Venerdì, 05 Febbraio 2016 14:01

Iraq: le tessere di un mosaico complesso

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Aumentare l’impegno nella lotta allo Stato Islamico. Questa la dichiarazione di intenti emersa dai lavori dello Small Group (i 23 paesi maggiormente impegnati nel quadro della più ampia Coalizione globale contro

lo Stato Islamico) tenutisi ieri a Roma. Mentre a Ginevra sono in corso – pur tra numerosi momenti di stallo – i negoziati sul futuro della Siria, l’attenzione sembra essersi spostata al momento sull’altro fronte della lotta all’Is: quello iracheno. L’Italia, già presente in Iraq (a Erbil, Kirkuk e Baghdad) con 700 uomini con compiti di addestramento, potrebbe inviare ulteriori forze che comprendono anche un contingente di 450 uomini con compiti di protezione dei lavori di restauro della diga di Mosul, il cui appalto è stato vinto da un’impresa italiana. Ma in quale contesto si collocherebbe il rinnovato impegno italiano? Qual è la situazione militare, politica ed economica nella Regione autonoma del Kurdistan (Krg), fronte cruciale della lotta all’Is? Quali le implicazioni politiche della recente liberazione della città–chiave di Ramadi da parte dell’esercito iracheno? Quale il ruolo delle forze paramilitari a larga maggioranza sciita nella lotta all’Is?

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