare è ai minimi storici. I fattori dello stallo. Proposte per una riforma.


Quanto vale l’accordo Cameron-Tusk?

Questa settimana il premier britannico ha ottenuto dall’Europa una bozza di accordo sulla rinegoziazione della posizione di Londra all’interno dell’Ue. Cameron va cercando da mesi un compromesso con Bruxelles per evitare il Brexit, ossia l’uscita dall’Unione in seguito al prossimo referendum.

Tuttavia, la bozza non è stata ben accolta dal resto del continente e nemmeno dalla stampa britannica e persino da alcuni membri dell’esecutivo di Cameron.

Ecco perché l’inquilino del numero 10 di Downing Street sta cercando di convincere le capitali più scettiche ad arrivare a un compromesso che salvi la faccia (più che gli interessi) di tutti. Prima tappa: la Polonia.

La visita del premier britannico a Varsavia ha però un valore più ampio: segnala l’intenzione del nuovo governo del PiS di cercare alleanze per reagire al crescente isolamento dovuto alla virata a destra del paese e alla disillusione polacca nei confronti dell’Ue. Londra, in questo, è un’ottima sponda.

Per approfondire:
Vota Brexit e perdi il posto a tavola, di D. Schade e J. Bartholomeusz
Lasciando l’Ue, il Regno Unito non smetterebbe di essere influenzato dalla legislazione europea che tanto aborrisce. I potenziali contraccolpi nel continente. L’alternativa meno indesiderabile al caos è continuare a far parte del dibattito.
La Polonia cerca alleati contro Burxelles e contro Mosca, di Stratfor
Varsavia vorrebbe imbastire una coalizione dalla Lituania alla Romania all’insegna dell’euroscetticismo e dell’opposizione alla Russia. Gli interessi dei paesi dell’Europa centro-orientale si stanno avvicinando, ma non saranno mai identici. I punti in comune con l’Ungheria di Orbán e la Slovacchia di Fico.


Il papa e il patriarca di Mosca

Il 12 febbraio a Cuba si terrà uno storico incontro (il primo di sempre) tra papa Francesco e il patriarca Kirill, leader della Chiesa ortodossa russa.

Il tentativo di colmare lo scisma apertosi quasi mille anni fa (nel 1054) è un obiettivo prioritario di Bergoglio sin dalla sua ascesa al soglio di Pietro, come scriveva nel 2013 su Limes Adriano Roccucci:

È in Russia, nel rapporto con l’ortodossia russa e la sua Chiesa, che ha un appuntamento decisivo il futuro della ricerca dell’unità dei cristiani, ovvero in termini tecnici il processo ecumenico.

A quasi cinquant’anni dallo storico abbraccio tra papa Paolo VI e il patriarca ecumenico Athenagoras, a Gerusalemme nel 1964, il compimento dell’avvicinamento tra cattolicesimo e ortodossia può avvenire solo nell’incontro tra Roma e Mosca.

Anche in questo caso si tratta di un tema che a partire dalla sua sostanza prettamente religiosa assume una valenza più ampia di natura geopolitica.

Dal Vaticano II in poi l’ecumenismo è per la Chiesa cattolica non una nuova attività che si affianca a quelle tradizionali, ma una dimensione qualificante del suo essere nell’età contemporanea. La tensione ecumenica all’unità dei cristiani costituisce un nuovo paradigma della visione universale di Roma, complementare e sinergico all’estroversione missionaria con cui la Chiesa cattolica ha voluto rispondere alla sfida della modernità.

Missionarietà ed ecumenismo si tengono insieme in un cattolicesimo che percorre le vie della fuoriuscita dall’autosufficienza. Tale paradigma costituisce la cifra della collocazione del cattolicesimo nel mondo contemporaneo, se esso vuole assumere una prospettiva non autoreferenziale, di cui Bergoglio ha richiamato la necessità nei suoi primi discorsi.

Il bisogno di una connessione tra Roma e Mosca appare allora come un’opportunità per la Chiesa cattolica di fronte alle sfide del nostro tempo.

Per approfondire:
Fratello altro: perché Mosca e Roma devono abbracciarsi, di A. Roccucci
Il confronto con l’alterità russo-ortodossa, dunque con l’eredità di Bisanzio, resta necessario per la Chiesa cattolica. E viceversa. Le sfide di Giovanni Paolo II. L’ecumenismo di papa Bergoglio alla prova d’Oriente.
L’ortodossia, cemento delle Russie, di A. Roccucci
Federazione Russa e Chiesa cristiana ortodossa sviluppano, ciascuna nel proprio ambito, geopolitiche parallele. Al fondo, il tentativo di valorizzare i legami fra i paesi ex sovietici, facendo leva anche sui russi in diaspora. I riconoscimenti di Putin.


Austerità contro flessibilità in Europa

Nella settimana della polemica tra Matteo Renzi e il presidente della Commissione Europea Juncker, si abbassano le stime della crescita dell’Italia dall’1,5% all’1,4% e quella del deficit arriva al 2,5%, complicando i piani del governo italiano di chiedere più margine di manovra all’Ue.

Intanto, l’attenzione si sposta sul Portogallo, dove il nuovo governo socialista ha approvato un bilancio etichettato come “antiausterità” senza consultarsi con Bruxelles, che ora boccia l’eccessivo allontanamento dagli obiettivi sul deficit.

Sulla sterilità di questa diatriba ha scritto Lucio Caracciolo:

Oggi il nostro governo è impegnato in un braccio di ferro con i custodi dell’austerità per non restare soffocato dalle regole che pure ha contribuito a scrivere. Quasi una lotta per la sopravvivenza.

Ma se tutto si riduce agli zero virgola, come nel duello Renzi-Merkel per interposto Juncker, o nella diatriba sulle esenzioni che dovrebbero consentire al Regno Unito di restare in famiglia da separato in casa, la sconfitta dell’Europa è assicurata. Non solo: avremo seriamente contribuito a segare le gambe dei nostri Stati democratici, finendo fra due sedie. Né Europa democratica né democrazie nazionali.

La crisi dell’idea d’Europa è di offerta, non di domanda. L’Antieuropa vive sull’assenza di un progetto per l’Europa. Non illudiamoci che questo possa nascere per moto spontaneo fra i Ventotto.

Vale soprattutto per noi italiani. L’Italia non può ridursi a chiedere solo una politica fiscale meno stolida, più realistica. Deve promuovere un progetto europeo corrispondente ai nostri interessi, quanto meno con essi non confliggente. E costruirvi intorno un sistema di alleanze. Su questo si misura, infine, il senso o il non senso di una nazione.

Per approfondire:
Il tasto rosso, l’editoriale del numero di LimesL’Italia di nessuno del 2013
La Germania non vuole pagare per i vostri errori, di H. Dieter [2013]
Vista da Berlino, la crisi politica ed economica italiana è sempre più preoccupante. Gli elettori tedeschi vogliono l’euro, ma non a tutti i costi. E non intendono più essere insultati dai paesi del Sud.


Questa settimana su Limesonline

Il mondo visto dalla Russia
Sergej Lavrov, ministro degli Esteri della Federazione Russa, risponde alle domande di Limes.
Attenti alla Russia: parola di chi ce l’ha come vicina
Conversazione con Vaira Vīķe-Freiberga, presidente della Lettonia dal 1999 al 2007.
La prima intervista di papa Francesco sulla Cina
Francesco Sisci, Senior Researcher presso la China’s People University e membro del consiglio scientifico di Limes, ha intervistato per Asia Times il pontefice. La traduzione in italiano dell’intervista.
Dopo l’euro, i migranti: la Grecia teme ancora il Nord Europa, di D. Deliolanes
Il governo Tsipras riconosce le proprie carenze nella gestione della crisi migratoria, ma è preoccupato dai piani di Bruxelles. L’opinione pubblica per ora è solidale e ospitale. Rimangono alla finestra Nuova Democrazia e i nazisti di Alba Dorata.
Sfere d’influenza nell’Europa di mezzo, la carta inedita di L. Canali
Dove si svolge la competizione tra Usa, Russia, Germania e Turchia sull’Europa centrorientale e caucasica.


Anniversari geopolitici del 5 febbraio 

1917 – Il Messico adotta la sua costituzione

1962 – De Gaulle annuncia la possibilità di un’Algeria indipendente

1988 – Manuel Noriega viene accusato di spaccio e riciclaggio negli Usa


Hanno collaborato Lorenzo Noto e Luciano Pollichieni.

Carta di Laura Canali animata da Marco Terzoni.

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5 commenti

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  • Link al commento ArlenemomIQ Sabato, 22 Luglio 2017 01:02 inviato da ArlenemomIQ

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