Venerdì, 05 Febbraio 2016 14:01

<div>Caso Marò, l'effetto della diplomazia internazionale</div>

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Lattenzione per la vicenda dei mar diventata un po come londa di marea: arriva rapidamente, sommerge tutto e poi si ritira senza lasciare tracce, a parte qualche detrito (ovvero - nel
nostro caso - qualche strascico poco informato). Indignazione gridata e scetticismo rassegnato si alternano con regolarit e pu essere utile cercare di fare un po di chiarezza.

Sar il Tribunale arbitrale a stabilire il prossimo destino dei due fucilieri di Marina. Non nella sostanza, si badi bene, ma solo per quel che riguarda la giurisdizione competente per il processo che si dovr tenerein Italia o in India, a seconda della decisione.

Tutto ci non prima del 2018: scandalizzarsi - come avvenuto da noi nei giorni scorsi - non ha molto senso e vorrebbe dire solo non avere cognizione del fatto - noto a chiunque abbia esperienza della materia - che i tempi delle decisioni arbitrali sono sempre lunghi (anche prescindendo dalla tendenza dei giudici di prendersela comoda, per varie ragioni).

La domanda, piuttosto, dovrebbe essere perch si atteso quasi quattro anni prima di ricorrere a una procedura che avrebbe fatto guadagnare tempo e, a detta di molti, sarebbe stata uno strumento di pressione efficace nei confronti dellIndia.

La lunga attesa dei Mar
Mi sono chiesto pi volte come mai il Tribunale del Mare di Amburgo non avesse accolto la scorsa estate la richiesta italiana di consentire a Massimiliano Latorre di restare e a Salvatore Girone di rientrare in Italia, rimettendo il tutto allarbitrato.

Molti segnali lasciavano pensare che il governo di Narendra Modi - una volta esaurita lutilit strumentale del tema mar per la campagna elettorale contro Sonia Gandhi - condividesse il desiderio di facilitare una via duscita da una controversia che per lIndia era abbastanza marginale.

Lasciar partire Girone avrebbe significato rinunciare a un chip negoziale valido, ma sarebbe servito ad abbassare il livello della tensione e far s che la fase giurisdizionale si svolgesse senza per lItalia la spina nel fianco di un suo militare forzosamente trattenuto in India.

Lopposizione indiana alla richiesta italiana ad Amburgo fu inaspettatamente dura: segno che seppure un qualche accordo si era profilato, si scontrato con resistenze non previste, forse ad opera della magistratura indiana.

La sospensione della giurisdizione di entrambi i paesi decretata ad Amburgo, col congelamento delle procedure connesse, ha comportato che per lItalia non vi pi alcun obbligo di chiedere proroghe della permanenza di Latorre in Italia.

Correlativamente per, lIndia non ha la possibilit di modificare lo status di Girone. Non abbiamo perso tempo nel rinnovare la richiesta di una misura provvisoria che consenta a entrambi di attendere in Italia il lodo arbitrale e la decisione del Tribunale arbitrale, prevista per marzo, di importanza fondamentale.

Se la misura dovesse essere accordata tutto si farebbe pi piano, ma se dovesse essere rifiutata il garbuglio si farebbe grosso: Latorre non soffrirebbe granch, ma Girone resterebbe nella posizione di ostaggio a tempo indefinito, che una problematica assegnazione allambasciata di Delhi servirebbe in parte a mascherare, ma non certo a superare.

LIndia, che era sembrata contestare in un primo tempo la competenza arbitrale, ha modificato i toni e il segnalepotrebbe essere positivo. Anche se la sua rigidit negoziale - e limprevedibilit della magistratura - possono sempre riservare sorprese.

Per Latorre e Girone si prospetta unattesa di ancora due, tre anni per sapere chi dovr processarli, e di almeno altrettanti - se non di pi - per avere un verdetto definitivo che ne sanzioni, come mi auguro, la non colpevolezza.

Sui tempi della giurisdizione non c molto da fare; lunico modo per accorciarli quello di unintesa fra i due governi che chiuda politicamente la questione senza aspettare lesito dellarbitrato.

Un fastidio per la diplomazia internazionale
Per il governo di Modi, come si detto, il tema dei mar non costituisce una priorit. per un fastidio che potrebbe complicarsi ulteriormente, nei rapporti con gli altri paesi europei e con gli Usa come sul piano internazionale, dove i margini di ambiguit nella vicenda - che non sono pochi - rischiano di riverberarsi sulle ambizioni di un paese che si vede gi membro permanente del Consiglio di Sicurezza.

LIndia in politica estera ragiona in primo luogo in termini di rapporti di forza e la sua hubris porta a chiedersi come mai, mentre il mondo intero fa la fila a Delhi dallItalia le presenze siano state sporadiche (ben prima che i mar rendessero le cose pi difficili).

Noi siamo demandeurs; godiamo di un buon capitale di simpatia, ma dobbiamo correggere una immagine di debolezza che ci fa apparire politicamente irrilevanti (debolezza, sia detto per inciso, che abbiamo contribuito non poco a rafforzare con alcune mosse difficilmente comprensibili, specie nelle prime fasi della crisi).

Fatte le differenze del caso, fra Modi e Matteo Renzi vi sono somiglianze di visione che un dialogo diretto potrebbe far risaltare a nostro vantaggio, a condizione di svolgersi direttamente, senza troppe mediazioni. Non necessario venire a Canossa: basterebbe loccasione di un G20 o altro per imbastire un discorso che sin qui stato troppo fugace.

La diplomazia dovrebbe aiutare, sfruttando fuori dal fascio dei riflettori le non molte carte a nostra disposizione e facendo bene attenzione allequilibrio fra il dare e lavere. In tema di Nazioni Unite abbiamo strumenti per una pressione efficace, ma sinora in pratica non ne abbiamo usati.

Leconomia indiana cresciuta pi di tutti nel 2015 e restare ai margini di quel mercato significa rinunciare a recuperare almeno parte delle posizioni che in passato abbiamo avuto. Le opportunit non mancano, come dimostra la recente acquisizione di Pininfarina da parte del gruppo Mahindra.

Separare la questione dei mar dai rapporti commerciali non risponde solo ad un discorso economico: rendendo pi consistente la rete delle reciproche interdipendenze, e stimolando un maggior flusso di investimenti indiani, potremmo dare al rapporto di forze una diversa sostanza.

Adesione al Mtcr e accordo di libero scambio con lUe
Abbiamo bloccato ladesione dellIndia al Mtcr - laccordo sul controllo della missilistica militare - che costituisce un passaggio importante per il suo definitivo sdoganamento come potenza nucleare, con lingresso nel Nuclear Suppliers Group, NSG, lorgano di governo del Trattato di non Proliferazione.

C una certa ironia in tutto ci, visto che il TNP nacque proprio in reazione allesplosione della prima bomba nucleare indiana, ma le cose sono cambiate: americani, europei e fra questi anche noi abbiamo a lungo premuto perch lIndia si uniformasse pienamente al regime di controlli internazionale sul nucleare.

Bloccando ladesione al Mtcr, ritardiamo un processo che risponde a un fondamentale interesse occidentale, mentre per lIndia attendere non un peso. Laccordo di libero scambio Ue-India, sul quale pure abbiamo posto una riserva,interessa i paesi europei forse pi dellIndia, che alla radice dei ritardi che hanno rallentato sin qui il negoziato: ostacolandone la ripresa non chiaro a chi facciamo pi danno.

Antonio Armellini, Ambasciatore dItalia, commissario dellIstituto Italiano per l'Africa e l'Oriente (IsIAO).

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