Venerdì, 05 Febbraio 2016 14:01

<div>Ue-Marocco e l'autodeterminazione dei sahrawi</div>

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Nella crisi regionale che contraddistingue larea Mena, la politica commerciale dellUnione europea, Ue, oscilla tra buone relazioni e sostegno agli esempi riusciti di Primavere arabe - Tunisia e Marocco - pragmatismo con
Paesi crescentemente autoritari -Turchia ed Egitto, e difficolt a relazionarsi con i Paesi, come la Libia, dove allordine del giorno si pone con urgenza la necessit di trovare una soluzione politica.

Tuttavia, se le Primavere arabe riuscite sembrano casi pi facili per rilanciare buone relazioni euro-mediterranee di vicinato, anche in questi casi la posizione Ue incorre nel rischio di essere considerata partigiana e faziosa, ovvero diversamente indifferente, punitiva o conciliante a seconda dei suoi interessi strategici e commerciali verso Paesi dellarea che presentano situazioni comparabili.

Nel momento in cui assume toni di critica pi accesi verso la fallimentare politica di occupazione israeliana della West Bank - attraverso limposizione delletichettatura dei prodotti dei Territori occupati commercializzati nella Ue e la recente decisione del Consiglio per gli Affari Esteri dellUe, che ieri ha approvato una risoluzione che chiede che gli accordi tra lo Stato di Israele e lUe siano inapplicabili nei Territori Occupati -, non si pronuncia su dossier analoghi di dispute territoriali tuttora aperti in altri Stati.

Pragmatismo europeo
il caso della Turchia che continua da 42 anni loccupazione di Cipro Nord, e del Marocco, che contende da altrettanti 43 anni il territorio del Sahara Occidentale, contestando il diritto allautodeterminazione del popolo sahrawi. In entrambi i casi la Commissione europea legittima lo status quo per ragioni di interesse strategico, militare e commerciale dellUe.

Non stupisce, dunque, che in entrambi i casi la Ue adotti un atteggiamento a dir poco conciliante. Alla Turchia, la nota del Consiglio europeo n.389/2006 alloc, infatti, un supporto finanziario - pari allincirca a 259 milioni di euro gestiti dal Direttorato Generale Ue per lAllargamento alla comunit turco-cipriota - che incoraggi lo sviluppo economico della comunit turco-cipriota, che non mai stata revocato.

Mentre al Marocco, nei recenti accordi siglati nel settore della pesca, riconosce ufficialmente il possesso di importanti risorse naturali, come le risorse idriche [del Sahara Occidentale] (che) si possono considerare allinterno della giurisdizione del Regno del Marocco.

Ue e Marocco: liberalizzazione dei prodotti agricoli e della pesca
Il Marocco al momento al centro dellattenzione perch oggetto di disputa tra differenti poteri europei che sembrano farsi portatori di visioni sensibilmente diverse sulla conduzione delle relazioni esterne dellUe.

Il 10 dicembre scorso, la Corte europea di giustizia ha infatti annullato laccordo di reciproca liberalizzazione dei prodotti agricoli e della pesca tra Ue e Marocco, ordinando la modifica dei protocolli 1, 2 e 3 loro annessi e contestando la sua validit sul territorio conteso del Sahara occidentale.

Laccordo commerciale sollevava, a parere della Corte, una serie di problemi, dal momento che la stessa Ue non riconosce la sovranit integrale del Marocco sul territorio, sul quale sono in corso dei negoziati internazionali a livello Onu.

I rappresentanti del Sahara occidentale - il Fronte Polisario - avevano inoltre condannato laccordo come un tentativo di legittimare lespoliazione delle risorse naturali dellarea da parte della potenza occupante.

Tuttavia la Commissione Ue ha fatto subito appello contro la decisione della Corte e non sembra affatto disposta ad inserire unesplicita clausola di esclusione del Sahara occidentale, che comunque verrebbe difficilmente accolta dal governo del Marocco, il cui Ministro delle comunicazioni, Mustapha Khalfi, ha bollato la sentenza come politica e tale da compromettere il complesso delle relazioni bilaterali con la Ue.

La sentenza della Corte europea di giustizia infatti arrivata in completa controtendenza rispetto alla posizione tenuta dalla Commissione lungo tutte le negoziazioni: il Commissario Ue agli Affari marittimi e alla pesca, Enrico Brivio, aveva infatti affermato che laccordo tra Ue e Marocco fosse perfettamente legale dal punto di vista del diritto internazionale e che dovesse applicarsi anche al Sahara occidentale, in quanto territorio non autogovernato, ma posto sotto lamministrazione marocchina.

Il Protocollo n. 2, citato dalla Corte, definisce inoltre lautorit marocchina come dotata non dipiena sovranit, ma di giurisdizione sulle acque a largo del Sahara occidentale: un eufemismo utile a camuffare il pragmatismo tradizionalmente adottato dalla Commissione Ue nei negoziati commerciali con i Paesi mediterranei.

Colonizzazione del Sahara occidentale
A parere della Commissione, inoltre, lAccordo avvantaggerebbe anche gli abitanti del Sahara occidentale che, dunque, esprimerebbero una certa miopia nel rifiutarlo.Tuttavia la Commissione sembra ignorare il fatto che la maggior parte delle propriet agricole nella regione di Dakhla siano propriet esclusiva della monarchia o di grandi multinazionali franco-marocchinee che quasi nessun sahrawi risulti proprietario di piantagioni.

Inoltre, noto che il governo marocchino promuove attivamente una politica di colonizzazione del Sahara occidentale offrendo programmi ed incentivi ai lavoratori stagionali marocchini per trasferirvisi e risiedervi stabilmente.

Infine, lUnione africana stessa denuncia loccupazione del Sahara occidentale da parte del Marocco, ragione per la quale il paese non stato accolto tra i suoi membri.

Sembra che lUe conduca con una certa schizofrenia i suoi accordi commerciali, cercando di premere sul conseguimento dei suoi obiettivi economici sui dossier controversi sui quali lattenzione internazionale non alta, appellandosi invece al diritto internazionale ed allautodeterminazione dei popoli laddove gli interessi politici e strategici europei sono invece determinanti.

Per risultare pi credibili, Parlamento, Commissione e Consiglio Ue dovrebbero pertanto concordare una strategia coerente nei confronti dei Mena.

Claudia De Martino ricercatrice presso Unimed, Roma e autrice di I mizrahim in Israele, Carocci editore.

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